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di TIZIANA COLLUTO

MELENDUGNO - Ripartono i lavori per il gasdotto Tap. Nella mattinata di ieri, i mezzi pesanti della multinazionale sono tornati in contrada San Basilio, a Melendugno. Sul posto i vigili urbani, ma anche la Digos, lì per evitare disordini.
A distanza di sei mesi, dunque, qualcosa riprende a muoversi sulle aree che dovranno ospitare l’infrastruttura. Al momento, si tratta dell’allestimento del cantiere, ma non ancora dell’espianto degli ulivi, operazione necessaria e preliminare a tutto il resto. Non è ancora il tempo per questo. E non lo è per due motivi: innanzitutto, il braccio di ferro governo-Regione sul punto è ancora in piedi; poi, se anche questo fosse superato, a Tap resta da incassare, ancora, l’ok allo spostamento delle piante da parte dell’Osservatorio fitosanitario regionale, a completamento di quello che è il “dossier Xylella”, ancora aperto.
Ieri, però, l’arrivo di una gru e di diversi camion ha allertato un po’ tutti. Durante una delle “ronde” mattutine delle 10, i giri di perlustrazione che da mesi, tutti i giorni, gli attivisti No Tap continuano a fare, ci si è accorti del viavai sul fondo in cui dovrà essere realizzato il pozzo di spinta per il microtunnel.
Sono stati scaricati cordoli di cemento, bagni chimici e tutto l’occorrente per iniziare ad allestire l’area di cantiere. La polizia municipale di Melendugno, accompagnata dal personale dell’Ufficio tecnico comunale, ha chiesto spiegazioni agli operai, poiché, stando a quanto riferito, nessuna comunicazione è giunta in municipio.

Si è sull’attenti, soprattutto dopo quanto detto nei giorni scorsi dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda: «Sul gasdotto Tap stiamo andando avanti e adesso incomincia lo spostamento degli ulivi». Tuttavia, non sembra essere passo così immediato.
Il nodo principale resta quello relativo alla prescrizione A44, vale a dire il disco verde all’espianto, ai fini del successivo reimpianto, dei primi 231 ulivi di San Basilio. È la Regione Puglia a dover dichiarare il punto ottemperato, ma non ha intenzione di farlo. E lo ha ribadito il 4 novembre scorso, rispondendo ad una sollecitazione arrivata dal Ministero dell’Ambiente: «Non appaiono ancora sussistere - ha scritto - i presupposti per dichiarare soddisfatte le condizioni di cui alla prescrizione A44 per la porzione di progetto esaminata» e, inoltre, sarebbe «ancora non determinato l’esatto dimensionamento del cantiere del microtunnel, rendendo indeterminato il quadro complessivo dell’opera». Per il direttore generale del Ministero, Giuseppe Lo Presti, invece, quei requisiti ci sono e la prescrizione va considerata superata. «A questo punto lo è anche per noi – dicono dalla multinazionale svizzera – anche perché il potere della Regione sul punto è delegato dallo stesso Ministero e non è proprio».
Tuttavia, resta il dubbio sul passaggio formale successivo per bypassare il niet di Bari.

Oltre questo, poi, c’è dell’altro: essendo il Leccese considerata area di infezione del batterio Xylella, il quadro si complica. È necessario, infatti, sviluppare in parallelo il progetto per lo spostamento delle piante in apposita area di stoccaggio, sette ettari vicino a Masseria del Capitano. «Attendiamo gli ispettori fitosanitari regionali per ripetere le analisi sui campioni di piante», chiariscono da Tap. Nell’area, però, vanno installate delle apposite serre, con relativa richiesta di permessi edilizi di cui al momento non c’è traccia.

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