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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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La decisione

Marò, Corte India: «Caso si chiude con risarcimento da un milione» Moglie Latorre: «Ora verità, dignità conta»

Secondo i media indiani, le famiglie dei pescatori accettano la proposta d'indennizzo dall'Italia

«Marò, ci sono presupposti per il rientro di Girone in Italia»

Massimiliano Latorre (a sinistra) e Salvatore Girone

BARI - Mancava ancora un ultimo passo per chiudere del tutto il contenzioso con l’India sul caso dei due marò, dopo la sentenza di luglio scorso dell’arbitrato internazionale: il risarcimento dovuto dall’Italia per la perdita di vite umane, i danni morali e materiali. Ora, dopo l'accordo sull'ammontare di 100 milioni di rupie (pari a 1,1 milioni di euro), la Corte Suprema di New Delhi si è detta pronta ad archiviare il dossier non appena lo Stato italiano avrà versato la somma su un conto corrente del ministero degli Esteri di Delhi. Resta poi da definire la vicenda processuale italiana: la procura di Roma, competente a indagare, ha aperto un fascicolo per omicidio che dovrà essere ora definito.

Secondo i media locali, dopo una settimana dal deposito, il caso tornerà davanti all’Alta Corte per essere definitivamente chiuso, probabilmente il 19 aprile. A quel punto decadranno anche le ultime restrizioni cui Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono sottoposti dal loro rientro in Italia, sempre per decisione della Corte indiana.
Sarà poi la stessa Corte Suprema a distribuire i soldi versati alle vittime che hanno accettato la proposta di indennizzo: le famiglie dei due pescatori uccisi, Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, riceveranno 40 milioni di rupie ciascuna, mentre i restanti 20 milioni andranno a Freddy Bosco, l’armatore del peschereccio Saint Antony su cui navigavano le vittime, rimasto a sua volta ferito nella sparatoria di 9 anni fa al largo del Kerala. Il risarcimento pattuito si somma ai 245 mila euro già versati in passato dall’Italia ai familiari.

Il 15 febbraio 2012 i due fucilieri di Marina stavano prestando servizio antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie: all’avvicinarsi del peschereccio, temendo un attacco di pirati non insolito in quel tratto dell’Oceano Indiano, aprirono il fuoco sparando, come raccontarono, colpi di avvertimento in acqua. Ma a bordo del Saint Antony morirono i due pescatori.

La vicenda scatenò un’aspra crisi diplomatica tra l’Italia e l'India - con Latorre e Girone prima fermati in Kerala, poi costretti per anni a risiedere nell’ambasciata italiana di Delhi - e un estenuante contenzioso su chi dovesse processare i due militari italiani. Quando tutte le strade intraprese si erano dimostrate senza uscita, nel 2016 il governo italiano decise di ricorrere all’arbitrato internazionale, conclusosi con una sentenza inappellabile dalle due parti nel luglio 2020: la giurisdizione del caso è di competenza italiana perché al momento dei fatti i due fucilieri godevano dell’"immunità funzionale», ma al tempo stesso l’Italia avrebbe dovuto risarcire «la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony».
Conclusa la vicenda internazionale, a 9 anni dall’accaduto, tocca quindi alla magistratura italiana entrare nel merito della vicenda. Sin dal 2012, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio volontario, affidato al sostituto procuratore Erminio Amelio. Latorre e Girone furono ascoltati dai pm capitolini il 3 gennaio del 2013, quando fecero ritorno in Italia per alcuni giorni. E sempre nel 2013 su incarico della Procura fu eseguita una perizia sul computer e su una macchina fotografica che si trovavano a bordo della Enrica Lexie. I magistrati di piazzale Clodio stanno ora analizzando gli atti inviati dal Tribunale arbitrale per poi procedere a una definizione del fascicolo.

IL COMMENTO DELLA MOGLIE DI LATORRE - «Il messaggio che sta passando è che ora tutto sia finito, ma ieri è stato semplicemente applicato quanto prevedeva la sentenza del tribunale dell’Aja, che verrà poi ratificata nell’udienza del 19 aprile. Ora, però, inizierà la fase processuale in Italia che noi speriamo porti alla verità, perché per noi la dignità conta più di qualunque altra cosa: non può finire così». Lo ha detto Paola Moschetti, moglie del fuciliere di Marina Massimiliano Latorre,
commentando la decisione della Corte suprema indiana, pronta ad archiviare il dossier quando l’Italia avrà versato circa un
milione di euro alle famiglie dei pescatori uccisi.

Latorre e il commilitone Salvatore Girone sono accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala, mentre erano a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie per una missione antipirateria. Dopo l’accordo sull'ammontare del risarcimento dell’Italia alle vittime, circa 1,1 milioni di euro, ieri la Corte suprema di New Delhi ha dato l’ok all’archiviazione del caso appena la somma sarà versata.
«Ora, dopo 9 anni - prosegue Paola Moschetti - si apre una nuova fase che speriamo sia breve: non possiamo perdere altri dieci anni della nostra vita per arrivare alla verità dei fatti». «Inoltre - conclude Moschetti - vorrei aggiungere che tutte le notizie sugli ultimi sviluppi le abbiamo apprese dalla stampa e da nessun altro». 

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