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In Puglia e Basilicata

Banca d’Italia: da giugno chiude la sede di Brindisi

Banca d’Italia: da giugno chiude la sede di Brindisi
Il palazzo in vendita per 11 milioni di euro. I circa venti dipendenti attualmente in carico presso la filiale brindisina saranno trasferiti a Lecce o a Bari
• «Piano di smantellamento attuato senza un confronto»

29 Marzo 2009

Banca ddi PIERLUIGI POTÌ

BRINDISI - Ora è ufficiale. La sede di Brindisi della Banca d’Italia, da giugno, non esisterà più. La notizia dell’imminente chiusura, in realtà, era ben nota da tempo e la Gazzetta se n’era occupata - come dimostra (nell’immagine in pagina) il titolo a caratteri cubitali relativo ad un articolo pubblicato il 27 settembre 2007 -, sottolineando l’infelicità della scelta operata dai vertici dell’istituto di credito. La chiusura della filiale di Brindisi - che, da giugno, si unirà alle tante altre sedi della penisola già chiuse (o in procinto di farlo) - altro non è che la conseguenza di un piano di riorganizzazione e di smantellamento periferico dell’istituto, motivato dall’esigenza di ridurre i costi strutturali e dall’avvenuta diminuzione dell’attività di vigilanza. 
Il progetto prevede la “bocciatura” di ben 42 sedi (su 99 complessivamente esistenti sino a poco tempo fa) dislocate in tutta la penisola. Brindisi, in particolar modo, è l’unica in Puglia: infatti, diversamente da quanto paventato all’inizio - con l’originario, dichiarato intento di lasciare operative solo le sedi dei capoluoghi di regione - Lecce, Taranto e Foggia sono riuscite in extremis a salvarsi (Foggia sarà specializzata in compiti di tesoreria, Lecce e Taranto nei servizi a favore dell’utenza), mentre quella di Brindisi - chissà poi perchè - no. 

La prima domanda da porre, ovviamente, è questa: che fine faranno i circa venti dipendenti (fra impiegati e dirigenti) attualmente in organico (ma ancora per poco) a Brindisi? Su tale aspetto, non poche preoccupazioni sono state espresse - in quest’arco di tempo di... frenetica attesa - anche dalle organizzazioni sindacali di categoria che (come meglio specificato nell’articolo in basso), sin dall’inizio, hanno lamentato la mancanza di un preventivo confronto, contestando in linee generali l’adozione di questa drastica misura. I circa venti dipendenti, naturalmente, non perderanno di certo il posto (ci mancava pure...), ma saranno costretti a trasferirsi in una delle quattro filiali che sopravviveranno al “terremoto interno” e, quindi, a dover fare la spola da e per la sede a loro assegnata (presumibilmente Lecce, al massimo Taranto). Con l’aggiunta, nient’affatto trascurabile, che molti di essi non sono neppure in... odore di pensione (nè tanto meno di prepensionamento) e dovranno convivere con tale situazione chissà ancora per quanto tempo. 

Non meno problematico sarà il futuro anche per i (sia pur pochi) clienti della Banca d’Italia che, da giugno, dovranno adattarsi alle avverse circostanze, affidandosi totalmente al servizio telematico per evitare di doversi spostare di provincia per effettuare le consuete operazioni bancarie (sempre che decidano di avvalersi anche in futuro della Banca d’Italia). 

Un po’ di nostalgia, ovviamente, si proverà nel momento in cui lo storico edificio di piazza Vittorio Emanuele non sarà più la sede della Banca d’Italia. Storico, in quanto... datato: la sua costruzione, infatti, risale al 1930, poco tempo dopo, cioè, che Brindisi divenne (nel 1927) capoluogo di provincia, e tale è rimasta in tutti questi anni (quanto meno esternamente, mentre all’interno ha subito diverse modifiche nel tempo), rappresentando un punto di riferimento per tanti brindisini (clienti e non). Certo, l’agenzia di Brindisi - anche questo va opportunamente sottolineato - in fase di (sia pur parziale) smantellamento lo era già da tempo, come dimostra il fatto che dai quaranta e passa dipendenti che operavano in banca negli anni ‘80 e ‘90, si è passati agli attuali venti circa. Allo stesso modo, molti compiti prima assegnati alla filiale brindisina, già da tempo non vengono più svolti, limitandosi la sede locale ad adempiere ad alcuni servizi di tesoreria, con l’aggiunta di qualche centinaia di operazioni relative a spese fisse (che, una ventina di anni fa, erano più di 13mila!) e ad una ridotta attività di vigilanza. L’ultimo interrogativo, a questo punto, è: che fine farà l’edificio, quando la sede della Banca d’Italia smobiliterà? Semplicemente... sarà venduto al miglior offerente al “modico” prezzo di undici milioni di euro. O, se non si dovesse trovare un offerente, lo si darà in locazione. Purchè, in ogni caso, si tragga dall’operazione un ritorno economico, anche e soprattutto in ossequio alla politica che la Banca d’Italia ha voluto adottare, quella cioè di una riduzione - davvero... all’osso - dei costi.

• «Piano di smantellamento attuato senza un confronto»
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