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BARI - La federazione degli atenei del Sud Italia è stata stroncata sul nascere. Il progetto dell’alleanza strategica tra le Università di Puglia, Basilicata e Molise non piace al ministro dell’Istruzione ed ex rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo. Così, il professore prestato alla politica ha bocciato senza appello la strategia di collaborazione, in fase di sviluppo da due anni e che mirava, in base alle intenzioni dichiarate dei suoi promotori, a migliorare le performance e a razionalizzare le spese accademiche nei territori di riferimento. Incalzato dai rettori Corrado Petrocelli (Università di Bari), Giuliano Volpe (Foggia), Giovanni Cannata (Molise), Mauro Fiorentino (Basilicata), Nicola Costantino (Politecnico di Bari) e Domenico Laforgia (Università del Salento), Profumo ha frenato le aspettative dei sei «magnifici», i quali speravano di chiudere la partita, durante l’ultimo incontro sul tema.

La riunione, svoltasi a Roma negli uffici ministeriali, risale all’estate appena trascorsa, ma sull’esito di quel confronto era stato mantenuto uno stretto riserbo accademico. «È inutile nascondersi - commenta il rettore dell’Università di Foggia, Volpe - perché il ministro ha detto chiaramente che non gradisce il nostro progetto. Sono amareggiato - aggiunge - perché non è stato colto l’obiettivo di un’idea che veniva dal Sud, senza pretendere aiuti, ma proponendo soluzioni». L’idea della federazione del sistema universitario pugliese-lucano-molisano fu lanciata nel settembre del 2010, anticipando quello che poi sarebbe stato evidente con la riforma Gelmini, entrata in vigore nel gennaio successivo.

La legge prevede, testualmente, la possibilità per gli atenei di federarsi, oppure di «fondersi» tra loro, «al fine di migliorare la qualità, l’efficienza e l’efficacia dell’attività didattica, di ricerca e gestionale, di razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse». La Gelmini indicava, quindi, una strada da percorrere per fermare la proliferazione di sedi universitarie, così come i doppioni dei corsi di laurea a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. In quest’ottica, la federazione degli atenei del Sud promuoveva, per esempio, l’idea della «medical school» nella quale coinvolgere le facoltà di Medicina di Bari, Foggia e Campobasso, con le rispettive strutture sanitarie di riferimento, per realizzare una rete formativa e assistenziale interregionale.

«Andremo avanti ugualmente con il progetto - commenta il rettore del Politecnico, Costantino - perché la presa di posizione del ministro ci impedisce di dare forma giuridica alla federazione, ma non di portare avanti una collaborazione di fatto». Di certo, i rettori del Sud dovranno rinunciare ad eventuali finanziamenti. L’ultima ripartizione dei fondi ministeriali per il funzionamento delle università, del resto, prevede una quota di cinque milioni di euro, a livello nazionale, da distribuire per eventuali progetti di federazione e fusione. I progetti sono stati presentati entro giugno scorso. «Il problema è che Profumo interpreta la Gelmini in maniera restrittiva - conclude Costantino - perché alla federazione preferirebbe la fusione, che implicherebbe la perdita di autonomia di ogni ateneo partecipante, con bilanci e organi decisionali in comune».

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