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In Puglia e Basilicata

La sentenza

Xylella, sì del Tar alla zona-cuscinetto «Una scelta basata sui dati scientifici»

Xylella, sì del Tar alla zona-cuscinetto «Una scelta basata sui dati scientifici»

Respinto il ricorso di alcuni vivaisti salentini: chiedevano di dimezzare l'ampiezza dell'area di contenimento

26 Maggio 2019

Massimiliano Scagliarini

BARI - L’istituzione di una fascia di contenimento di 10 km rispetta «il principio di adeguatezza e proporzionalità» a fronte dell’avanzata dell’infezione da Xylella. Lo scrivono i giudici del Tar di Bari (seconda sezione, estensore Ieva) che hanno respinto il ricorso di alcuni vivai salentini contro due provvedimenti dell’Osservatorio fitopatologico regionale (da ultimo, quello di gennaio) con cui è stata effettuata la perimetrazione del territorio pugliese.

I vivai contestavano infatti l’estensione della fascia di contenimento, di ampiezza doppia rispetto ai 5 km previsti nella decisione di esecuzione della Commissione europea. Si è trattato, secondo la valutazione effettuata dal tribunale amministrativo, di una scelta che rappresenta l’«unica opzione possibile, per attuare un efficace contrasto della diffusione della Xylella fastidiosa, nel rispetto della particolarità del territorio pugliese, che annovera, specie nella parte meridionale del Salento, colture olivicole secolari e di particolare pregio, con rilevanza storica e paesaggistico-culturale territoriale». Per limitare la fascia di rispetto a 5 km, infatti, sarebbe stato necessario prevedere l’eradicazione a tappeto di tutte le piante ospiti presenti nel raggio di 100 metri da un ulivo infetto, senza possibilità di deroghe.

La scelta su come organizzare le attività di contrasto alla Xylella è stata effettuata, riconosce la sentenza, «con piena cognizione dei dati scientifici» e dunque nel corretto esercizio di una «ampia discrezionalità» che non può essere sindacata. Il Tribunale ha riconosciuto che questo approccio (l’istituzione della fascia di contenimento di 10 km) può aver creato danni economici ai vivai che all’epoca dell’ultima delimitazione (quella di gennaio) si trovavano a più di 5 km di distanza dal limite dell’area infetta (quella in cui il batterio è ormai radicato, e in cui quindi non ha più senso tagliare gli alberi). Negli scorsi mesi, infatti, i vivai hanno a lungo protestato per il divieto di movimentare i propri prodotti all’esterno delle zone delimitate, in mancanza di passaporto biologico: la soluzione è stata trovata nell’ambito del decreto emergenze.

Tuttavia, secondo i giudici, non è detto che i maggiori costi sopportati dai vivai che si ritrovano nelle zone delimitate «possano essere del tutto esclusi dall’adozione di diverse (e maggiormente favorevoli all’interesse particolare) misure di contrasto della diffusione del batterio Xylella fastidiosa, atteso che purtroppo l’ingresso dello stesso nell’ambiente pugliese-salentino comunque ha comportato e ex se comporterà nei prossimi anni un adeguamento delle coltivazioni con altre maggiormente adatte, con la necessità di sopportare costi di analisi e di ristrutturazione della realtà aziendale condotta».

[m.s.]

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