Martedì 22 Gennaio 2019 | 01:43

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Depuratori in tilt il mare di Puglia silenzioso malato

BARI - Su 30 campionamenti eseguiti in Puglia dai biologi di «Goletta Verde» lungo gli 865 chilometri di costa è risultata una situazione «fuorilegge» in 17 casi e per 14 di questi una valutazione di «fortemente inquinato». Gli esiti del monitoraggio sono stati presentati ieri a Bari da Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente, Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia, alla presenza di Angela Barbanente, vice presidente della Regione, e Nicola Ungaro dell’Arpa Puglia
Depuratori in tilt il mare di Puglia silenzioso malato
BARI - Su 30 campionamenti eseguiti in Puglia dai biologi di «Goletta Verde» lungo gli 865 chilometri di costa è risultata una situazione «fuorilegge» in 17 casi e per 14 di questi una valutazione di «fortemente inquinato». Gli esiti del monitoraggio sono stati presentati ieri a Bari da Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente, Francesco Tarantini, presidente Legambiente Puglia, alla presenza di Angela Barbanente, vice presidente della Regione, e Nicola Ungaro dell’Arpa Puglia.

Il tutto nell’ambito della campagna di monitoraggio sulle coste che si concluderà domani. La maggior parte delle criticità sono state individuate in provincia di Bari e Brindisi, alcune nella Bat, e - secondo Legambiente - sono legate anche allo stato dei depuratori: potenziamento, adeguamento, scarichi in falda, impianti sotto sequestro. Il 23% dei cittadini pugliesi, circa un milione di abitanti, scarica i reflui senza che questi vengano depurati e, secondo i dati rilevati, i 187 depuratori della regione hanno ancora problemi di funzionamento, criticità e questioni irrisolte. Tra questi ci sono ad esempio 11 vecchi impianti da dismettere che rischiano di inquinare le acque sotterranee, scaricando direttamente in falda, o ancora quelli con problemi nel funzionamento e i cui scarichi risultano non conformi, come certificano i dati Arpa (nel 2012 sono stati 52). Su 100 segnalazioni, a livello nazionale, ben 40 sono arrivate dalla Puglia.

A confermare la situazione emergenziale in cui si trova la Puglia – è stato detto durante la presentazione del rapporto a Bari – l'approvazione lo scorso giugno alla Camera della proroga dell’emergenza ambientale legata alla depurazione sino a fine 2013. La situazione più critica è nella Bat, dove i depuratori sono risultati non conformi. In provincia di Bari nessuno dei tre prelievi ha dato esito positivo: fortemente inquinati i due campionamenti al porto del capoluogo e alla foce di scarico del depuratore di Monopoli Nord.

Preoccupanti anche le analisi nel brindisino: la foce dei canali «Giancola» e «Infocaciucci» è fortemente inquinata, al pari dello scarico del depuratore di Villanova. In provincia di Foggia su 3 campionamenti è stato giudicata fortemente inquinata la foce del torrente Candelaro, nel comune di Manfredonia. In provincia di Taranto su 7 campionamenti 2 presentano inquinanti oltre i limiti: la foce del fiume Lato (inquinato) e lo scarico del depuratore in località Marina di Pulsano (fortemente inquinato). In provincia di Lecce, infine, dei sei campionamenti solo la metà presenta una carica batterica entro i limiti: fortemente inquinate l’insenatura di Torre Riccio a Corsano e lo scarico del depuratore a Porto Gaio di Gallipoli; inquinate la foce del canale di scarico sulla spiaggia di Marina di Leuca a Castrigliano del Capo.

«Una vera emergenza per le acque in Puglia - dice Tarantini - chiediamo alla Regione, ai sindaci ed all’Acquedotto Pugliese di lavorare in sinergia per spendere i fondi disponibili completando e sistemando le reti».

«Con le recenti delibere Cipe abbiamo investito 260 milioni di euro tra linea fanghi e fognature - ha replicato Barbanente - poi stiamo integrando l’attività di Aqp per la depurazione con quella dei Consorzi di bonifica nella gestione della rete idrica. L'acqua iper-affinata deve essere usata anche per le attività urbane (lavaggio strade, parcheggi, irrigazione verde): questo deve essere il modello». Inoltre, a partire dai casi più critici (Manduria e Lama San Giorgio), «dobbiamo concepire soluzioni innovative come la depurazione naturale: fitodepurazione e lagunaggio devono integrare i metodi tradizionali».

«Alla mancanza cronica di impianti di depurazione - ha rimarcato Ciafani - si aggiunge anche il carico inquinante dei reflui non adeguatamente trattati dagli impianti in attività, che spesso non riescono a gestire i picchi estivi. È una situazione che va sanata una volta per tutte».

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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