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La distribuzione non segue il criterio demografico: finora la quantità è pari al 17,7% degli abitanti contro il 19,1% della Basilicata. e la Liguria arriva addirittura al 22%

Puglia, nuovo taglio alle dosi: da 95mila a 74mila vaccini anti Covid

BARI - La distribuzione del vaccino tra le regioni non è proporzionale alla popolazione residente, ma segue criteri non immediatamente comprensibili. E così, elaborando i dati disponibili alle ore 15 di ieri, emerge che finora il commissario straordinario all’emergenza ha consegnato poco più di 9,6 milioni di dosi, con una copertura media del 18,86% degli abitanti. Ma con differenze sensibili tra le singole regioni, a favore del Centro-nord e a danno del Mezzogiorno. Esclusa la Basilicata.

L’analisi dei numeri può essere utile a contestualizzare quanto ha spiegato lunedì l’assessore alla Salute pugliese, Pier Luigi Lopalco, annunciando che le somministrazioni alla fascia di popolazione tra i 70 e i 75 anni slitteranno a maggio perché non ci sono abbastanza dosi. «Possiamo metter su qualunque tipo di organizzazione ma i vaccini non ci sono - ha spiegato -. Gli ultrasettantenni cominceranno il 12 aprile, ma abbiamo vaccini a disposizione soltanto per quattro delle dieci coorti di settantenni: entro aprile possiamo vaccinare fino a 76 anni. Se non arrivano le dosi, dobbiamo spostare gli altri a maggio». Come effettivamente è avvenuto: perché la Protezione civile lunedì ha tagliato di un terzo (da 900mila a 600mila) le dosi destinate alla Puglia, anche se questo non esclude - come già avvenuto in passato - ulteriori modifiche ai piani in corso d’opera.

La Puglia ha finora ricevuto dosi per un numero pari al 17,71% della popolazione residente (che, detto per inciso, ha una età media più alta rispetto a molte altre regioni di pari dimensione). Se la percentuale delle dosi consegnate fosse stata pari alla media nazionale, in Puglia sarebbero arrivati 46mila vaccini in più. Se avesse avuto la stessa media di vaccini per abitante della Basilicata (che con il 19,11% è l’unica regione del Mezzogiorno sopra la media nazionale), la Puglia ne avrebbe avuti 55mila in più. Se poi fosse stata trattata come la Liguria, che - per qualche motivo non noto - ha ottenuto vaccini in numero pari al 22,5% della popolazione, oggi la Puglia ne avrebbe avuti addirittura 192mila in più. E la Toscana, che ha 300mila residenti in meno della Puglia, ha ricevuto 8mila dosi in più. Questo è il contesto numerico.

La scorsa settimana la cabina di regia pugliese guidata da Michele Conversano, insieme al capo della Protezione civile regionale, Mario Lerario, ha scritto al commissario straordinario all’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, per chiedere un riequilibrio delle consegne di dosi sulla base del numero degli abitanti. Ma non è la prima volta. Si sta insomma ripetendo con i vaccini quanto già visto lo scorso anno, a inizio emergenza, con le mascherine che in Puglia arrivavano con il contagocce. All’epoca il criterio di distribuzione utilizzato dal commissario Domenico Arcuri era la quantità di medici e infermieri, che in Puglia sono quasi il 30% in meno rispetto all’Emilia-Romagna. E anche allora il risultato era un sostanziale deficit di fornitura.

Ieri il generale Figliuolo è stato ascoltato dalle commissioni Salute di Camera e Senato. E si è parlato anche della situazione della Puglia, sia per la crisi dei reparti di degenza sia per la disponibilità di vaccini. «Tanti cittadini - commenta il parlamentare Giovanni Luca Aresta (M5S) - mi chiedono quando sarà possibile vaccinarsi. Noi giriamo ogni giorno questa richiesta al governo e al commissario Figliuolo. Il mese di aprile sarà decisivo per capire se finalmente saranno messe in sicurezza un numero sempre più elevato di persone. Speriamo che i ritardi in sede europea nel reperire i vaccini siano finalmente ai titoli di coda».

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