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Spot con la bambola-oggetto
«Quel manifesto è sessista»

Pipponzi (Crpo): «Offensivo della dignità delle donne»

Spot con la bambola-oggetto «Quel manifesto è sessista»

di Cristiana Iopomo

Un manichino svestito. Nulla di più. Il senso di pudore appena accennato nel tentativo di coprirsi, a stento. Espressione sbalordita. Occhi sgranati e stupore sulle labbra. Banale, se non banalissima, oltre che offensiva nei confronti delle donne, la trovata pubblicitaria affissa in questi giorni in giro per Potenza e dintorni, per annunciare l’apertura di uno store di abbigliamento. Un’affissione promozionale che di intelligente – come indicherebbe con un gioco di parole il nome stesso del punto vendita – pare non avere proprio nulla. Ancora una volta, un’immagine poco edificante dell’universo femminile e del suo rapporto con i consumi e l’economia.

Perché è la dimostrazione di quanto sia diffusa, ancora, la convinzione che possa bastare l’immagine simbolica di una donna nuda ai bordi delle strade cittadine per invogliare all’acquisto. Perché, piuttosto che ricorrere al talento creativo di un bravo grafico pubblicitario, all’originalità di contenuti e immagini, alla sapienza di tecniche di comunicazione ben studiate, si preferisce tirare in ballo e rilanciare i soliti stereotipi sessisti. «Siamo, di nuovo, di fronte all’uso stereotipato del corpo femminile e certamente anche questa è una forma di discriminazione di genere. Un deplorevole caso di comunicazione sessista che denota, tra l’altro, ben poca intelligenza».

È quanto dichiara la Consigliera di Parità della Regione Basilicata, Ivana Enrica Pipponzi, per la quale: «È a dir poco deprimente vedere in circolazione, ancora una volta, questo tipo di messaggi che fanno ricorso al più becero stereotipo di genere, assolutamente irrispettoso e offensivo della dignità delle donne.

Tutto l’impegno che stiamo mettendo nel processo di scardinamento di una cultura sessista e discriminatoria e nel contrasto alle tante forme di violenza di genere, a partire dall’assai allarmante fenomeno del femminicidio, si scontra poi con la riedizione di simili episodi che, seppur sporadici, restano preoccupanti e condannabili».

Il messaggio arriva chiaro e senza scusanti. Non può esserci ironia, né l’alibi della leggerezza o della goliardia di fronte alla perdurante pretesa di proporre all’attenzione del passante un manichino nudo, in stile bambola gonfiabile, paralizzata, immobilizzata, incapace di parlare. Nulla di più.

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