Domenica 26 Giugno 2022 | 00:49

In Puglia e Basilicata

imprese

Il Mezzogiorno che cresce: in Puglia così si portano a spasso i giganti

Trasporti eccezionali

Autogrù e trasporti eccezionali: la tarantina Magis «costruisce» raffinerie, viadotti, moduli, torri eoliche

21 Maggio 2022

Redazione Speciali

TARANTO - Provate a immaginare di sollevare un vagone ferroviario in cima a un palazzo di 30 piani. Bene, a Taranto c’è una impresa che tutto questo può farlo grazie a quasi 40 anni di esperienza. E’ la Magis, che dal 2015 è controllata dal gruppo imprenditoriale Miccolis; anno in cui, con il supporto della consolidata immagine del Gruppo Miccolis, il presidente della Magis, Ovidio Caroppi, coadiuvato dal suo staff, grazie alla sua lunga esperienza manageriale ha potuto avviare e concretizzare l’ambizioso piano industriale che prevedeva lo svecchiamento e il potenziamento della propria flotta macchine, ed oggi la Magis è considerata uno dei giganti dei sollevamenti con un parco mezzi (autogrù) che in azione sembrano vere e proprie rampe lanciamissili. Dalle navi, alle ciminiere delle raffinerie, ai monoliti di scorie nucleari, ai viadotti ferroviari, alle torri eoliche per citare solo alcuni esempi: quei potenti bracci di acciaio che movimentano mostri da decine di tonnellate recano un marchio indelebile simbolo di garanzia e sicurezza.

Una azienda made in Puglia che, da ormai 40 anni (nel 2023 l’anniversario), fa parlare di sé in ogni parte d’Italia e anche all’estero grazie a professionalità ed esperienze maturate in un settore in cui la parola d’ordine è investimenti. L’ultima «macchina» arrivata in azienda da pochi giorni è un gigante su nove assi, in grado di arrivare fino a un’altezza di 90 metri (estendibile a 150) e con una capacità nominale di sollevamento pari a 800 tonnellate. Un gioiello di tecnologia (fabbricato in Germania) costato 4 milioni e mezzo di euro e che ha rappresentato un unicum per l’azienda jonica, terza in Italia, ad aver arricchito il suo parco mezzi di questa nuova autogrù di cui vale la pena citarne alcune: l’autogrù telescopica Liebherr LTM 1500 da 500 tonnellate o la Liebherr LTM 1350, la LTM 1250 , la LTM 1230 (la prima consegnata in Italia), la LTM 1160 e due Liebherr LTM 1100: tutti numeri e sigle (altri due mezzi saranno acquistati entro l’anno prossimo) che completeranno un parco di oltre 30 mezzi rendendo l’azienda sempre più competitiva e consentendole di conquistare nuove fette di mercato.
Magis - 3 milioni e mezzo di fatturato nel 2021, in aumento rispetto all’anno precedente - ha una organizzazione composta da 18 dipendenti, tutti professionisti operatori del movimento: per guidare un gigante d’acciaio mix tra servono competenze e formazione di livello che non si ottengono frequentando una scuola guida.
Nel corso degli anni la Magis ha partecipato, con i propri mezzi, nel Nord, Centro e Sud Italia a importanti realizzazioni di opere civili e industriali nei settori relativi al petrolchimico e alla raffinazione, centrali elettriche e campi eolici, ponti, viadotti stradali e ferroviari, prefabbricati in cemento armato precompresso, demolizioni e rifacimenti di impianti industriali: due autogrù di Magis sono intervenute per la rimozione del portellone della Norman Atlantic, la nave al centro di un naufragio del dicembre 2014 in cui morirono 31 passeggeri (19 dei qali dispersi) e altri 64 rimasero feriti; inoltre l’azienda ha partecipato al recupero del monolite di cemento armato dal deposto di scorie nucleari di Rotondella, mettendo il suo sigillo anche alla copertura dei parchi minerali dell’ex Ilva di Taranto e all’intervento a 165 metri di altezza sulla raffineria Eni, sempre nel capoluogo jonico.

Magis si occupa anche di trasporti eccezionali e demolizioni: per intenderci, non parliamo della classica biglia di acciaio collegata a un braccio che fa a pezzi su un edificio: ma di una vera e propria operazione chirurgica in cui la gru provvede a sollevare pezzi blocchi di cemento tagliati alla base, spostati, poggiati al suolo e successivamente “sbriciolati” con le pinze. Detta così sembra una operazione da manuale, in realtà dietro tutto ciò si cela un lavoro di pianificazione, studio e operatività all’insegna della massima sicurezza. Vi siete mai chiesti come si monta una torre eolica? Fissando uno sull’altro i cosiddetti “conci”, pezzi di quell’enorme tubo alla cui estremità c’è il complesso nacelle/pale, e al cui interno lavorano contemporaneamente gruppi di operai per assicurare i bulloni e passare al montaggio del modulo successivo. E da oggi, grazie al gigante «1750» questo lavoro sarà facilitato per le prestazioni della nuova «macchina».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -

BAT

 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725