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In Puglia e Basilicata

L'INTERVISTA

Il sottosegretario Sisto: «Va migliorata la vita nelle carceri»

Il sottosegretario Sisto: «Va migliorata la vita nelle carceri»

La casa circondariale di Bari dove è stato visita oggi il Sottosegretario Sisto

La visita del parlamentare oggi al penitenziario di Bari dove ci sono forti criticità: «La riforma della Giustizia? Merita più coraggio»

15 Agosto 2022

Michele De Feudis

Francesco Paolo Sisto sottosegretario alla Giustizia con delega alla Polizia penitenziaria e all'Edilizia penitenziaria e deputato di Forza Italia, oggi sarà in visita nel carcere di Bari. Rinnova la tradizione di attenzione ai diritti civili connessi alle carceri del radicale Marco Pannella, in linea con una iniziativa nazionale assunta quest’anno dai vertici dell’Amministrazione penitenziaria. Perché andare nel penitenziario del capoluogo regionale il 15 agosto?
«È una iniziativa volta a dare un segnale di vicinanza alla comunità penitenziaria. Il 2022 è stato un anno difficile, con un drammatico incremento dei suicidi. E per questo ci interroghiamo continuamente sui difetti del sistema, al fine di monitorarli e cercare i rimedi necessari».
Come?
«Non solo con un gesto fortemente simbolico, ma con una verifica effettiva, sui dati, i luoghi, le persone, al fine di toccare con mano e capire meglio. I nuovi interventi devono essere mirati. Spero ci siano altre adesioni da parte di colleghi parlamentari: sarebbe un bel coro, a prescindere dalle appartenenze».
La condizione dei detenuti: che fare?
«La casa circondariale di Bari, ben diretta da Valeria Pirè e coadiuvata dalla comandante Francesca De Musso, dedicata al brigadiere medaglia d’oro Francesco Rucci, risale al 1914. Ha avuto ammodernamenti con la riforma penitenziaria nel 1975. Allo stato è dotata di servizi igienici e docce nelle stanze dei detenuti, nonché sale per i colloqui accettabilmente moderne».
Quindi il problema è il sovraffollamento?
«Ci sono 439 detenuti su 283 posti regolamentari: un dato che indica una evidente emergenza. Il secondo profilo critico è quello gravissimo della sanità».
A cosa fa riferimento?
«In una palazzina c’è il centro diagnostico terapeutico, a carico della Asl e della Regione Puglia, che dovrebbe essere punto di eccellenza per la sanità penitenziaria per la Puglia e gli altri penitenziari meridionali. Lì mancano 10 medici, 15 infermieri, 5 Oss e 3 ausiliari rispetto all’organico previsto. Ed è la Asl, con la Regione, che deve intervenire e non lo fa, benché nella scorsa visita, personalmente ebbi a segnalarlo ai responsabili. C’è anche un reparto di medicina protetta presso il San Paolo mai avviato, incredibilmente, per mancati stanziamenti regionali».
La polizia penitenziaria reclama organici più corposi.
«Abbiamo incrementato quello di Bari per 5 uomini e 4 donne, con un rinforzo straordinario di altre 15 unità nel marzo scorso ed altre unità, appena possibile, arriveranno. Abbiamo dotato l’istituto di strumenti tecnologici come il metal detector e di una avanzatissima macchina di controllo pacchi, oltre a strumenti per prevenire l’introduzione di apparecchi per le telecomunicazioni. La carenza di personale è comunque un nodo nazionale: ci sono più pensionati che assunti, il carico è immenso e bisogna accelerare i tempi di assunzione. Su questi temi c’è un confronto costruttivo, aperto per trovare soluzioni. A partire dalla emergenza suicidi».

Cosa c’è in cantiere?
«Con l’arrivo di Carlo Renoldi, capo Dap, vi sono stati numerosi interventi organizzativi; da ultimo due circolari proprio sulla prevenzione dei suicidi e sulla formazione del personale: si prevedono, tra l'altro, procedure per gli agenti della penitenziaria al fine di contenere il fenomeno e frenare le aggressioni, nonché protocolli per gestire eventi critici, con corsi specifici e supporto psico-sanitario. È promossa anche una specifica collaborazione con l’ordine degli avvocati e con il garante dei detenuti».
Si promette sempre in campagna elettorale di costruire nuove carceri.
«A Bari abbiamo fatto una serie di interventi di architettura penitenziaria per migliorare le condizioni ambientali e di vita. Abbiamo eseguito importanti opere di ristrutturazione e avviato, dopo l’atteso via libera del Mims, la rigenerazione dell’intera struttura femminile. Il provveditorato poi si è attivato per integrare e completare le video-sorveglianze, un mio pallino da sempre, una garanzia per la polizia penitenziaria e per i detenuti».
C’è il suo contributo rilevante nella riforma Cartabia. La strada del riformismo nella giustizia è però ancora lunga.
«La riforma ha mostrato molta attenzione proprio al tema costituzionale della funzione rieducativa della pena, sia nella comminazione, sia nella fase esecutiva. Si è usciti dalla dicotomia libertà o carcere: ora ci sono una serie di sanzioni alternative che, pure afflittive, fanno evitare il carcere, ovviamente per reati non particolarmente gravi. Il carcere va inteso, secondo le regole, come extrema ratio, come da sempre noi di Forza Italia sosteniamo. Abbiamo realizzato una riforma certamente di compromesso, ovviamente migliorabile, a condizione di avere maggiori spazi di manovra . Questo “governo di necessità”, propiziato proprio da Silvio Berlusconi, aveva come pregio la larghezza della maggioranza e come difetto proprio la stessa larghezza: grandi numeri, ma mediazioni difficili e spesso al ribasso. La giustizia merita più coraggio, riforme più decise, forti della legittimazione del consenso popolare».
Si ricandida alle prossime elezioni?
«La priorità, al momento, è quella di continuare a fare il mio dovere come sottosegretario alla Giustizia».

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