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Operazione antimafia a Cerignola, 2 arresti e perquisizioni

Operazione antimafia a Cerignola, 2 arresti e perquisizioni

I due arrestati, entrambi del clan Ditommaso, sono accusati di rapina, estorsione, autoriciclaggio e violenza privata, commessi tutti con metodi mafiosi ai danni di un imprenditore del luogo

26 Settembre 2018

Redazione online

Numerose perquisizioni, nei confronti dei vertici del sodalizio mafioso «Ditommaso» sono in corso a Cerignola da parte dei carabinieri del comando provinciale di Foggia, che hanno anche arrestato due persone, in esecuzione di di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Bari, su richiesta della direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese.
I due arrestati, Stefano Ditommaso, 49 anni, e suo nipote, Antonio Rubbio, 29, sono accusati di rapina, estorsione, autoriciclaggio e violenza privata, commessi tutti con metodi mafiosi ai danni di un imprenditore del luogo. Un’altra persona, destinataria dello stesso provvedimento, non essendo stata trovata al momento dell’esecuzione, è ricercata. 

Nel mese di dicembre del 2015, in quattro, armati, sequestrarono un imprenditore, costretto a salire su un’altra vettura, per portagli via una automobile di ingente valore che venne poi smontata per rivenderne i pezzi: partono da questo episodio le indagini che hanno portato oggi all’arresto di due persone, ritenute dagli investigatori esponenti di spicco della criminalità di Cerignola. Nel corso della rapina del dicembre 2015 la vittima era stata letteralmente sequestrata da quattro individui armati, che l'avevano costretta a salire su un’altra auto, ma poi era riuscita a sfuggire loro lanciandosi dall’auto in corsa. In quei frangenti l’imprenditore aveva potuto riconoscere uno dei rapinatori, poi identificato in Antonio Rubbio, che è indagato anche per il reato di autoriciclaggio, in quanto le indagini hanno accertato che l’uomo, all’indomani della rapina, aveva smontato la macchina, per poi rivenderne i pezzi. Nei mesi successivi, l'imprenditore era stato avvicinato da Stefano Ditommaso (chiamato 'Taddone') - già condannato per associazione per delinquere di tipo mafioso nell’ambito del processo «Halloween" - il quale, in compagnia di altre persone, lo aveva velatamente minacciato ad assumere presso la propria azienda un suo amico che stava per terminare un periodo di detenzione. Nell’occasione, l’imprenditore aveva temporeggiato, ma questo diniego aveva allora provocato un ulteriore episodio, ancora più grave e violento: nel mese di giugno 2016 Ditommaso e un altro uomo si erano recati in un salone di bellezza dove, davanti a numerose persone, a volto scoperto, avevano minacciato l'imprenditore, puntandogli contro una pistola, pretendendo di sapere chi gli avesse riferito che fossero loro i responsabili della rapina subita nel dicembre precedente. Pertanto ai due arrestati è stata contestata l’aggravante del metodo mafioso.
Gli arrestati sono stati associati al carcere di Foggia, a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre tutte le persone che nella vicenda hanno fornito testimonianze false o reticenti sono state a loro volta indagate per favoreggiamento personale aggravato.

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