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La faida nel Pd

Caso Barletta, Caracciolo a Mennea: «Getti fango per il posto in giunta»

L'ex assessore tuona contro il consigliere che lo aveva accusato di essere il regista della crisi che ha spinto il sindaco Cannito a dimettersi

Caso Barletta, Caracciolo a  Mennea:«Getti fango per il posto in giunta»

Caracciolo e Mennea

Una faida tutta interna al Partito democratico. È questa la deriva assunta dalla crisi del Comune di Barletta con il sindaco Mino Cannito dimissionario ad appena due mesi dal voto. Il consigliere regionale e comunale d’opposizione, il dem Ruggiero Mennea, ha infatti individuato nell’ex assessore Filippo Caracciolo il «regista» dietro il gruppo degli otto consiglieri «scissionisti» che hanno spaccato la maggioranza. Un’accusa, da sommare alle voci di corridoio degli ultimi giorni, che il diretto interessato smentisce seccamente.

«La rappresentazione politica offerta dal consigliere Mennea - accusa Caracciolo -, risulta assolutamente farneticante e pregiudizievole. Le sue sono pure affermazioni denigratorie rispetto alla mia persona e al mio operato politico. Con attitudini da commedia dell’arte, piuttosto che occuparsi di politica, preferisce esibirsi in minacce gratuite ed attacchi personali».
L’ex assessore rivendica con convinzione («l’ho voluta fortemente») la scelta di Dino Delvecchio come candidato sindaco del centrosinistra e rovescia l’accusa: «Fu Mennea a utilizzare tutte le armi possibili perché il progetto naufragasse arrivando a impegnarsi affinché il Pd non esibisse il proprio simbolo e presentasse la propria lista. In quella fase elettorale - aggiunge - cercò in tutti i modi di patrocinare la presenza di una lista civica di matrice dem asservita alla coalizione elettorale di Cannito». E ancora: «Mennea cercò in tutti i modi di opporsi al volere della direzione barlettana del Pd, tentando di imporre candidature a lui vicine ma assolutamente lontane dall’azione di rinnovamento etico del circolo di Barletta».

Quanto alle ragioni della crisi in corso, Caracciolo punta l’indice sulla tenuta complessiva della maggioranza («il progetto Cannito sta naufragando per incapacità di governo, gestione e mediazione») e aggredisce la «linea» di Mennea che, da consigliere d’opposizione, ha esortato Cannito a ritirare le dimissioni e proseguire per stanare chi «manovra» il gruppo dissidente: «Appare paradossale che l’azione mai partita dell’amministrazione, trovi significative sponde di aiuto nel consigliere Mennea che, in teoria e solo in teoria, dovrebbe occuparsi del suo ruolo di oppositore. Invece - prosegue - sta passando il concetto che il primo cittadino debba governare con il consenso delle opposizioni e del Pd in particolare. Questa è una assurdità che chiedo al Pd regionale, provinciale e locale di smantellare quanto prima e in modo ufficiale».

Ed è, in ordine di tempo, il secondo appello ai vertici del partito, dopo quello lanciato, in senso diametralmente opposto, da Mennea. La questione, insomma, è sul tavolo del segretario regionale Marco Lacarra e il duello rusticano tra i due consiglieri dem non tarda, come ovvio, a trasferirsi proprio sul fronte partitico con tutte le conseguenze del caso: «Per quanto concerne la mia estraneità al Pd evocata dal collega consigliere - ribatte ancora Caracciolo - voglio ricordargli che, se fosse vero quanto dichiarato, il sottoscritto non farebbe parte della segretaria regionale (ne fa parte anche Mennea, ndr). Credo inoltre che l’azione messa in campo dal consigliere sia rivolta anche contro l’operato di Michele Emiliano. Probabilmente - conclude l’ex assessore - ritiene che metterla in rissa favorisca la sua ascesa al ruolo di assessore, dimenticando che la giunta Emiliano è sempre stata strutturata in modo che gli assessori coniugassero competenza e appartenenza territoriale. Alzare polveroni mediatici non sarà di alcun aiuto».

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