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Roberto, il «padre» di Doha 2022

È di Locorotondo il manager che sta organizzando i mondiali di calcio in Qatar

il personaggio Roberto, il «padre» di Doha 2022

di Valerio Convertini

LOCOROTONDO - A Doha, in Qatar, c’è un italiano responsabile da un paio d’anni dell’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022. È Roberto Grassi, 40enne pugliese di Locorotondo con una lunga carriera ai vertici delle federazioni sportive mondiali.

Dal 2013 Grassi vive nella capitale del Qatar con la moglie Armonia, una ragazza greca di Rodi conosciuta a Londra. Per Roberto il cosmopolita una carriera in ascesa, caratterizzata da esperienze internazionali legate alla preparazione di grandi eventi sportivi. Dopo gli studi universitari a Milano e dopo aver trascorso cinque anni come responsabile dello stadio per conto del Milan, Grassi nel 2004 ha l’occasione di collaborare per un grande evento internazionale: si sposta a Torino per lavorare nel team responsabile degli accrediti per le Olimpiadi Invernali del 2006. Sempre nel 2006, prima tappa a Doha per l’organizzazione degli Asian Games, le Olimpiadi Asiatiche. Poi trascorre un anno a Parigi per i Mondiali di rugby del 2007. Nel 2008, dopo una breve parentesi a Milano, dove prepara i Mondiali di pugilato, Grassi si trasferisce oltreoceano in Canada, a Vancouver, per le Olimpiadi invernali del 2010, dove sarà il responsabile per il processo di accreditamento di tutta la famiglia olimpica.

Finita l’avventura in Nord America è la volta delle Olimpiadi di Londra 2012 con il ruolo di responsabile degli stadi e della gestione del mitico Wembley, sede delle finali del torneo di calcio. Collabora inoltre con la Uefa per l’organizzazione delle finali di Champions League del 2011 e del 2013.

Il calcio è nel destino di Grassi. A giugno 2013 ritorna a Doha per un progetto entusiasmante: la preparazione degli stadi in vista dei Mondiali del 2022 in Qatar. L’obiettivo è quello di completare tutte le strutture per il 2020 in modo da avere il tempo necessario per testarne funzionalità e operatività. Non era mai successo nella storia del calcio: un’unica città, Doha, ospiterà tutti gli stadi e le gare del campionato del mondo. «Quando, dopo le Olimpiadi di Londra, mi hanno contattato dal Qatar – racconta Grassi - non ho avuto dubbi. Per me è stata un’opportunità unica, un’occasione da non farsi sfuggire. In 2 anni e mezzo di lavoro ci sono 5 stadi con progettazione finita e già in costruzione». Gli impianti sono ultra moderni e dotati di efficienti sistemi di aria condizionata. Quello in Qatar sarà un Mondiale unico anche per il periodo scelto: si giocherà infatti in inverno, tra il 21 novembre e il 18 dicembre, per evitare le temperature troppo calde dell’estate mediorientale.

Grassi nasce economista, ma la passione per lo sport ha avuto il sopravvento: «Il mio lavoro è quello di aiutare architetti, ingegneri e imprese di costruzioni nella progettazione e realizzazione di stadi che siano funzionali e adeguati per ospitare il torneo, rispettando tutti i parametri fissati dalla Fifa». Un compito che non si esaurirà presto: «Quando gli stadi saranno pronti dovrò occuparmi di preparare i team che dovranno gestirli ed infine durante il torneo, tra 7 anni, l’obiettivo è di coordinare tutte le attività operative».

La Valle d’Itria, il trullo in campagna, le colline verdi, il cibo. Appena può, Grassi torna a casa, a fare il pieno di energie. «Ma la vita in Qatar è piacevole, Doha è una città sicura ed in rapida espansione. Il Qatar è al centro del mondo, a poche ore di volo dall’Italia. Mi bastano quasi 6 ore per essere a Roma e un paio in più per tornare a casa in Puglia, a Locorotondo».

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