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In Puglia e Basilicata

Ieri hacker condannati, oggi esperti informatici

11 Luglio 2006

ROMA - Cinque anni fa erano geniali giovanissimi hackers. Oggi lavorano sempre nel settore di importanti società dalle quali sono stati assunti per la loro bravura. Ma nel frattempo sono stati condannati dopo essere riusciti a violare centinaia di siti internet, tra cui quelli del Senato, dei più importanti media italiani, del Pentagono, della Nasa e di altre istituzioni di una quindicina di Paesi.
A bloccarli sono stati gli 007 informatici del Gat, il Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di Finanza e, a conclusione del processo quattro di loro sono stati condannati dal tribunale di Ravenna ad un anno e cinque mesi per i reati di intrusione telematica previsti dalla legge del 1993 e, soprattutto, per associazione a delinquere. Due dei giovanissimi hackers devono ancora essere giudicati poichè erano minorenni all'epoca dei fatti.

L'operazione, la prima che si sia conclusa con una condanna che comprende anche il reato associativo, è stata denominata «Hi-tech Hate» ha avuto il cantante Claudio Baglioni come testimonal. Baglioni, nel cui sito internet i giovani hackers in cerca di notorietà si erano introdotti, ha infatti realizzato un videoclip in cui paragona due bravure alla tastiera: la sua al pianoforte e quella dei finanzieri ai loro computer con i quali hanno sgominato il gruppo di hackers.
Gli attacchi degli hackers non avevano scopo terroristico, ma di dimostrazione della loro bravura e capacità tecnologica e gli effetti erano soprattutto goliardici: presi di mira in Italia i siti web del Senato della Repubblica fino al servizio di posta elettronica dell'Aeronautica Militare, la FAO, il Ministero della Salute, il Cnr, l'Enea, alcune Camere di Commercio, Enti locali e Regioni, partiti politici, sindacati, Rai e Mediaset.

«L'indagine - ha ricordato il pm di Ravenna Gianluca Chiapponi, titolare dell'inchiesta che ha condotto alle condanne - è partita nell'agosto del 2001 dopo la denuncia di intrusione telematica in un sito di un'azienda di Ravenna. Gli attacchi - ha detto il magistrato - non avevano finalità terroristica, lucrativa o distruttiva, ma dimostrativa: gli hackers volevano cioè dimostrare loro abilità e dire 'siamo riusciti ad entrare in casa vostra'».
«L'attacco - ha aggiunto il comandante delle unità speciali della Gdf da cui dipende il Gat, generale Virgilio Cicciò - consisteva nell'imporre al computer un'istruzione che consente di impossessarsene. Le conseguenze erano che collegandosi ad un determinato sito ci si trovava su una home page diversa da quella dell'erogatore del servizio informatico e di contenuto goliardico».
I ragazzi condannati, ha spiegato il colonnello Umberto Rapetto, comandante del Gat, hanno essi stessi «ammesso le proprie responsabilità» ed hanno patteggiato la pena. «Era un gruppo di ragazzi - ha detto Rapetto - che rappresentava il vertice della hit parade della pirateria informatica».
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