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ALBEROBELLO (Bari) - La storia nasce da una piccola società: la Smg costruzioni, con sede ad Alberobello (Bari). Uno dei soci sarebbe un prestanome di Matteo Messina Denaro. In quella società c'è anche Maria Grazia Susca, imprenditrice pugliese e consigliere d’amministrazione del Credito cooperativo di Alberobello. Lo scorso anno la procura di Trapani aveva sequestrato quote di Smg perchè sarebbero riconducibili al boss Mesina Denaro
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ALBEROBELLO (Bari) - La Procura nazionale antimafia ha aperto un’inchiesta sulla Banca di credito cooperativo di Alberobello e Sammichele, già da tempo nell’occhio del ciclone prima per l’attività ispettiva della Banca d’Italia poi per lo scioglimento del consiglio d’amministrazione sollecitato dalla stessa Bankitalia. I magistrati nazionali antimafia coordinano il lavoro delle procure di Trapani e Bari, che da più di un anno si occupano della vicenda. L’ipotesi è che dalle casse della Bcc possano essere transitati capitali mafiosi, in particolare quelli del clan trapanese dei Virga che sarebbero null’altro che il paravento del boss Matteo Messina Denaro.

I riflettori sono accesi su un’operazione immobiliare fatta a Trapani, la realizzazione del complesso «Il Melograno», 15 ville, ad opera della Smg costruzioni srl, la piccola società con sede ad Alberobello. Alcune quote societarie sarebbero di Maria Grazia Susca, imprenditrice pugliese e consigliere d’amministrazione del Credito cooperativo di Alberobello.I pm della Procura antimafia stanno verificando se sia reale il fil rouge che lega la città dei trulli e Castelvetrano, centro siciliano dal quale Messina Denaro avrebbe infiltrato capitali «sporchi» nell’istituto di credito del Barese. L’ipotesi è quella di un complesso puzzle di società di comodo, prestanome, conti correnti gonfiati e ardite operazioni finanziarie. Un’attività così anomala da aver richiamato le attenzioni della stessa Banda d’Italia che, al culmine di un’attività ispettiva, chiede ed ottiene nel giugno 2013 il commissariamento del Credito Cooperativo.

Le indagini, tuttavia, incrociano due personaggi siciliani ben noti negli ambienti investigativi: il primo è quello di Vincenzo Virga, accreditato dagli investigatori quale braccio destro di Matteo Messina Denaro, l’altro è quello di Vito Tarantolo, imprenditore originario di Gibellina. Nonostante le chiacchiere e i sospetti ( e qualche inchiesta giudiziaria) Tarantolo da anni si aggiudica appalti milionari in tutta la Sicilia. Le cose, per lui, si sono messe davvero male solo quando il suo nome è stato trovato nei pizzini scovati dalle forze di polizia nell’ultimo nascondiglio del boss Salvatore Lo Piccolo.

Una delle numerose aziende controllate da Tarantolo era proprio la Smg, che Maria Grazia Susca aveva nel frattempo venduto a due uomini vicini all’imprenditore siciliano, Giuseppe Ruggirello e Ferdinando Sortino, le cui vite sono ora al setaccio degli inquirenti antimafia. I magistrati tentano inoltre di capire la provenienza di due milioni di euro trovati sul conto corrente di una parente della Susca che però risulta una «semplice» impiegata. Anche questa «anomalia» fu segnalata alla Banca d’Italia: l’operazione andava in ogni caso segnalata secondo le normative antimafia.

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