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«Scarcerate De Benedictis e Chiariello»

Un fiume in piena. Un altro, lunghissimo interrogatorio durato cinque ore in cui ha fornito nomi, date, fatti, circostanze che potrebbero segnare una svolta nella clamorosa inchiesta. L’ex gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis avrebbe consegnato ai pm di Lecce Roberta Licci e Alessandro Prontera che coordinano le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Bari, ben ulteriori elementi investigativi rispetto a ciò che ormai è stato sviscerato in abbondanza sui capi d’accusa per cui il magistrato molfettese si trova in cella esattamente da due mesi. Ci potrebbe essere altro rispetto in primo luogo le mazzette in cambio di scarcerazioni per cui è scattato l’arresto il 24 aprile. E anche rispetto all’arresto bis eseguito qualche dopo in relazione allo spaventoso arsenale nella sua disponibilità, composto da armi da guerra e pistole con matricola cancellata, trovato in una masseria ad Andria.

A proposito di armi, una digressione è d’obbligo. L’inchiesta della Procura di Lecce non è affatto conclusa sul punto. De Benedictis, infatti, non è stato l’unico indagato ad essere interrogato sulla vicenda. Nei giorni scorsi, in gran segreto, i pm salentini hanno convocato il caporal maggiore dell’Esercito Antonio Serafino, finito nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere con l’accusa di essere stato sostanzialmente il fornitore delle armi materialmente custodite da Antonio Tannoia, imprenditore agricolo amico di De Benedictis, proprietario della masseria e anche lui finito dietro le sbarre. Serafino, che dopo il suo arresto si era avvalso della facoltà di non rispondere, tacendo davanti al gip Giulia Proto, nei giorni scorsi, assistito dagli avvocati Tullio Bertolino e Filomeno Ruta, ha invece risposto alle domande dei pm sulla provenienza di quelle armi. L’interrogatorio è stato secretato, ma facile intuire che i magistrati possano avere incrociato le dichiarazioni rese finora. Degli oltre 200 pezzi tra fucili, mitragliatori, pistole, esplosivi, bombe a mano, una mina anticarro e circa 100mila munizioni di vario calibro, De Benedictis si è assunto la paternità solo di una parte, a cominciare dalle armi risalenti addirittura alla Prima Guerra mondiale. A suo dire le pistole con matricola cancellata non gli appartenevano. E anche su questo il magistrato potrebbe fornire ulteriori elementi utili per risalire alla filiera e ai trafficanti. Un tema, le armi, su cui anche Serafino, con ogni probabilità, sa molto.

E torniamo all’ex gip, per lui il quinto faccia a faccia. Dopo due «colloqui» di garanzia, a seguito cioè del doppio arresto (mazzette e armi), ieri è stato il terzo «confronto» di carattere prettamente investigativo. L’ennesimo appuntamento davanti ai pm di Lecce si è tenuto ieri sempre nel carcere del capoluogo salentino, con temperature molto elevate. Evidentemente, l’ultimo interrogatorio, quello durato otto lunghissime ore e tenuto il 14 giugno scorso, non era bastato per approfondire tutti i temi sul tavolo se, a distanza di dieci giorni, si è reso necessario un nuovo lunghissimo passaggio che è andato oltre le tangenti che ha l’ex gip aveva già ammesso di avere ricevuto dall'avvocato barese Giancarlo Chiariello in cambio di scarcerazioni facili. Dalle sue risposte potrebbero gemmare nuovi filoni investigativi su altri magistrati e avvocati. Stando alle indagini, il noto penalista barese sarebbe il corruttore del magistrato. In tutti gli interrogatori, l’ex giudice, assistito dagli avvocati Saverio Ingraffia e Gianfranco Schirone, si è detto disponibile a parlare ancora con la Procura per riferire altre vicende delle quali è conoscenza e che coinvolgerebbero altre persone. Ieri, potrebbe averlo fatto in modo più dettagliato.

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