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Puglia, è crisi nel carrello della spesa

Sale il numero degli ipermercati chiusi, ma c'è chi cresce con la sfida green

Puglia, è crisi nel carrello della spesa

L’ultimo a chiudere i battenti è stato Mercatone Uno con i suoi sei punti vendita pugliesi (Terlizzi, Bari, Matino, San Cesario di Lecce, Surano e Francavilla Fontana). Bilancio? Duecentocinquantasei lavoratori a casa dalla sera alla mattina. Poi si è abbattuto lo tsunami dell’acquisizione Conad-Auchan a livello nazionale. Che nella nostra regione significa quattro punti vendita in equilibrio (Taranto, Mesagne, Casamassima e Modugno) e 763 persone appese ad un filo. Prima le saracinesche si erano abbassate per i negozi Trony: in 500 non hanno avuto neanche il paracadute della cassa integrazione perché all’epoca non era prevista. Ma i segnali dell’inizio della crisi partono da lontano. Dieci anni fa, la ristrutturazione del gruppo Carrefour portò alla chiusura dell’ipermercato di Bari San Paolo.

La colpa? Non solo di Amazon, perché l’e-commerce incide finora solo perl’1,6 per cento delle vendite. Sul banco degli imputati finisce soprattutto la mancanza di reddito diretto e indiretto dei consumatori. Morale? Si guadagna poco e si spende poco. Una crisi di sistema che non ha risparmiato la grande distribuzione organizzata in Puglia e Basilicata. I lavoratori del settore hanno visto aumentare la flessibilità e la precarietà, tra tagli salariali, ammortizzatori sociali, crisi aziendali, fallimenti e licenziamenti. La parola d’ordine è: lavorare di più e guadagnare di meno. Nonostante la torta del fatturato, a livello nazionale, nel 2017 abbia superato gli 83 miliardi di euro (al netto di Iva, secondo Mediobanca), la spesa delle famiglie meridionali - dati dell’ufficio studi Cgia Mestre - negli ultimi 10 anni è invece crollata di 170 euro con conseguente calo di consumi.
Insomma se ieri l’allegra famiglia andava all’ipermercato e trovava di tutto dal food al non food, oggi sono cambiati i modi e le abitudini. E’ nato il turismo commerciale, la passeggiata familiare per cercare soluzioni migliori e spendere con più oculatezza.
Il settore è una entità liquida, in perenne movimento, interessato da continui riassestamenti e che, nel suo complesso, cerca comunque di tenere sempre alta l’attenzione sulle proprie dinamiche economico-patrimoniali. Aggregazioni tra insegne, partnership, nuove centrali d’acquisto, fusioni, fanno parte di un grande risiko, al quale bisogna aggiungere sfide come le nuove tecnologie, la sostenibilità ambientale e sociale, l’italianità dei prodotti, la tracciabilità e la trasparenza. La scommessa vincente è instaurare un nuovo patto di fiducia con i consumatori. Più facile a dirsi che a farsi.

La parola chiave di questo puzzle complesso è iperexit. Cioè come superare l’ascesa ed il declino delle grandi superfici di vendita. C’è chi vede l’ipermercato-mammut come metafora di un format a rischio estinzione., in quanto la grande distribuzione organizzata (Gdo) rappresenta l’evoluzione del supermercato di una volta e ha i suoi canali di vendita. Nel mare di sigle che caratterizza il settore, le più importanti sono: Ipermercato: struttura con un'area di vendita al dettaglio superiore ai 2.500 m²; Supermercato: struttura con un'area di vendita al dettaglio che va dai 400 m² ai 2.500 m²; Libero servizio: struttura con un'area di vendita al dettaglio che va dai 100 m² ai 400 m²; Discount: struttura in cui l'assortimento non prevede la presenza di prodotti di marca su una superficie di 800 m²; Cash and carry: struttura riservata alla vendita all'ingrosso; Tradizionali: negozi che vendono prodotti di largo consumo di superficie inferiore ai 100 m².

Cosa sta cambiando, alla velocità della luce? C’è innanzitutto un ritorno al food, attorno al quale gira tutto l’ingranaggio. In Puglia ci sono 15 ipermercati, 8 superstore, 556 supermercati, 974 negozi di libero servizio e 425 discount. Poi, si punta ad una riduzione delle superfici. Meglio fittarle (anche ai cinesi, se necessario), perché si riducono le spese, si guadagna in maniera certa e si rimane sul territorio col settore alimentare. C’è una piccola ripresa del fatturato delle vendite della Gdo (+ 2 per cento nei primi quattro mesi del 2019) , come una rivalutazione dei cosiddetti negozi di quartieri, quelli piccoli, sopravvissuti alla crisi - quando sembrava che il grande mangiasse il piccolo - e al centro di una nuova giovinezza. “Difficilmente resterà sul mercato chi farà di tutto. Vincerà chi riuscirà a conquistare la fiducia dei clienti”, sentenziano gli esperti. Secondo Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, «non è finita qui: in un contesto distributivo come quello italiano, fatto di realtà regionali e catene associate, un processo di razionalizzazione è naturale, spinto dal fatto che il mercato non cresce più. Penso che in futuro ci sarà una selezione di operatori»

C’è tensione, insomma. Nei supermercati crescono le vendite ma scendono i margini in un mercato che a grandi passi si avvia verso la saturazione. Perché la strada delle aggregazioni - inevitabile e necessaria per gli esperti in un contesto come quello italiano, caratterizzato da un sistema distributivo polverizzato e frammentato, con numerosi operatori regionali molto radicati sui territori di competenza - da sola non basta.
Chi prova a immaginare il futuro, punta su una concentrazione delle insegne, sempre in un contesto di imprenditorialità diffusa, con molti operatori medi sul territorio.

In Puglia esiste un grande leader che è Megamark, 290 supermercati con una metratura media di 500-600 mq, dove 27 sono maggiori di 1.200 mq, quindi con assortimenti più completi. Le chiavi vincenti del gruppo sono il radicamento sul territorio, la capillarità, la dimensione media ed il basso numero di strutture sopra i 1.200 mq. Il piano di sviluppo 2019-2020 prevede un investimento di 85 milioni di euro con 10 nuove aperture e 20 ammodernamenti. Megamark, fondata e presieduta da Giovanni Pomarico, ha raggiunto, nel 2018, un fatturato alle casse di 1,6 miliardi, rispetto a 1,43 miliardi del 2017, con una crescita del 6,4 per cento. Non tutto brilla come l’oro. Preoccupa la procedura avviata nei confronti dei lavoratori (diverse decine) impiegati nella Piramide commerciale del gruppo, in attività d stoccaggio e preparazione a Molfetta.

Insomma, ombre e fantasmi non mancano. Per scacciarli, i sindacati territoriali sono uniti e condividono gli obiettivi per salvaguardare i diritti dei lavoratori frutto di anni di lotte. Non è un caso, ad esempio, se aumentano i contratti pirata che offrono agli imprenditori la possibilità di risparmiare, penalizzando le retribuzioni dei dipendenti. Barbara Neglia, della Filcams Cgil e Miriam Ruta della Fisascat Cisl da anni sono in prima fila sul fronte sindacale. Si dividono tra incontri, riunioni, summit. La loro preoccupazione è la conservazione del patrimonio delle risorse umane. Devono ridare certezza alle famiglie in un quadro con pochi punti fermi, a causa dell’evoluzione del settore. Spiega la Neglia: “Ormai c’è un uso spasmodico della flessibilità, si utilizza sempre lo stesso personale, riducendo però il salario. Siamo preoccupati per la vertenzialità diffusa e per la difficoltà, spesso, di trovare soluzioni alternative. Ad esempio, diventa ogni anno sempre più difficile dialogare con le aziende che decidono di aprire nei giorni festivi: si mette il lavoratore di fronte ad un aut aut: o accetti questo, o perdi l’occupazione”.

Incalza la Ruta: “Le aziende chiedono i contratti di solidarietà perché così non chiudono, guadagnano tempo, vedono come si comportano i concorrenti e non spariscono dal territorio. E’ una strategia precisa, che fa soffrire i lavoratori. Purtroppo la fuga dal format ipermercato produrrà cambiamenti profondi sulla struttura della Gdo e sulle modalità di consumo anche in Puglia. Inevitabile il momento di incertezza”.

Intanto nel parco commerciale di Santa Caterina, alle porte del capoluogo pugliese, sta nascendo un altro centro commerciale di 12mila metri quadrati. Per capire qualcosa di più bisognerà aspettare almeno altre due mesi, il tempo necessario per gli allestimenti definitivi. Il tam tam delle indiscrezioni annuncia l’apertura di un punto Unieuro: semplice riorganizzazione della rete di vendita con un accorpamento dell’esistente? I sindacati attendono comunicazioni ufficiali e monitorano l’evoluzione della situazione: “Nei punti vendita di Mongolfiera Bari Japigia e di viale Pasteur - dicono - le unità lavorative attualmente sono 40. Ma sono stati annunciati otto esuberi”. Poi ci sarà spazio per catene di abbigliamento. C’è chi sussurra che questa sia la famosa licenza del Carrefour del San Paolo, attivata dopo l’interruzione degli anni scorsi.

Un’altra recente novità è quella del gruppo Cannillo di Corato, impegnato in una sfida green. La holding pugliese, 519 punti vendita, 2.200 dipendenti, due impianti di produzione e un giro d’affari complessivo di 800 milioni di euro, con l’obiettivo ambizioso di raggiungere un miliardo di euro di fatturato nel prossimo triennio, eliminerà la plastica non riciclabile dagli imballi di tutti i suoi prodotti a a marchio entro la fine del 2021.

E che ci sia molto interesse per le novità del settore, lo dimostra anche la pubblicazione di libri e di saggi sul settore. L’ultimo ”Il grande carrello. Chi decide cosa mangiamo” (Laterza editori). Gli autori, Fabio Ciconte e Stefano Liberti, sono i protagonisti di un viaggio dentro la grande distribuzione, tra marketing emozionale, sottocosto e doppio ribasso. Dietro i prodotti in bella mostra sugli scaffali dei supermercati, sempre più spesso, si nascondono trappole e lati oscuri. In questi ingranaggi a pagare sono gli ultimi anelli della filiera, i piccoli agricoltori e i braccianti agricoli, spesso migranti, stritolati dal potere contrattuale della Gdo. Anche questo è un passaggio su cui riflettere.

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