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Fico: nel Consiglio della Puglia
legalità calpestata su Corecom

Fico: nel Consiglio della Puglia  legalità calpestata su Corecom

BARI - «La legalità all’interno del Consiglio regionale della Puglia è stata completamente calpestata ed un’istituzione di garanzia quale il Corecom è stata trattata ancora una volta come una cosa privata dei partiti». Lo scrive su Facebook il deputato M5s, e presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, commentando l’impasse sulla proclamazione dei componenti del Comitato regionale per le comunicazioni della Regione Puglia, questione che ha bloccato per tre riunioni il Consiglio regionale ed ha provocato tensioni all’interno della maggioranza e con le opposizioni.

Nella seduta del 3 ottobre il Consiglio, dopo avere eletto a scrutinio segreto e malgrado gli accordi, tutti e tre i componenti vicini alla maggioranza, non ha proclamato gli eletti manifestando la volontà di garantire la presenza di un componente indicato dalla minoranza. Accogliendo la richiesta dei capigruppo di Forza Italia e Direzione Italia è stato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a sottolineare in aula che «se la maggioranza fa un accordo con la minoranza gli accordi si rispettano» e che «era necessario trovare una soluzione politica». Una soluzione che Fico definisce «incredibile, dal momento che un organo di garanzia dovrebbe essere composto da persone indipendenti, non da rappresentanti di ciascuna forza politica».

Anche sulla successiva proposta di legge sottoscritta e votata dai capigruppo di maggioranza ed opposizione, ad esclusione del M5S e di Sinistra Italiana, Fico ha da ridire sottolineando che «per rimediare all’inconveniente i partiti hanno tirato fuori dal cilindro l’aumento da 3 a 5 dei componenti. La follia è arrivata al punto che in una prima versione della proposta si è scritto esplicitamente con due componenti espressione delle minoranze». "Quando si tratta di andare a scegliere membri di organi di garanzia, si deve mirare - spiega Fico - all’interesse collettivo e non di parte. Quando il M5S è stato chiamato a votare, per esempio, per i giudici della Corte costituzionale, per il CdA della Rai, per l’Agcom, non abbiamo mai pensato di votare qualcuno che potesse essere considerato vicino».

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