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In Puglia e Basilicata

Università

Test di accesso a Medicina: in Puglia 12 posti ogni 100 candidati

Test di accesso a Medicina: in Puglia 12 posti ogni 100 candidati

Sono 5mila gli studenti alle prese con i test di di selezione

15 Agosto 2022

Antonella Fanizzi

BARI - Soltanto il 12% degli aspiranti camici bianchi in Puglia avrà la possibilità di sedere sui banchi e intraprendere il percorso universitario che si concluderà in corsia, al servizio degli ammalati. Sono 5mila gli studenti pugliesi che il 6 settembre saranno chiamati a sostenere la prova per l’ammissione alla Scuola di Medicina, l’ultima con la formula del test secco, in presenza e in modalità cartacea. Il ministro Cristina Messa ha da tempo annunciato i contenuti della riforma, in vigore dal 2023: incremento dei posti pari o superiore al 10% e abolizione del «quizzone». I ragazzi interessati potranno prenotare il test nelle sedi universitarie già dal quarto anno della scuola superiore e potranno ripeterlo almeno quattro volte nel biennio precedente all’immatricolazione. La finalità è quella di prendere in considerazione soltanto il punteggio migliore conseguito, che gli studenti andranno a inserire nel sistema per dare origine alla graduatoria finale.

Ma la novità di fronte alla quale le future matricole si troveranno fra una ventina di giorni riguarda i contenuti: maggiore attenzione alle materie disciplinari e minore spazio per le domande di logica e di cultura generale.

La differente modalità di accesso alla carriera accademica piace al rettore dell’Ateneo di Bari, Stefano Bronzini: «È un metodo efficace di selezione. Gli studenti saranno più tutelati: l’accesso non sarà più vincolato a un unico tentativo e i test affidati ad algoritmi distributivi. Sono perplesso, però, sui percorsi di specializzazione, di solito quinquennali. Invece già dal terzo anno lo specializzando potrà essere assunto negli ospedali».

L’esplosione della pandemia ha messo a nudo uno dei punti di debolezza del sistema sanitario: la carenza di medici nei reparti ospedalieri. Anche per questo il rettore dell’università di Foggia, Pierpaolo Limone, intende chiedere un incremento dei posti: «È importante ampliare i numeri, senza per questo abbassare la qualità dei corsi. Una scrematura va fatta, innanzitutto nell’interesse dei ragazzi, e ovviamente nell’interesse dei cittadini che hanno diritto a ricevere le migliori cure da personale qualificato. La nostra università ha la capacità per formare il doppio degli studenti. Dovranno necessariamente essere assunti più professori per ogni corso e dovranno essere attrezzate nuove aule in collaborazione con le strutture sanitarie. Serve comunque l’autorizzazione del ministero».

Per l’università di Bari sono a disposizione 300 banchi nel capoluogo pugliese e ulteriori 60 nella sede di Taranto; a Foggia ci sono 180 posti; nel Salento altri 60. Ai 600 posti nelle università statali vanno aggiunti 120 posti autorizzati per la Lum, la Libera università mediterranea che ha sede a Casamassima, in provincia di Bari. Il primo anno, su 750 domande, gli iscritti sono stati 90. Ai test già effettuati a metà aprile, questa volta hanno partecipato 1.070 concorrenti per 120 posti in palio. «Siamo una università privata - spiega il rettore Antonello Garzoni - ma comunque a numero chiuso. Le prove di accesso ci vengono fornite dal Cineca, il Consorzio interuniversitario italiano, e sono strutturate come quelle degli Atenei statali. Resto favorevole al numero chiuso perché consente una più efficace programmazione delle attività in sinergia con le esigenze del sistema sanitario e una migliore qualità dell’insegnamento, favorito dalla presenza di un numero contenuto di studenti per docente. La Lum è disponibile ad un ulteriore incremento di posti, qualora vi fosse la possibilità di ampliamento. Vi è però un tetto massimo definito dalle disponibilità dell’Ospedale Miulli. L’aspetto formativo di un corso di laurea in Medicina va attentamente integrato con le prestazioni assistenziali così da favorire esperienze concrete anche durante il periodo di studio».

Nelle università statali la prova è in programma il 6 settembre in lingua italiana e il 13 settembre in lingua inglese. Sessanta i quesiti a risposta multipla a cui dovranno rispondere i candidati in cento minuti fra domande di biologia, chimica, matematica e fisica, logica, cultura generale.

Nonostante la rivoluzione annunciata per il 2023, in tutta Italia è polemica sul numero chiuso. Ma il ministro Messa dice: «Il numero chiuso è necessario per mantenere alta la qualità, sia nel caso di una selezione all’ingresso sia nel caso di “sbarramento” al secondo anno di università, come accade in Francia. Dall’anno accademico 2022-2023 ci sarà già un grande cambiamento per accedere alla facoltà di Medicina: non più una sola data, ma un percorso che consenta ai ragazzi dalla IV superiore di prepararsi, autovalutarsi e poter tentare più volte nel corso dell’anno il test». E aggiunge: «Se parliamo di mancanza di medici, ciò che stiamo pagando è stata una programmazione del passato di soli 9mila ammessi all’anno a Medicina a fronte di quasi 16mila complessivi previsti attualmente, e di circa 5mila borse all’anno per le Scuole di specializzazione. Oggi per gli specializzandi ci sono oltre 13mila posti, una programmazione che con il ministro Speranza abbiamo stabilizzato anche per il futuro e che segue il picco di 17mila dello scorso anno con il quale abbiamo quasi annullato l’imbuto formativo che si era creato», conclude. Anche per il presidente della Crui, Ferruccio Resta, «non è un problema di numero chiuso ma serve il coraggio della pianificazione e delle priorità su cui investire».

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