Mercoledì 17 Agosto 2022 | 20:51

In Puglia e Basilicata

Ambiente

La Puglia «regina» del Mezzogiorno per produzione di rifiuti speciali

«Rifiuti speciali, Puglia prima al Sud»

È quarta a livello nazionale, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna

02 Luglio 2022

Marisa Ingrosso

BARI - L’anno nero della pandemia, dei lockdown, delle fabbriche ferme e dei confini «sigillati», non ha fermato né la produzione né l’import/export di rifiuti speciali per e da Puglia e Basilicata. Lo rileva il «Rapporto Rifiuti Speciali 2021» redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), con le 21 Agenzie Regionali (Arpa) e Provinciali (Appa). Un Rapporto che, ovviamente, censisce solo ciò che viene denunciato, censisce rifiuti oggetto di traffici effettuati alla luce del sole, legali al 100%, e che considera solo i rifiuti «speciali», cioè quelli che derivano da attività produttive di industrie e aziende; operatori che, poi, fanno accordi con altre società per la gestione e lo smaltimento, in Italia o all’estero.

L’import/export di rifiuti speciali La Puglia ha importato 53 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, mentre la Basilicata ne ha importate 565 tonnellate. Quanto alle spedizioni all’estero, la Puglia ha mandato lontano 110.234 tonnellate di rifiuti non pericolosi (in decremento rispetto alle 157 mila del 2019) e, contrariamente a quanto avvenuto l’anno precedente, ha esportato anche 796 tonnellate di rifiuti pericolosi (zero nel 2019). La Basilicata ha esportato solo i non pericolosi per complessive 7.490 tonnellate nel 2020, il triplo dell’anno precedente.

“Cosa” le regioni abbiano spedito in Paesi stranieri non è noto. In termini generali, a livello nazionale il 76,1% dei rifiuti non pericolosi esportati, oltre 1,8 milioni di tonnellate, è destinato al «recupero di materia». In altre parole, pugliesi e lucani mandano materiale che, sottoposto ad adeguati trattamenti, produrrà nuove materie, nuova ricchezza. Per esempio, il nostro Paese esporta molti prodotti che si generano a valle del trattamento dei rifiuti. Parliamo di circa 1,2 milioni di tonnellate, costituite essenzialmente da: plastica e gomma, 430 mila tonnellate (esportati principalmente in Turchia e in Austria), da metalli non ferrosi, circa 172 mila tonnellate (esportati maggiormente in Germania e in Cina), e da carta e cartone 155 mila tonnellate (inviata principalmente in Austria e Germania).

Nemmeno circa la «qualità» dei rifiuti importati (53 tonnellate in Puglia e 565 tonnellate in Basilicata) il Rapporto Ispra chiarisce alcunché. A guardare ciò che lo Stivale importa in maggior quantità potrebbe trattarsi - ma è una pura supposizione - di «rifiuti derivanti da attività di costruzione e demolizione», come rifiuti di ferro e acciaio da destinare ad acciaieria o rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti o dalla lavorazione e trattamento di metalli e plastica.
Nessuna delle due regioni ha importato rifiuti speciali pericolosi. E si tenga conto che, a livello nazione, questi materiali raggiungono le 85 mila tonnellate, per la maggior parte metalli ferrosi e non ferrosi «prodotti dal trattamento dei rifiuti» e «rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose».

Puglia regina del Sud per produzione di rifiuti speciali C’è anche da dire che la Puglia è una grande produttrice di rifiuti speciali: se la Lombardia è la prima regione d’Italia, al Sud la Puglia non teme confronti e, con una produzione di quasi 12,3 milioni di tonnellate, copre il 31,9% del totale della macroarea geografica (quasi 38,6 milioni di tonnellate), seguita dalla Campania con quasi 8,4 milioni di tonnellate (21,8%) e dalla Sicilia (7,2 milioni di tonnellate, 18,7%). Se si raffrontano questi dati con quelli del precedente Rapporto annuale dell’Ispra, si scopre che rispetto al 2019 la Puglia ha incrementato il suo contributo percentuale, giacché precedentemente copriva il 26,5% del totale della macroarea geografica Sud (che nel 2019 era di circa 33,5 milioni di tonnellate).
Volendo fare una classifica nazione: la Puglia è al quarto posto per produzione di rifiuti speciali, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e prima del Piemonte, della Toscana e del Lazio.

Per i rifiuti speciali pericolosi la classifica è questa: Lombardia prima, seguita da Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio. Al Sud la Campania, la Puglia e la Sicilia sono le regioni che presentano i valori maggiori di produzione di rifiuti pericolosi, tutte prossime o di poco superiori a 350 mila tonnellate, corrispondenti al 20,1%, 19,7% e 19,1% del totale prodotto da questa macroarea (quasi 1,8 milioni di tonnellate) e al 4,3%, 2,9% e 4,7% del totale regionale.
La Puglia, inoltre, produce 14mila tonnellate di rifiuti sanitari pericolosi (la Basilicata 1.477) e - continua il Rapporto Ispra - sono quasi 12mila le tonnellate di «rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni)» prodotte in Puglia nel 2020 e 1.350 in Basilicata.

Il ciclo da chiudere Parlando di rifiuti speciali, cioè di rifiuti legati a doppio filo all’economia, non stupirà sapere che esiste una correlazione netta tra essi e il benessere: in genere, maggiore è il Pil, maggiore è la quantità di rifiuti speciali. A valle delle produzioni c’è un intero mondo della gestione dello scarto che, a sua volta, genera economia e sostenibilità ambientale. Vi sono vari tipi di impianti deputati a questa gestione: i centri di stoccaggio, le discariche, gli impianti di compostaggio e digestione anaerobica (per il trattamento biologico dei rifiuti urbani con il recupero di rifiuti speciali quali fanghi e residui agro industriali), quelli di recupero della materia, gli impianti di autodemolizione, quelli di rottamazione e quelli di frantumazione, quelli deputati al trattamento chimico-fisico biologico e ricondizionamento e gli impianti di incenerimento e coincenerimento. Lo stock totale di impianti di gestione nazionale è di 10.472 impianti.

Entrando nel dettaglio regionale, la Puglia è totalmente priva di impianti di rottamazione, mentre la Basilicata ne ha due. In compenso ha un impianto di frantumazione mentre la Basilicata ne è priva, così come è priva di impianti di compostaggio mentre la Puglia ne ha 7.
In totale la Puglia ha 608 impianti (244 di recupero di materia e 203 di autodemolizione) e la Basilicata ne ha 89 (34 impianti di recupero).

La Puglia - spiega il rapporto Ispra - produce 12,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e ne recupera 10,1 milioni di tonnellate, mentre la Basilicata 1,3.
Circa il recupero dei rifiuti speciali pericolosi la Puglia ne recupera 179.197 tonnellate e la Basilicata 39.541. Sono 882 mila le tonnellate di rifiuti non pericolosi (10,3% del totale), che la Puglia avvia in discarica, con una diminuzione del 32,1% (-418 mila tonnellate) dovuta, principalmente, ad un minor contributo dei rifiuti da costruzione e demolizione.

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