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In Puglia e Basilicata

Giudici: falla nel sistema

Cassazione «reintegra»
il sindaco di Troia

corte cassazione

06 Marzo 2017

C'è una «falla» nel complesso sistema di misure preventive e cautelari che si possono applicare nei confronti dei sindaci finiti sotto inchiesta durante il loro mandato. Lo evidenzia la Cassazione che lancia un grido di allarme - nella sentenza 10940 depositata oggi - dopo esser stata 'costrettà a rimettere al suo posto il sindaco 'dem' del comune pugliese di Troia (Foggia), Leonardo Cavalieri, indagato per tentata induzione indebita e violenza privata. In sostanza, i sindaci - se si pensa che delinquano utilizzando la loro funzione - è meglio metterli ai domiciliari, o in carcere, perchè la sospensione dall’incarico è una misura vietata.

In particolare, i supremi giudici osservano che nonostante l'ampliamento delle misure interdittive messe in campo dalla legge 'Severinò per contrastare i delitti dei 'colletti bianchì, è ancora in vigore una norma - l’art. 289 cpc - che, in favore dei sindaci, compresi quelli dei piccoli centri, "introduce una sorta di 'immunità o di 'esenzionè dalla misura interdittiva proprio in un settore, quale quello dei delitti contro la pubblica amministrazione, nel quale tale misura potrebbe effettivamente esplicare la propria efficacia».

Il verdetto rileva che questa norma del codice di procedura penale stabilisce che la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio «non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare». La Cassazione segnala «la incoerenza di un sistema che ammette nei confronti dei titolari di uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare forme di restrizione della libertà personale anche detentive, e che, sotto altro profilo, avalla un regime di assoluta immunità dai provvedimenti interdittivi».

La norma in questione, «ad onta delle censure formulate dalla dottrina», è tuttavia rimasta in vigore «pur a fronte dell’ampliamento del ricorso alle misure interdittive" realizzato dalla legge 'Severinò e anche in seguito alla revisione delle misure interdittive messe in campo dalla legge 47 del 2015 per deflazionare il ricorso al carcere.

Nel caso del sindaco 'dem' di Troia, la Cassazione spiega che l'ordinanza del Tribunale del riesame di Bari - del 29 settembre 2016 - «dopo aver delibato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari in relazione alle condotte contestate al Cavalieri, ha ritenuto sufficiente applicare una misura interdittiva a fronte di quella coercitiva richiesta dal pubblico ministero». Il tribunale del riesame, «al fine di adeguare la misura coercitiva alla intensità delle esigenze cautelari ravvisate nel caso di specie ha, tuttavia, inopinatamente applicato la sospensione del Cavalieri dall’ufficio di sindaco del Comune di Troia, ritenendo le condotte delittuose poste in essere indissolubilmente legate all’esercizio di tale funzione». Ma la sospensione del sindaco, scrive il verdetto, «si pone in radicale ed insanabile contrasto con il contenuto precettivo dell’art.289, comma 3, cpc».

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