Martedì 12 Novembre 2019 | 04:43

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Il dramma ex Ilva

Arcelor Mittal, Ad Morselli: «scudo» o no, andiamo via. Conte: fiducia per incontro
Immunità, si lavora a emendamento

I sindacati insorgono ma l'azienda notifica all'alba un atto di citazione che sembra rafforzare la scelta di liberarsi del siderurgico

Arcelor Mittal, Costa: «se rispetta piano non serve immunità». Sindacati incontrano ad Morselli

TARANTO - Il premier si dice fiducioso alla vigilia dell'incontro con i vertici di Arcelor Mittal previsto a Palazzo Chigi, ma il colosso dell'acciaio non solo conferma ai sindacati il disimpegno ma lo rafforza citando i giudizio gli ex commissari Ilva dinanzi al tribunale di Milano chiedendo la rescissione del contratto anche nel caso di un eventuale ripristino della scudo penale. Proprio quello di cui si sta parlando inc queste ore mentre il Pd sta lavorando a una norma (emendamento nel dl fiscale) che preveda l’immunità penale per tutte quelle aziende che si cimentano in bonifiche industriali e quindi non si configuri come una misura ad hoc per ArcelorMittal. Tuttavia l'atto di citazione apre un nuovo squarcio nella vicenda.

Nel frattempo su oltre 15mila famiglie (tra lavoratori diretti e dell'indotto) ripiomba la paura e le lancette sembrano tornate indietro di sette anni fa, a quel 26 luglio del 2012 quando il sequestro dell’area a caldo e la prima ondata di arresti dell’inchiesta 'Ambiente svendutò avrebbe cambiato per sempre la storia dell’Ilva. All’epoca ci furono scioperi, cortei e blocchi stradali. Lo stabilimento era ancora in mano alla famiglia Riva. A un anno dall’insediamento della multinazionale franco-indiana, che ha chiesto la rescissione del contratto evidenziando l’impossibilità di continuare senza le tutele legali, si riaffacciano antiche paure. Oltre 15mila famiglie (compreso l’indotto) tremano dopo che l’Ad Lucia Morselli ha confermato in serata ai segretari territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, in un incontro che si è svolto nello stabilimento tarantino, che l’azienda vuole recedere dal contratto.

«MANTERREMO IMPEGNI FINO ALL'ULTIMO» - «Ci hanno detto - ha precisato Antonio Talò (Uilm) - che domani daranno seguito alla procedura annunciata per la restituzione dello stabilimento e dei lavoratori all’amministrazione straordinaria e che fino all’ultimo minuto in cui saranno qui non solo pagheranno i lavoratori ma continueranno a fare le operazioni propedeutiche al mantenimento dell’impianto». Il sindacalista crede comunque che "l'interlocuzione di stasera possa essere superata da qualcosa di più grande che potrà accadere domani con il governo».

Il consiglio di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm, che in mattinata si è riunito d’urgenza alla presenza di oltre 60 delegati di stabilimento e dell’appalto, ha deciso come prima forma di mobilitazione di autoconvocarsi in maniera permanente e di mantenere un presidio di lavoratori davanti alla direzione dello stabilimento nella giornata di mercoledì, quando il governo incontrerà l’azienda su iniziativa del premier Conte. In caso «di mancate garanzie», i sindacati non intendono «assistere impassibili», come spiegato nel verbale del consiglio di fabbrica. Se il governo, ha osservato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, «deciderà di tenere aperta la fabbrica daremo la nostra collaborazione; se deciderà che la fabbrica deve essere riconvertita in altro, pensiamo che non si possa affidare il meccanismo all’implosione dell’Ilva: noi abbiamo bisogno di programmare».

INACCETTABILI DICHIARAZIONI AD MORSELLI - Sono inaccettabili le dichiarazioni del nuovo ad Lucia Morselli ha fatto durante l’incontro con i segretari territoriali di Fim, Fiom e Uilm a Taranto. Morselli che domani incontrerà il premier Conte, ci ha fatto sapere che contemporaneamente avvierà la procedura di cessione ex-art 47, avviando la procedura di cessione di ramo d’azienda. Un comportamento inaccettabile, irrispettoso dei lavoratori e del Governo. Qui non si tratta solo di impianti industriali da restituire ai commissari ma di persone e di famiglie che rischiano nuovamente di ripiombare nella più totale incertezza. Una situazione che sta sfibrando e minando la speranza dei lavoratori e delle loro famiglie. Va subito disinnescato l’alibi ad Am per mollare con la reintroduzione dello scudo penale con un decreto d’urgenza». Lo affermano il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli e il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò.

«GESTIONE COMMISSARIALE UN DISASTRO» - «Se Morselli - aggiungono - dovesse dare seguito all’attuazione dell’ex.Art 47 significherebbe mettere fine alle speranze di rilancio e ambientalizzazione del siderurgico tarantino perché ricordiamo, se Am investCo è indietro sulle e scadenze del DPCM comunque Am ha avviato i lavori previsti dal Piano, mentre la gestione commissariale in questi anni, ha solo aumentato lo stato di usura degli impianti, azzerando le manutenzioni e abbandonando i mercati e i clienti. Riaffidare ai commissari l’impianto, significherebbe ripiombare in una situazione disastrosa di gestione del sito, il tutto in una contesto di mercato drammatico tra calo della domanda, calo del costo dell’acciaio e dazi Usa e Cina». «Per questo - concludono - la prospettiva di un eventuale disimpegno vorrebbe dire lentamente chiudere ex-Ilva senza uno straccio di piano alternativo credibile, restituendo a Taranto ma anche a Genova, Novi Ligure e Salerno e le altre città che ospitano gli impianti, solamente disoccupazione senza alcuna bonifica e prospettiva di sviluppo e lavoro alternativa. Serve subito riallacciare il filo con Am, disinnescare l’alibi dello scudo penale ripristinandolo e riavviare un confronto sano e leale che rimetta al centro il Piano sottoscritto con il sindacato lo scorso 6 settembre 2018».

CONTE: MITTAL RISPETTI IMPEGNI - «È stato stipulato un contratto e domani saremo inflessibili sul rispetto degli impegni incontrando Arcelor Mittal». Lo ha detto il presidente del consiglio Giuseppe Conte aggiungendo che «hanno partecipato a una gara con evidenza pubblica e in Italia si rispettano le regole». All’ex Ilva «non sono solo in gioco 9 mila famiglie ma c'è tutto un indotto molto più cospicuo. Faremo di tutto per difendere gli investimenti produttivi e questa comunità di persone che lavorano anche nell’indotto»

«Ci sono impegni contrattuali da rispettare e su questo saremo inflessibili, non si può pensare di cambiare una strategia imprenditoriale adducendo a giustificazione lo scudo o il non scudo penale che tra l’altro non è previsto contrattualmente». Così il premier Giuseppe Conte spiegando che «domattina incontreremo i vertici della proprietà». «Vorrei ricordare - ha aggiunto - che non stiamo parlando di un’acquisizione fatta tramite una vicenda di mercato, ma che c'è stata una procedura di evidenza pubblica, un’aggiudicazione all’esito di una gara ed è stato stipulato un contratto». 

«I nostri interlocutori sono quelli che ci sono ora e che devono rispettare gli impegni contrattuali». Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rispondendo a chi gli chiedeva conto di indiscrezioni su un coinvolgimento di Jindal - ex capocordata avversario di Arcelor-Mittal - da parte di Matteo Renzi. «E su questo che ci confronteremo - ha aggiunto - e pretendiamo che siano rispettati gli impegni per quanto riguarda le bonifiche ambientali che sono un tassello fondamentale della complessa strategia industriale per quella comunità e per quel polo industriale».

Al governo «preme» che all’ex Ilva di Taranto sia «non solo assicurata la continuità degli investimenti produttivi, ma sia rispettato assolutamente il livello occupazionale». Inoltre, «pretendiamo che siano rispettati gli impegni per quanto riguarda le bonifiche ambientali», ha aggiunto Conte. «Faremo di tutto per difendere questi investimenti produttivi e questa comunità di persone che lavorano anche nell’indotto».

L'INDISCREZIONE: JINDAL GIOVEDì IN ITALIA - Sajjan Jindal, presidente e amministratore delegato del gruppo siderurgico indiano JSW, arriva in Italia giovedì. Secondo fonti vicine al dossier, il patron di Jsw, protagonista del passato negoziato per rilevare l'Ilva, poi promessa ad ArcelorMittal, sarà a Piombino dove il suo gruppo ha rilevato le ex acciaierie Lucchini. Secondo
indiscrezioni - smentite però dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi - Matteo Renzi sarebbe al lavoro per una
cordata alternativa ad ArcelorMittal che coinvolgerebbe Jindal. 

EMILIANO: USO DELL'IMMUNITÀ SCORRETTO DA PARTE DELL'AZIENDA - «L'azienda usa in modo secondo noi scorretto la questione dell’immunità penale al fine di creare disdoro e avere una copertura mediatica che consenta loro di sfilarsi": lo ha detto il presidente della Regione, Michele Emiliano, durante la seduta del Consiglio regionale, nell’ambito delle comunicazioni sul caso Ilva. «L'inizio della procedura di ArcelorMittal per svincolarsi dal contratto - ha spiegato Emiliano - è giunta a noi come notizia in un comunicato stampa. Ci risulta che al governo sia giunta una vera e propria lettera di recesso».
«Ieri - ha ricostruito ancora - nel corso della Giunta ho avuto contatti con il presidente del Consiglio e con i ministri. La posizione assunta congiuntamente da Governo e Regione è di richiamare ArcelorMittal al rispetto degli impegni contrattuali. Siamo dell’idea che non ha motivazioni di alcuna natura per rescindere dal contratto»

PATUANELLI: AZIENDA PRENDE IN GIRO LO STATO - «C'è una cosa che in Italia non cambia mai: anche quando una multinazionale accampa scuse strumentali e prende in giro lo Stato, statene pur certi, la valanga di fango su chi lavora ai problemi reali dei cittadini si abbatterà sempre. Passata però la sbornia da insulto libero, volevo raccontare un pò di verità, che nonostante tutto non guasta mai». Così il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli apre su Facebook un lungo cahier de doléanchee contro ArcelorMittal all’indomani la sua decisione di lasciare l’Ilva. Arcelor Mittal ha deciso di andarsene da Taranto ancora prima» del cambio di governance che «ha il compito di traghettare la proprietà indiana fuori» dall’Ilva. Così il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che su Facebook attacca: «Il piano industriale dell’azienda è stato disatteso nei numeri, nella prospettiva di rilancio e non ha proiezione futura. Questo per via di errori macroscopici delle figure apicali e di contingenze macroeconomiche legate al mercato dell’acciaio» dazi, calo produttivo in Germania, crisi dell’automotive», afferma Patuanelli.

Il ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, riferirà in Aula al Senato giovedì pomeriggio alle 16,30 sulla minaccia di Arcelor Mittal di lasciare lo stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Il premier Giuseppe Conte potrebbe riferire la settimana prossima.

«Non permetteremo ad Arcelor Mittal di ricattare lo Stato italiano mettendo sul piatto oltre 5 mila esuberi. Gli impegni vanno mantenuti e i cicli produttivi in flessione possono essere accompagnati con strumenti di sostegno, non licenziando le persone. Specialmente quando un anno prima si è firmato un accordo per la piena occupazione». Così il ministro dello sviluppo economico Patuanelli - «Per dovizia - prosegue il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli su un social network - non esiste alcuna clausola di recesso» nel contratto firmato da Arcelor Mittal per l’acquisizione dell’Ilva «legata al cosiddetto scudo penale. Esiste una clausola di recesso in caso cambi il piano ambientale (DPCM 29 settembre 2017, che ha integrato e modificato altro DPCM del 2014). Cosa - ribadisce Patuanelli - mai avvenuta». 

LE PAROLE DEL MINISTRO COSTA - "Finchè tu rispetti il piano ambientale, non ti devi preoccupare di avere o non avere l'immunità penale. Arcelor Mittal lo sta rispettando, lo sta anticipando di poco, quindi l'immunità penale per l'aspetto ambientale non ha ragione di essere. Lo ha detto stamani a Ecomondo a Rimini il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa. "Per quanto riguarda il mondo dell'ambiente - ha aggiunto Costa -, Arcelor Mittal poco più di un anno fa firma liberamente un addendum al piano ambientale, e lo sta realizzando, anche con un minimo di anticipo. Non posso credere che una azienda di dimensioni planetarie come Arcelor Mittal fra un anno e l'altro cambia idea. Mi sembra molto originale. Quindi qual è la vera motivazione?". "Abbiamo fatto una riunione ieri fra ministri, poi giustamente il ministro Patuanelli è salito a Palazzo Chigi - ha detto ancora il ministro -. Ci sarà l'incontro a brevissimo fra Arcelor Mittal e il premier. È giusto che il premier abbia lui l'ultima parola sulla questione".

GELMINI: CON EMENDAMENTO FI SALVIAMO 15MILA POSTI DI LAVORO - «Di errori sulla vicenda Ilva anche questo governo ne ha fatti tanti. A stralciare la norma che prevedeva l’immunità penale sono stati i partiti di questa maggioranza. E quindi ci sono le responsabilità precise del Movimento 5 Stelle, del Pd e anche di Italia Viva».Lo afferma Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
«Noi - prosegue - abbiamo fatto concretamente un atto questa mattina: abbiamo depositato per primi un emendamento al decreto fiscale che reintroduce l’immunità penale. Chiediamo alla maggioranza di votare questo emendamento, perché il tempo della logica ammazza-imprese deve finire. Questo Paese versa in una condizione drammatica: oggi parliamo di Ilva, ma domani parleremo di Alitalia. E poi ci sono 158 tavoli di crisi aperti al Mise. Il nostro emendamento può salvare 15mila posti di lavoro. Basta chiacchiere, ci aspettiamo azioni concrete. Si agisca subito».

COCER: BENE CHE SIA STATA TOLTA IMMUNITÀ- «Anche i militari di Taranto vogliono respirare. In qualità di rappresentante anche dei circa 13.000 militari e rispettive famiglie di Taranto non posso che plaudire al decreto del Governo che toglie l’immunità penale e amministrativa alla società che è subentrata alla gestione dell’ex Ilva». Lo afferma in una nota Antonello Ciavarelli, delegato Co.Ce.R. della Marina militare, sottolineando che «i colleghi che operano in porto, non solo della Guardia Costiera ma anche della Guardia di Finanza, sono tenuti ad operare con mascherine e dispositivi per tentare di proteggersi come se fossero su Marte. Vi è una grande preoccupazione anche perché una sede della Guardia Costiera è all’interno dell’area Sin, esposta ai minerali».

Secondo Ciavarelli, «gli uffici, ma anche la mensa e gli alloggi, sono ancora aggrediti di polverino rosso cancerogeno e di carbone. Su tali questioni la Rappresentanza Militare a tutti livelli della Marina, ma anche della Guardia di Finanza ed importanti sindacati di Polizia come il Siulp, da anni denunciano lo stato di preoccupazione e disagio dei propri rappresentati».
Il delegato del Cocer si dichiara «perplesso per l'atteggiamento dei sindacati confederali in particolare dei metalmeccanici». «La chiusura dell’area a caldo, che non ha creato problemi ai genovesi - conclude - potrebbe essere una occasione per lo sviluppo di quelle aree da bonificare e trasformare in luoghi commerciali, agricoli, culturali e turistici. L’esperienza ce lo insegna».

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