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taranto

«La battaglia contro il cancro
ha bisogno di un centro di ricerca»

taranto, battaglia contro il cancro

15 Maggio 2016

Maria Rosaria Gigante

di MARIA ROSARIA GIGANTE 

TARANTO - «Quando nascerà l’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) che noi chiediamo per Taranto, pianteremo questo albero». Candida Fasano, ricercatrice di genetica oncologica presso l’Irccs De Bellis di Castellaneta, la pediatra Anna Maria Moschetti, un altro giovane ricercatore barese, Cristiano, il presidente provinciale del Wwf, Fabio Millarte, l’allevatore Vincenzo Fornaro, due ferme sostenitrici della riconversione green della città, Ada Delle Noci e Ida Gatto, e Antonella Pecoraro, la mamma della piccola Sofia, affidano ad un tenero alberello di mandorlo, simbolo di rinascita e risurrezione anche per la città di Taranto, il significato della loro iniziativa. Si chiama #Tarantoricercafuturo ed è una petizione che, sul sito change.org, ha ricevuto, in una settimana circa, oltre 6mila adesioni.

Lanciata sul palco dell’1 Maggio dai due ricercatori Candida e Cristiano, la proposta di chiedere un Irccs per Taranto per ripagare la città dei danni subiti e di quelli che continua a subire e riconvertire così le sofferenze delle malattie causate dalle emergenze ambientali in opportunità di studio e ricerca a favore di tutti, ora può essere meglio sostenuta e incanalata. E’ l’obiettivo di un incontro con la stampa che i promotori, affiancati dal comitato «Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti», hanno tenuto ieri nel Parco delle Mura Greche, lo stesso che ha recentemente ospitato il concertone dell’1 Maggio, il luogo in qualche maniera assurto a simbolo di speranza e riconversione per la città.

L’obiettivo è ambizioso. Ricercatori, medici, cittadini sono convinti che Taranto meriti questo: un centro di eccellenza della ricerca sulle patologie oncologiche che qui da noi hanno maggiore incidenza a causa delle note criticità ambientali. «Chiediamo - dice la pediatra Moschetti - una condivisione trasversale delle forze politiche». I dati sull’incidenza delle patologie tumorali sono tristemente noti. Dagli studi dell’Istituto superiore di sanità degli anni ’80 e ’90 sino al più recente studio «Sentieri», e poi ancora le perizia per il processo Ilva che ha individuato il nesso tra le emissioni inquinanti ed alcune della maggiori patologie, i dati parlano di un eccesso di malattie oncologiche del 50 per cento nella realtà jonica. «L’Arpa ci dice - incalza Moschetti - che, anche con ciò che l’Aia impropriamente chiama ambientalizzazione della grande fabbrica, ci saranno 12 mila persone esposte ad un rischio inaccettabile. Per questo continuiamo a chiedere che le immissioni di cancerogeni vengano sospese. Chiediamo, dunque, agli imprenditori che vogliono venire qui a Taranto ad acquistare a queste terribili condizioni, di cooperare, piuttosto, per un progetto di riconversione e di rinascita. E a chi sostiene che l’Ilva è di interesse strategico nazionale, ribadiamo che i nostri bambini sono per noi di interesse strategico nazionale».

La richiesta non sfugge alla principale legge di mercato. Con quali fondi si pensa di poter realizzare questo progetto? «I fondi ci sono già - sostiene Candida Fasano - e sono quei 2 miliardi e 500 milioni stanziati dal Governo Renzi per la ricerca e l’innovazione, ai quali si aggiungono i 500 milioni previsti dalla Regione Puglia, che, invece, di essere utilizzati per la riconversione dell’area dell’Expo, potrebbero essere destinati al centro di cura e ricerca a Taranto». Un sogno, forse, che travalica e non viene ad alcun patto o confronto con il progetto del futuro ospedale San Cataldo.

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