Lunedì 17 Febbraio 2020 | 01:20

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Il provvedimento

Bari, figlio di due donne: Ministero dell'Interno impugna atto di nascita

Udienza in tribunale, il Comune insiste per la validità della trascrizione. La Procura si era opposta

Bari, impiegata anagrafefinisce in ospedale

Il ministero dell’Interno si è opposto alla trascrizione dell’atto di nascita in Italia di un bambino nato in Inghilterra, figlio di una donne unite civilmente, una inglese e una italiana. La vicenda è ora all’attenzione del Tribunale di Bari che si è riservato di decidere. Nei giorni scorsi la Procura di Bari, che aveva dato avvio al procedimento con una richiesta al Tribunale di cancellazione dell’atto già trascritto dal Comune, ha revocato quella richiesta. I giudici oggi, in udienza, hanno dato atto della revoca della Procura ma il Ministero si è opposto, insistendo perché l’atto di nascita del bambino venga cancellato.
Nel procedimento sono costituiti il Comune di Bari con l'avvocato Bianca Laura Capruzzi, che sostiene la validità della trascrizione dell’atto e l’avvocatura per i diritti Lgbti, rappresentata dagli avvocati Pasqua Manfredi e Manuel Girola, sulla stessa posizione.

A quanto si apprende, il ministero dell’Interno, tramite l’avvocatura dello Stato con la legale Ines Sisto Monterisi, ha motivato la sua posizione sulla base della legge italiana relativa alle unioni civili che non parla di filiazione. Per il ministero, cioè, il fatto che le due donne siano unite civilmente anche in Italia è irrilevante perché, non avendo la madre italiana un legame biologico con il minore, il bambino non può avere la cittadinanza che in Italia è solo per diritto di sangue.

La vicenda inizia quasi due anni fa. Il bambino, figlio biologico di una donna inglese, viene dichiarato e registrato al momento della nascita, nel Regno Unito, come figlio della coppia omosessuale (l'altra donna è italiana). Al Comune di Bari, tramite Ambasciata, giunge la richiesta di trascrizione dell’atto, necessaria perché il bambino ottenga anche la cittadinanza italiana della seconda mamma. Il Comune, come delegato del Governo, in assenza di una risposta da parte del ministero, decide di registrare l’atto di nascita ritenendo prevalente l’interesse del minore. Dal Viminale la risposta arriva solo alcuni mesi dopo e contiene il parere negativo alla trascrizione dell’atto. A questo punto gli atti vengono trasmessi alla Procura che inizialmente chiede al Tribunale di disporne la cancellazione; poi revoca la richiesta perché accerta l’unione civile delle due donne.
Il Tribunale ora dovrà decidere se ammettere il nuovo ricorso del ministero nonostante la revoca da parte della Procura e, in caso positivo, valuterà la questione nel merito.

CAROPPO (LEGA): CAPRICCIO IDEOLOGICO - «Il Comune di Bari, nella qualità di delegato del Governo ma in dissenso dallo stesso e in violazione di ogni legge, ha attestato una circostanza non vera e impossibile, ovvero che un bambino sarebbe nato da due donne. Benissimo, dunque, ha fatto oggi il Ministero dell’Interno ad opporsi a questo capriccio ideologico ai danni di quel bambino: il Tribunale non lo consenta» ad affermarlo in una nota è il Segretario pugliese della Lega, il consigliere regionale Andrea Caroppo. «La arbitraria scelta del Comune di Bari è contraria alla legislazione nazionale, perché priva il minore di una figura genitoriale (avrebbe due mamme ma nessun padre) e del diritto alla sua piena identità, genetica e biologica. Quell’atto è contrario all’ordine pubblico, interno e internazionale, e non persegue affatto il migliore interesse del minore che, anche senza trascrizione, avrebbe gli stessi diritti personali. Si tratta di un capriccio meramente ideologico teso a far dire ai documenti già che la realtà rende impossibile. Mi auguro - conclude Caroppo - che il Tribunale di Bari aderisca ai rilievi del Ministero dell’Interno, titolare del potere in questione».

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