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Accoglienza

«Migranti in un capannone»
processo su Global Service

Le strutture per chi arriva Rinvio a giudizio per frode per il responsabile della coop Vito Brancato

 «Migranti in un capannone» processo su Global Service

Giovanni Rivelli

Partirà il prossimo 4 aprile davanti al giudice Flavia De Grosso il processo a carico di Vito Brancato, responsabile della Cooperativa Global Service per un’accusa di frode nell’adempimento degli obblighi contrattuali nella gestione di un centro di accoglienza per migranti a seguito di un incarico ricevuto dalla Prefettura di Potenza. Lo ha disposto il Gip di Potenza Lucio Setola accogliendo la richiesta in tal senso avanzata dal Pm Vincenzo Savoia ribadita ieri in aula dal Pm Paolo Mandurino.

A Brancato (difeso dall’avv. Gianfranco Robilotta) sono contestate una serie di violazioni che si sarebbero verificate in una struttura di Tito Scalo, poi chiusa a seguito di un’ordinanza del sindaco per carenze igienico sanitarie.

Si tratterebbe, a quanto spiegato nell’imputazione di una struttura «costituita da una parte di un capannone/fabbricato industriale/artigianale presso la quale venivano ospitate dieci persone» e che presentava «varie criticità che la rendevano inidonea a soddisfare i prescritti parametri di piena adeguatezza e funzionalità degli immobili, di piena funzionalità dell’efficienza degli impianti di pulizia e di igiene ambientale» previsti dal bando. Tra le carenze il fatto che la struttura «era priva di destinazione d’uso di tipo abitativo servizi igienici risultavano privi di aerazione di tipo naturale e/o dispositivi alternativi, in uno dei Wc era stata riscontrata la mancanza del soffione alla doccia» e poi macchie di condensa, umidità e muffe, alcuni fili elettrici risultavano nastrati, non c’erano estintori, cassetta di medicazione e altro ancora.

Inoltre, spiega il Pm «presso tal struttura non venivano effettuate le prestazioni sanitarie di assistenza medica nella frequenza stabilita dal bando di gara né i servizi per l’integrazione (...) con specifico riferimento all’assistenza psicologica, alle prestazioni socio-assistenziali ed al servizio di informazione normativa».

Il difensore di Brancato ha spiegato che le perizie fatte sull’immobile prima dell’utilizzo avevano confermato l’idoneità e lo stesso comune aveva rilasciato il certificato di agibilità e come anche una prima ispezione del controllo sull’accoglienza non abbia rilevato criticità poi emerse nella successiva ispezione dei Nas. E in ogni caso anche le contestazioni fatte non avrebbero configurato «gravi carenze». Questioni, ora da riproporre al giudizio.

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