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Il caso nazionale

Barletta, ecco chi è il regista della crisi
Mennea (Pd) accusa il dem Caracciolo

Dopo le dimissioni presentate dal neo eletto Cannito. L'invito: «Non deve lasciare». Le candidature calcolate per tenere in ostaggio il primo cittadino

Barletta, il primo giornodi lavoro del nuovo sindaco

Il sindaco di Barletta, Cannito, eletto a giugno

Continua a tenere banco il caso, ormai nazionale, del Comune di Barletta con il sindaco Mino Cannito dimissionario a meno di due mesi dal voto. Alla radice della crisi le divisioni nella maggioranza, spaccatasi sulla nomina del presidente del Consiglio Comunale, e ormai divisa in due tronconi. Dodici «lealisti», vicini al primo cittadino, e il gruppo degli otto «scissionisti» in rivolta.

Ruggiero Mennea, componente della direzione nazionale e segreteria regionale Pd, consigliere regionale dem e consigliere comunale d’opposizione al Comune di Barletta, qual è la sua lettura della crisi?
«Si tratta di un film già visto a Barletta. Non è la prima volta che un segmento della maggioranza si rivolta contro il sindaco. È successo con Maffei e con Cascella. Ma questa volta c’è una differenza».

Sarebbe?
«Non si tratta di uno scontro ideologico. C’è qualcuno del mio partito, il Pd, che ha organizzato delle candidature “calcolate” nelle liste di Cannito e ora le manovra da dietro le quinte».

Si riferisce al consigliere regionale ed ex assessore dem Filippo Caracciolo?
«Sì, ormai lo sanno tutti in città e credo sia ora che venga allo scoperto. È bene che si riveli chiarendo la sua posizione: o smentisce ufficialmente ogni coinvolgimento, negando la paternità politica del gruppo che sta mettendo in difficoltà Cannito, o abbandona il Pd per dedicarsi a fare il commissario tecnico di queste persone».

Ma secondo lei qual è l’obiettivo di questo presunto sabotaggio? Il ritorno al voto?
«No, non credo che vogliano tornare a votare. È un braccio di ferro che tende a piegare il sindaco il quale, però, ha annunciato che non si farà intimidire né condizionare».

Cosa consiglia al primo cittadino?
«Di ritirare le dimissioni e andare avanti, senza alcun tipo di paura. Chi lo contrasterà senza logica politica verrà individuato ed espulso dal circuito politico perché i cittadini capiranno in maniera chiara, e per l’ultima volta, le reali intenzioni dei soggetti in campo».

Ma scusi, lei è all’opposizione ed esorta il sindaco ad andare avanti?
«Sì, prima di tutto per senso di responsabilità nei confronti dei miei concittadini che hanno bisogno di essere governati e poi perché dopo le denunce che il Sindaco ha fatto pubblicamente, parlando di condizionamenti e ricatti politici provenienti dalla sua maggioranza, può aiutarci a certificare chi sono quelli che agiscono in tal modo e il commissario tecnico, l’espressione è sua, che li manovra. Ripeto, la città deve sapere e deve essere governata senza condizioni o ricatti politici».

A livello di partito, invece?
«Chiedo ai vertici del Pd di intervenire con decisione su questi elementi d’ambiguità che stanno minando la credibilità del partito e mettendo a rischio la città. Non si può giocare contemporaneamente in due squadre diverse, magari con coperture politiche che spero vengano presto alla luce. Il caso è grave, Barletta non è un paesino».

Alla fine possiamo desumere che l’esperimento che ha portato Cannito alla vittoria grazie a dieci liste civiche s’è rivelato un azzardo?
«Guardi il civismo ha un senso se nasce dal basso, spontaneamente. Il civismo tattico e strumentale, concepito per costruire cartelli elettorale, porta a risultati come questo. Ritengo che la crisi di questo schema sia nell’assenza dei partiti che, per me, rimangono un riferimento ideologico ben definito».

Anche il governatore Emiliano ha usato uno schema «a geometria variabile». Un errore?
«A livello regionale, quel tipo di strategia sta indebolendo il Pd ma anche le civiche, ormai mero strumento di contrattazione politica. I tatticismi, sulle lunghe distanze, non pagano mai. E i cocci da raccogliere sono tanti ».

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