Lunedì 20 Maggio 2019 | 04:56

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Il caso
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L'intervista
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L'appuntamento
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Basket
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L'episodio
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Nel foggiano
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Il giallo
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La relazione della Dia

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BARI - «Sembrerebbe in atto un avvicinamento tra camorra barese, mafia foggiana e Sacra Corona Unita, al punto che, in alcuni casi, la cerimonia di affiliazione di sodali baresi è stata celebrata alla presenza di un rappresentante della SCU. Una circostanza che assume, anche sul piano simbolico, un valore non trascurabile». Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella Relazione sull'attività del primo semestre 2018 consegnata al Parlamento.

«Le tre menzionate organizzazioni mafiose pugliesi - si legge nella relazione -, pur riconoscendosi come autonome, specie nel controllo militare del territorio, sembrano proiettate, sotto l'egida delle famiglie dominanti, alla realizzazione di una sinergica struttura multi-business, con una mentalità criminale più moderna e «specializzata», che consente loro di spaziare nei vari ambiti dell’illecito (come quello delle scommesse illegali on-line) e di affermare una tendenza espansionistica verso i settori in crescita dei mercati legali. In tale prospettiva, le associazioni criminali si dimostrano capaci di attuare efficaci strategie d’infiltrazione nell’indotto economico-finanziario gestito dagli enti locali, in particolare nel settore dei rifiuti. Questa mafia degli affari, proiettata verso obiettivi di medio-lungo termine, utilizza il potere di assoggettamento per condizionare non solo gli Enti locali, ma anche il tessuto imprenditoriale. In tali ambiti, la corruzione diventa il grimaldello per permeare la Pubblica Amministrazione».

La Dia punta molta attenzione al ruolo delle donne nella gestione del malaffare: «mogli e parenti dei boss - si sottolinea - rivestono ormai da tempo compiti di primo piano in seno alle organizzazioni criminali, con i variegati ruoli di reggenti, cassiere ed emissarie dei rispettivi clan, abili anche nel garantire continuità alle attività illecite gestite dai capi detenuti, ottemperando alle disposizioni recepite con pizzini, lettere o durante i colloqui in carcere».

«Nel territorio del Tavoliere delle Puglie, il caporalato, oltre a favorire le finalità dei gruppi criminali che si occupano del trasporto dall’estero e dell’ingresso clandestino in Italia di immigrati, ha contribuito alla formazione di sacche sociali di stranieri completamente sconosciuti alle istituzioni locali e nazionali, gestiti senza scrupoli dalla criminalità del posto». Lo sottolinea la Direzione Investigativa Antimafia, nella relazione del primo semestre 2018.

«L'infiltrazione criminale nell’economia legale pugliese si registra anche nel comparto agroalimentare, in particolare nel territorio del foggiano. La domanda massiva di manodopera e l'opportunità di assoldare a basso costo braccianti stranieri - si legge nel documento - ha visto in quel territorio una crescita esponenziale del fenomeno del caporalato e di tutto l'indotto sommerso ed illegale connesso al settore». «Nel settore dell’agricoltura e zoo-tecnia pugliese emerge - viene segnalato - un’evidente contaminazione tra due interessi: da una parte la forte spinta economica per le aziende del posto ad inserirsi nel mercato internazionale delle esportazioni dei prodotti alimentari italiani, considerati un’eccellenza a livello mondiale, e dall’altra la tendenza delle consorterie locali a sfruttare sempre più i braccianti stranieri con pratiche illegali finalizzate a massimizzare i proventi economici».

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