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Case a Cortina e Bari, ville e bar: sequestro da 35 mln per i fratelli Antro, imputati per la truffa milionaria all'ex provincia

Case a Cortina e Bari, ville e bar: sequestro da 35 mln per i fratelli Antro, imputati per la truffa milionaria all'ex provincia

 
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Case a Cortina e Bari, ville e bar: sequestro da 35 mln per i fratelli Antro, gli imprenditori imputati per la truffa milionaria all'ex provincia

I due sono stati interessati, negli anni, da diversi procedimenti penali per truffa, falso, abusivismo edilizio, corruzione e bancarotta. La truffa ai danni della provincia è caduta in prescrizione

Mercoledì 03 Dicembre 2025, 09:53

14:53

Beni per 35 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bari a due fratelli imprenditori edili baresi, i fratelli Alviero ed Erasmo Antro. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Bari, sezione misure di prevenzione, su proposta della Procura della Repubblica. I destinatari della misura di prevenzione sono stati interessati, negli anni, da diversi procedimenti penali per truffa, falso, abusivismo edilizio, corruzione e bancarotta, conclusisi, in molti casi con sentenza di non doversi procedere per prescrizione dei reati. Tra questi procedimenti vi è quello relativo alla truffa da circa 20 milioni di euro ai danni della Provincia di Bari, anch’esso conclusosi con la prescrizione.

I due avrebbero acquistato beni con denaro ritenuto provento di attività illecite in un periodo che va dal 2004 al 2023. Nel provvedimento cautelare si parla di «profitto ingiusto» perché le somme derivanti dai reati contestati sarebbero state utilizzate negli anni «non per coprire i costi di esercizio delle imprese, ma per alimentare i propri conti personali». La misura di prevenzione patrimoniale analizza nel dettaglio il contenuto dei procedimenti penali in cui i due imprenditori baresi sono stati imputati, primo fra tutti quello relativo alla truffa da 20 milioni di euro all’allora Provincia di Bari, arrivando alla conclusione che «l'impianto accusatorio, nonostante l’intervenuta prescrizione, non è stato scalfito». Sono stati quindi analizzati i flussi di denaro, le posizioni reddituali e di spesa di ciascun componente le famiglie dei due imprenditori, confermando - a parere della Procura e dei giudici - che i beni e i compendi aziendali a loro intestati sarebbero stati acquisiti con denaro provento di operazioni illecite. A questo si aggiungono gli accertamenti sulla «evidente" proporzione tra il tenore di vita di entrambi i nuclei familiari e gli acquisti di beni nel corso degli anni.

Gli inquirenti, dopo aver rilevato la spiccata propensione dei due imprenditori a commettere reati in modo abituale, li hanno ritenuti 'socialmente pericolosi' ed hanno compiuto a loro carico accertamenti patrimoniali. Dalle indagini è emerso - secondo l’accusa - che i proventi delle attività delittuose erano stati impiegati per accumulare ricchezze. E’ stato quindi ritenuto che la loro capacità reddituale lecita e quella dei loro familiari non fosse tale da giustificare l’acquisizione di numerosi beni immobili. Sono quindi finiti sotto sequestro appartamenti a Cortina d’Ampezzo, Milano e Bari, due ville a Porto Rotondo e Ostuni-Rosa Marina. Il provvedimento di sequestro interesserà, inoltre, numerosi compendi aziendali in Sardegna, Emilia Romagna, Puglia e Roma, bar e ristoranti, nonché i rapporti finanziari intestati, come molti altri beni, a dei prestanome.

La portata delle confische di beni ai danni della criminalità sul territorio di Bari «è importante perché bisogna recuperare il profitto illecito, che è il cuore dell’attività delle associazioni criminali, e questo è un dato che la Procura di Bari, in collaborazione con tutte le forze dell’ordine e le associazioni, ritiene un elemento centrale». Lo ha detto il procuratore di Bari, Roberto Rossi, a margine del convegno 'I beni confiscati un volano per la comunità'. Negli ultimi anni abbiamo fatto recuperi per centinaia di milioni di euro», ha aggiunto.

Quanto alla paura di possibili ritorsioni da parte di chi amministra questi beni, Rossi ha spiegato che «le forze criminali tendono a riprendere il territorio, quindi bisogna difendere questi beni. Devo dare atto alle associazioni che fanno un lavoro enorme di resistenza, perché è un problema di resistenza. E’ molto complicato perché soprattutto le campagne sono difficili da difendere, ma questa resistenza è l’unico modo in cui si spezza il potere criminale».

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