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In Puglia e Basilicata

L'intervista

Berlusconi a la Gazzetta: «Temo un asse tra Pd e M5s»

EX PREMIER - Silvio Berlusconi

EX PREMIER - Silvio Berlusconi

L'ex premier ricorda a Salvini che senza Forza Italia non c’è centrodestra e rivela di temere un’alleanza tra Pd e Cinque Stelle

24 Maggio 2019

Giuseppe De Tomaso

Presidente Berlusconi, domenica prossima si vota per l'Europa, ma come al solito si pensa alle vicende nazionali. Secondo Lei, l'Europa uscirà più debole o più forte dal voto?

Soprattutto questa volta pensare le elezioni europee solo in chiave nazionale è un errore. Si decide il futuro dell’Europa, dal quale dipende direttamente il futuro di tutti noi, delle nostre famiglie, dei nostri figli. Il processo di integrazione europea è con ogni evidenza in crisi: il modello seguito finora, quello di un’Europa centralistica, burocratica, governata da tecnocrati che non rispondono a nessuno, è rifiutato dai popoli europei. Però io credo che sia possibile, e necessaria, un’altra Europa, un’Europa più affine al sogno dei padri fondatori. Un grande spazio di libertà unito da valori comuni, da comuni radici, da un comune stile di vita. L’Europa cristiana e liberale che è la culla della civiltà occidentale. Noi siamo parte di questa identità comune europea, e solo l’Europa è in grado di difendere questo modello e con esso anche i nostri legittimi interessi. In un mondo globalizzato, davanti alle sfide delle migrazioni, del terrorismo islamico, dell’espansionismo politico ed economico cinese, nessuno stato nazionale è in grado di difendersi da solo. Un’Europa orgogliosa della sua identità e capace quindi di una politica estera e di difesa comune è la sola possibilità per noi di avere un ruolo nelle grandi vicende del mondo.

Non si capisce quale sarà il futuro del governo Conte. M5S e Lega litigano in continuazione, ma non aprono la crisi. Sarà così anche dopo le europee?
Io credo che sarà molto breve, e voglio aggiungere che ogni voto dato a Forza Italia serve ad avvicinarne la fine politica. Se i conflitti di queste settimane nella maggioranza sono veri, non si vede come possano andare avanti insieme, se invece sono una finzione, sarebbe molto grave prendere in giro gli italiani in questo modo così clamoroso a scopo elettorale.

Prevede elezioni anticipate in tempi brevi?
Credo che dopo il crollo del governo giallo-verde la soluzione più logica sarebbe tornare alle urne, ma naturalmente mi rimetto alla saggezza del Capo dello Stato. L’unica cosa che pavento è un governo fra il Pd e i Cinque Stelle, che piacerebbe a una parte importante di entrambi quei partiti, ma che sarebbe una catastrofe per gli italiani.
Salvini non sembra orientato a ricostruire il centro-destra con Forza Italia. Anche Giorgia Meloni sembra dello stesso avviso.

Con chi dovrà aprire il dialogo Forza Italia?
Forza Italia rimane dov’è e dove è sempre stata negli ultimi 25 anni. Siamo nel centro-destra, che in Italia abbiamo inventato noi, e siamo l’unico baluardo, gli unici coerenti portatori delle idee liberali, cattoliche, riformatrici: la parte migliore della tradizione politica italiana. Salvini è un politico lucido e sa benissimo che senza Forza Italia non esiste un centro-destra vincente, senza le nostre idee e i nostri contenuti non si governa un grande paese come l’Italia. Quanto alla signora Meloni deve far notare di esistere con affermazioni stravaganti, nella speranza di raggiungere il 4%

I conti pubblici non sono confortanti. Si prevede una manovra economica di lacrime e sangue. Chi la firmerà: questo governo o un governo di tecnici?
L’unica cosa della quale certamente l’Italia non ha bisogno è un governo di tecnici. Al contrario, gli italiani hanno il diritto di decidere finalmente da chi vogliono essere governati. È dal 2008, da quando è nato il nostro ultimo governo, che questo non accade più. Anche questo spiega la delusione degli italiani, l’astensionismo, il voto di protesta. Io spero che la prossima manovra economica la firmerà un governo di centro-destra, e dovrà contenere una svolta radicale: una netta riduzione delle tasse attraverso la flat tax al livello più basso possibile - e questo per tutti, famiglie e imprese, altrimenti non è una vera flat tax e non funziona - sblocco della grandi opere, provvedimenti immediati per l’occupazione, soprattutto al Sud, taglio delle spese improduttive, misure contro la povertà, come l’aumento delle pensioni minime a mille euro, taglio dei vincoli burocratici, prima di tutto per chi costruisce e per chi crea una nuova impresa. Solo da questi provvedimenti, secondo stime dell’Ance, potrebbe derivare un milione di nuovi posti di lavoro.

Lei corre in prima persona per il parlamento di Strasburgo. Quale sarà il suo programma, una volta eletto?
Ho un programma molto ambizioso: quello di convincere la maggiore famiglia politica europea, il Partito Popolare di cui noi facciamo parte, a costruire un’alleanza di centro-destra anche in Europa, con i liberali, i conservatori, i sovranisti ragionevoli, per creare una nuova Europa, un nuovo sovranismo europeo, che superi quelli nazionali, anacronistici e già falliti in passato, che hanno causato due guerre mondiali dalle quali proprio i paesi europei, Italia compresa, sono usciti distrutti. Dedicherò a questa nuova Europa, rispettosa delle identità e delle radici e protagonista nel mondo, tutte le mie capacità di lavoro – chi mi conosce sa che non mi tiro indietro quando c’è da fare – ma anche tutta la mia esperienza, le mie relazioni internazionali, il prestigio che mi deriva per esempio dal fatto di essere l’unico uomo di Stato al mondo ad aver mai presieduto per tre volte il G8. Per questo chiedo agli italiani di aiutarmi, di darmi più forza per realizzare questa «lucida visionaria follia», come diceva il mio amato Erasmo, scrivendo il nome Berlusconi sulla scheda elettorale di fianco al simbolo di Forza Italia.

La Lega insiste per l'autonomia differenziata delle Regioni, che sta a cuore in particolare al Veneto. Ma così non si rischia di spaccare il Paese e di togliere altre risorse al Sud?
Io sono stato il Presidente del Consiglio del governo che ha dedicato più risorse al Sud in assoluto nella storia della repubblica. Ovviamente non potrei mai pensare di penalizzare il Sud. L’autonomia dev’essere un diritto di tutte le regioni che la chiedono, al Sud come al Nord, perché chi è più bravo, più capace, più efficiente sia di traino anche agli altri, in una competizione virtuosa che fa bene a tutti. Posso aggiungere che nei nostri programmi c’è un’attenzione straordinaria al Sud, che invece era sparito dalla agenda politica sia dei governi di sinistra che dell’attuale esecutivo giallo-verde.

Il Nord chiede più autonomia, il Sud vuole più infrastrutture. Se lei fosse al governo che farebbe, in particolare, per il Mezzogiorno.
Abbiamo in mente un grande piano di opere pubbliche al Sud che crei occupazione, ridia fiato alle imprese, e costituisca il necessario supporto infrastrutturale perché il mezzogiorno possa davvero decollare. Al tempo stesso, per creare posti di lavoro aiuteremo le imprese che assumono al Sud, esentandole da ogni tassa e contributo applicato ai nuovi dipendenti per parecchi anni. I costi li copriremo impiegando i fondi europei fin qui male utilizzati.

Forza Italia è sinonimo di Berlusconi. Quale sarà il gruppo di vertice di Forza Italia in Italia visto che lei sarà impegnato, sul piano politico-istituzionale, soprattutto in Europa?
In effetti questo grande compito in Europa assorbirà molto del mio tempo, ma non rinuncerò per questo alle responsabilità che mi derivano dall’essere il leader di Forza Italia. Posso dirle però che l’attuale gruppo dirigente del nostro movimento, che ho personalmente selezionato e che è molto cresciuto in questi anni, è pronto a farsi carico delle nuove responsabilità. Non si tratta di indicare singole persone, è un lavoro collettivo da svolgere. Il nostro futuro è qui: siamo l’unica forza politica che si rinnova continuamente, alle ultime elezioni politiche abbiamo introdotto il 70% di nuovi parlamentari. Eppure tutti riconoscono che i nostri senatori e i nostri deputati sono i più preparati, i più competenti, i più attivi nelle due camere.

Si è mai pentito di aver rotto il Patto del Nazareno con il Pd, visto che da quel giorno sia il Pd sia il centro-destra hanno iniziato a spianare la strada a M5S e Lega?
Il Patto del Nazareno lo ha rotto il Pd quando è venuto meno a quello che aveva concordato con noi sulle riforme costituzionali. Dev’essere ben chiaro che non era mai stato un patto politico, noi siamo sempre stati all’opposizione con grande fermezza contro il governo Renzi. Speravamo tuttavia che, come avviene nei paesi civili, sulle regole - e solo su quelle – maggioranza e opposizione potessero lavorare insieme nell’interesse della Nazione. In fondo De Gasperi e Togliatti scrissero la Costituzione insieme, pur rimanendo fierissimi avversari. Ad un certo punto però ci siamo resi conto che il Pd intendeva usare la riforma delle istituzioni semplicemente per guadagnare potere, indebolendo le garanzie democratiche. A quel punto l’accordo ovviamente si ruppe e da quel giorno cominciò il declino politico di Renzi. Ma questa è una vicenda che non ci riguarda.

Secondo lei l'ex premier Renzi è definitivamente fuori gioco o potrà ritornare in pista?
Lo decideranno gli italiani. Posso solo dire che Renzi ha avuto il merito di tagliare le radici del Pd ancora legate al passato comunista, ma ne ha fatto una scatola vuota, un sistema di potere senza valori, senza ideali, senza un modello di società. Non poteva avere successo.

Il Pd di Zingaretti si avvicinerà al M5S o potrà avviare un dialogo anche con Forza Italia?
Il Pd è radicalmente alternativo a noi chiunque ne sia il leader. Oggi l’incompatibilità fra loro e noi è, se possibile, ancora più forte, visto che la segreteria di Zingaretti ha riportato quel partito a sinistra e a guardare ad un accordo con i Cinque Stelle.

Patrimoniale, aumento dell'Iva o sforamento del deficit: secondo lei cosa farà l'attuale governo se sarà in grado di reggere agli urti tra i due vicepremier?
Non sono in grado di prevedere le scelte di un governo profondamente irrazionale, ma una cosa è certa; se questa maggioranza andrà avanti, per evitare la bancarotta saranno costretti a massacrare di tasse gli italiani, o con l’aumento dell’Iva, che costerebbe 500 euro l’anno ad ogni famiglia, oppure con una tassa patrimoniale sulle nostre case e sui nostri conti correnti. In ogni caso un disastro, che provocherà ulteriore recessione.

La Puglia e Bari sono guidati dal centrosinistra. Quali sono gli obiettivi di Forza Italia nel capoluogo e nella regione dove, di fatto, è in atto una competizione fra Lega e FI per la guida del centro-destra?
Il fatto che la Puglia sia governata dal centro-sinistra è un’anomalia che contraddice la vocazione e la cultura di questa bellissima regione. Il nostro primo obbiettivo è l’unità del centro-destra, che abbiamo conseguito nei tre capoluoghi di provincia al voto. Naturalmente è in atto una competizione virtuosa fra forze politiche alleate: da liberale ritengo che la concorrenza aiuti a crescere e ci aiuterà l’anno prossimo a vincere insieme la Regione, scegliendo il candidato più adatto non soltanto ad ottenere il consenso dei pugliesi, ma a ben governare per cinque anni. Nel frattempo voglio ricordare che, grazie all’eccellente lavoro della squadra che abbiamo messo in campo in Puglia, a Bari abbiamo un ottimo candidato sindaco espressione del mondo civico, ma suggerito da Forza Italia, Pasquale Di Rella, che sono sicuro porterà il centro-destra alla guida del capoluogo della regione, e a Foggia il centro-destra sostiene doverosamente la ricandidatura del sindaco uscente di

Forza Italia Franco Landella.Presidente Berlusconi, domenica prossima si vota per l'Europa, ma come al solito si pensa alle vicende nazionali. Secondo Lei, l'Europa uscirà più debole o più forte dal voto?
Soprattutto questa volta pensare le elezioni europee solo in chiave nazionale è un errore. Si decide il futuro dell’Europa, dal quale dipende direttamente il futuro di tutti noi, delle nostre famiglie, dei nostri figli. Il processo di integrazione europea è con ogni evidenza in crisi: il modello seguito finora, quello di un’Europa centralistica, burocratica, governata da tecnocrati che non rispondono a nessuno, è rifiutato dai popoli europei. Però io credo che sia possibile, e necessaria, un’altra Europa, un’Europa più affine al sogno dei padri fondatori. Un grande spazio di libertà unito da valori comuni, da comuni radici, da un comune stile di vita. L’Europa cristiana e liberale che è la culla della civiltà occidentale. Noi siamo parte di questa identità comune europea, e solo l’Europa è in grado di difendere questo modello e con esso anche i nostri legittimi interessi. In un mondo globalizzato, davanti alle sfide delle migrazioni, del terrorismo islamico, dell’espansionismo politico ed economico cinese, nessuno stato nazionale è in grado di difendersi da solo. Un’Europa orgogliosa della sua identità e capace quindi di una politica estera e di difesa comune è la sola possibilità per noi di avere un ruolo nelle grandi vicende del mondo.

Non si capisce quale sarà il futuro del governo Conte. M5S e Lega litigano in continuazione, ma non aprono la crisi. Sarà così anche dopo le europee?
Io credo che sarà molto breve, e voglio aggiungere che ogni voto dato a Forza Italia serve ad avvicinarne la fine politica. Se i conflitti di queste settimane nella maggioranza sono veri, non si vede come possano andare avanti insieme, se invece sono una finzione, sarebbe molto grave prendere in giro gli italiani in questo modo così clamoroso a scopo elettorale.

Prevede elezioni anticipate in tempi brevi?
Credo che dopo il crollo del governo giallo-verde la soluzione più logica sarebbe tornare alle urne, ma naturalmente mi rimetto alla saggezza del Capo dello Stato. L’unica cosa che pavento è un governo fra il Pd e i Cinque Stelle, che piacerebbe a una parte importante di entrambi quei partiti, ma che sarebbe una catastrofe per gli italiani.

Salvini non sembra orientato a ricostruire il centro-destra con Forza Italia. Anche Giorgia Meloni sembra dello stesso avviso. Con chi dovrà aprire il dialogo Forza Italia?
Forza Italia rimane dov’è e dove è sempre stata negli ultimi 25 anni. Siamo nel centro-destra, che in Italia abbiamo inventato noi, e siamo l’unico baluardo, gli unici coerenti portatori delle idee liberali, cattoliche, riformatrici: la parte migliore della tradizione politica italiana. Salvini è un politico lucido e sa benissimo che senza Forza Italia non esiste un centro-destra vincente, senza le nostre idee e i nostri contenuti non si governa un grande paese come l’Italia. Quanto alla signora Meloni deve far notare di esistere con affermazioni stravaganti, nella speranza di raggiungere il 4%

I conti pubblici non sono confortanti. Si prevede una manovra economica di lacrime e sangue. Chi la firmerà: questo governo o un governo di tecnici?
L’unica cosa della quale certamente l’Italia non ha bisogno è un governo di tecnici. Al contrario, gli italiani hanno il diritto di decidere finalmente da chi vogliono essere governati. È dal 2008, da quando è nato il nostro ultimo governo, che questo non accade più. Anche questo spiega la delusione degli italiani, l’astensionismo, il voto di protesta. Io spero che la prossima manovra economica la firmerà un governo di centro-destra, e dovrà contenere una svolta radicale: una netta riduzione delle tasse attraverso la flat tax al livello più basso possibile - e questo per tutti, famiglie e imprese, altrimenti non è una vera flat tax e non funziona - sblocco della grandi opere, provvedimenti immediati per l’occupazione, soprattutto al Sud, taglio delle spese improduttive, misure contro la povertà, come l’aumento delle pensioni minime a mille euro, taglio dei vincoli burocratici, prima di tutto per chi costruisce e per chi crea una nuova impresa. Solo da questi provvedimenti, secondo stime dell’Ance, potrebbe derivare un milione di nuovi posti di lavoro.

Lei corre in prima persona per il parlamento di Strasburgo. Quale sarà il suo programma, una volta eletto?
Ho un programma molto ambizioso: quello di convincere la maggiore famiglia politica europea, il Partito Popolare di cui noi facciamo parte, a costruire un’alleanza di centro-destra anche in Europa, con i liberali, i conservatori, i sovranisti ragionevoli, per creare una nuova Europa, un nuovo sovranismo europeo, che superi quelli nazionali, anacronistici e già falliti in passato, che hanno causato due guerre mondiali dalle quali proprio i paesi europei, Italia compresa, sono usciti distrutti. Dedicherò a questa nuova Europa, rispettosa delle identità e delle radici e protagonista nel mondo, tutte le mie capacità di lavoro – chi mi conosce sa che non mi tiro indietro quando c’è da fare – ma anche tutta la mia esperienza, le mie relazioni internazionali, il prestigio che mi deriva per esempio dal fatto di essere l’unico uomo di Stato al mondo ad aver mai presieduto per tre volte il G8. Per questo chiedo agli italiani di aiutarmi, di darmi più forza per realizzare questa «lucida visionaria follia», come diceva il mio amato Erasmo, scrivendo il nome Berlusconi sulla scheda elettorale di fianco al simbolo di Forza Italia.

La Lega insiste per l'autonomia differenziata delle Regioni, che sta a cuore in particolare al Veneto. Ma così non si rischia di spaccare il Paese e di togliere altre risorse al Sud?
Io sono stato il Presidente del Consiglio del governo che ha dedicato più risorse al Sud in assoluto nella storia della repubblica. Ovviamente non potrei mai pensare di penalizzare il Sud. L’autonomia dev’essere un diritto di tutte le regioni che la chiedono, al Sud come al Nord, perché chi è più bravo, più capace, più efficiente sia di traino anche agli altri, in una competizione virtuosa che fa bene a tutti. Posso aggiungere che nei nostri programmi c’è un’attenzione straordinaria al Sud, che invece era sparito dalla agenda politica sia dei governi di sinistra che dell’attuale esecutivo giallo-verde.

Il Nord chiede più autonomia, il Sud vuole più infrastrutture. Se lei fosse al governo che farebbe, in particolare, per il Mezzogiorno.
Abbiamo in mente un grande piano di opere pubbliche al Sud che crei occupazione, ridia fiato alle imprese, e costituisca il necessario supporto infrastrutturale perché il mezzogiorno possa davvero decollare. Al tempo stesso, per creare posti di lavoro aiuteremo le imprese che assumono al Sud, esentandole da ogni tassa e contributo applicato ai nuovi dipendenti per parecchi anni. I costi li copriremo impiegando i fondi europei fin qui male utilizzati.

Forza Italia è sinonimo di Berlusconi. Quale sarà il gruppo di vertice di Forza Italia in Italia visto che lei sarà impegnato, sul piano politico-istituzionale, soprattutto in Europa?
In effetti questo grande compito in Europa assorbirà molto del mio tempo, ma non rinuncerò per questo alle responsabilità che mi derivano dall’essere il leader di Forza Italia. Posso dirle però che l’attuale gruppo dirigente del nostro movimento, che ho personalmente selezionato e che è molto cresciuto in questi anni, è pronto a farsi carico delle nuove responsabilità. Non si tratta di indicare singole persone, è un lavoro collettivo da svolgere. Il nostro futuro è qui: siamo l’unica forza politica che si rinnova continuamente, alle ultime elezioni politiche abbiamo introdotto il 70% di nuovi parlamentari. Eppure tutti riconoscono che i nostri senatori e i nostri deputati sono i più preparati, i più competenti, i più attivi nelle due camere.

Si è mai pentito di aver rotto il Patto del Nazareno con il Pd, visto che da quel giorno sia il Pd sia il centro-destra hanno iniziato a spianare la strada a M5S e Lega?
Il Patto del Nazareno lo ha rotto il Pd quando è venuto meno a quello che aveva concordato con noi sulle riforme costituzionali. Dev’essere ben chiaro che non era mai stato un patto politico, noi siamo sempre stati all’opposizione con grande fermezza contro il governo Renzi. Speravamo tuttavia che, come avviene nei paesi civili, sulle regole - e solo su quelle – maggioranza e opposizione potessero lavorare insieme nell’interesse della Nazione. In fondo De Gasperi e Togliatti scrissero la Costituzione insieme, pur rimanendo fierissimi avversari. Ad un certo punto però ci siamo resi conto che il Pd intendeva usare la riforma delle istituzioni semplicemente per guadagnare potere, indebolendo le garanzie democratiche. A quel punto l’accordo ovviamente si ruppe e da quel giorno cominciò il declino politico di Renzi. Ma questa è una vicenda che non ci riguarda.

Secondo lei l'ex premier Renzi è definitivamente fuori gioco o potrà ritornare in pista?
Lo decideranno gli italiani. Posso solo dire che Renzi ha avuto il merito di tagliare le radici del Pd ancora legate al passato comunista, ma ne ha fatto una scatola vuota, un sistema di potere senza valori, senza ideali, senza un modello di società. Non poteva avere successo.

Il Pd di Zingaretti si avvicinerà al M5S o potrà avviare un dialogo anche con Forza Italia?
Il Pd è radicalmente alternativo a noi chiunque ne sia il leader. Oggi l’incompatibilità fra loro e noi è, se possibile, ancora più forte, visto che la segreteria di Zingaretti ha riportato quel partito a sinistra e a guardare ad un accordo con i Cinque Stelle.

Patrimoniale, aumento dell'Iva o sforamento del deficit: secondo lei cosa farà l'attuale governo se sarà in grado di reggere agli urti tra i due vicepremier?
Non sono in grado di prevedere le scelte di un governo profondamente irrazionale, ma una cosa è certa; se questa maggioranza andrà avanti, per evitare la bancarotta saranno costretti a massacrare di tasse gli italiani, o con l’aumento dell’Iva, che costerebbe 500 euro l’anno ad ogni famiglia, oppure con una tassa patrimoniale sulle nostre case e sui nostri conti correnti. In ogni caso un disastro, che provocherà ulteriore recessione.

La Puglia e Bari sono guidati dal centrosinistra. Quali sono gli obiettivi di Forza Italia nel capoluogo e nella regione dove, di fatto, è in atto una competizione fra Lega e FI per la guida del centro-destra?
Il fatto che la Puglia sia governata dal centro-sinistra è un’anomalia che contraddice la vocazione e la cultura di questa bellissima regione. Il nostro primo obbiettivo è l’unità del centro-destra, che abbiamo conseguito nei tre capoluoghi di provincia al voto. Naturalmente è in atto una competizione virtuosa fra forze politiche alleate: da liberale ritengo che la concorrenza aiuti a crescere e ci aiuterà l’anno prossimo a vincere insieme la Regione, scegliendo il candidato più adatto non soltanto ad ottenere il consenso dei pugliesi, ma a ben governare per cinque anni. Nel frattempo voglio ricordare che, grazie all’eccellente lavoro della squadra che abbiamo messo in campo in Puglia, a Bari abbiamo un ottimo candidato sindaco espressione del mondo civico, ma suggerito da Forza Italia, Pasquale Di Rella, che sono sicuro porterà il centro-destra alla guida del capoluogo della regione, e a Foggia il centro-destra sostiene doverosamente la ricandidatura del sindaco uscente di Forza Italia Franco Landella.

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