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«Piazza Pulita»

Amica, il presidente
fu corrotto da coop

Regali in cambio di favori Tre condanne, assolti 2 imputati di estorsione

Amica, il presidente fu corrotto da coop

Elio Aimola, l’ex presidente dell’azienda «Amica» per la raccolta dei rifiuti, fu corrotto con una serie di regalie per favorire la coop «Fiore» interessata a lavori in appalto, e per questo è stato condannato a 2 anni (pena sospesa). Come sono stati condannati per lo stesso reato i fratelli Giacomo e Gaetano Iammarino, gestori della coop Fiore: 2 anni e 6 mesi al primo per concorso in corruzione; 4 anni al secondo che risponde anche di tentata estorsione ai danni dell’ex sindaco di Foggia Gianni Mongelli e dell’ex amministratore unico di Amica, un vice prefetto, dai quali pretendeva il rinnovo di un appalto. Assolti invece due presunti esponenti del clan Moretti - Ciro Imperio ed Ernesto Gatta - accusati di estorsione ai danni del presidente di una coop che gestiva il servizio parcheggi in città, le cui dichiarazioni sono state smentite da un ex prefetto. Dice questo la sentenza di primo grado del processo «Piazza pulita» pronunciata poco prima delle 15 dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Foggia. Il blitz «Piazza Pulita» di Dda, Procura foggiana e squadra mobile scattò il 6 aprile 2012 con 9 arresti (altri 4 imputati sono stati giudicati con rito immediato, come riferiamo a parte ndr).

Al termine del processo iniziato il 17 ottobre del 2012 i giudici hanno assolto i due imputati di estorsione alla coop dei parcheggi perché il fatto non sussiste; e condannato gli altri tre imputati di corruzione e/o tentata estorsione a complessivi 8 anni e 6 mesi. Esclusa l’aggravante della mafiosità contestata dalla Dda per i metodi usati e per aver agito per agevolare clan della «Società foggiana». I pm della Dda di Bari e della Procura di Foggia avevano chiesto 5 condanne a complessivi 29 anni e 7 mesi di reclusione per tutti i reati. I tre condannati dovranno risarcire anche i danni alla curatela fallimentare dell’ex Amica rappresentata dall’avvocato Andrea Damelio costituitosi parte civile contro i fratelli Iammarino e Aimola; e al Comune, i cui interessi sono tutelati dall’avv. Domenico Dragonetti, costituitosi parte civile contro il solo Gaetano Iammarino per l’accusa di tentata estorsione ai danni dell’ex sindaco.

Tre i filoni processuali al vaglio dei giudici foggiani (ce n’è un quarto ma riguarda i 4 imputati del giudizio abbreviato). Il più grave viste le imputazioni, chiamava in causa Imperio e Gatta quali presunti emissari del clan Moretti che tra il 2007 e il 2008 imposero al presidente della coop «Centesimus annus» di versare a loro ed al clan - dice l’accusa che non ha retto al vaglio del dibattimento - i soldi incassati dal servizio parcheggi. Le accuse poggiavano sulle dichiarazioni del presidente della coop che disse d’essersi confidato all’epoca dei fatti con l’allora prefetto di Foggia Sandro Calvosa che gli consigliò - a dire della parte offesa - di denunciare quanto successo ma lui rispose di aver paura, o di chiudere la cooperativa. Ma Calvosa, citato come testimone a discarico dagli avvocati Paolo D’Ambrosio e Raul Pellegrini e sentito in aula nell’udienza del 25 novembre 2016, disse di non conoscere la vittima, che non c’erano rapporti tra prefettura e parcheggiatori e che se gli fosse stato segnalato un tentativo di estorsione in atto, avrebbe subito informato il procuratore. Ed a quelle dichiarazioni autorevoli si sono richiamati i difensori per chiedere l’assoluzione di Imperio e Gatta a fronte delle richieste di condanna avanzate dalla Dda a 10 e 8 anni.

Ha retto invece l’accusa di tentata estorsione (ma con l’esclusione dell’aggravante della mafiosità) contestata a Gaetano Iammarino, gestore della coop Fiore, per le presunte pressioni rivolte nei primi mesi del 2010 all’allora sindaco Mongelli ed al vice prefetto Di Bari, nominato amministratore unico di Amica, per il rinnovo di un appalto alla coop Fiore. Comune Amica risposero «no» e la ritorsione - dice l’accusa - fu il blocco della raccolta dei rifiuti per 36 ore in città nell’aprile 2010, conseguenza della protesta inscenata dai soci della coop in corso del Mezzogiorno davanti alla sede dell’Amica con blocco stradale e impossibilità per i mezzi compattatori di uscire.

Come ha retto al vaglio dibattimentale l’accusa di corruzione con conseguenti condanne dell’ex presidente Aimola (carica retta dal giugno 2007 al febbraio 2010 quando di dimise) e dei fratelli Gaetano e Giacomo Iammarino. La coop Fiore fu favorita in appalti da Aimola - dicono i pm e i giudici sono stati dello stesso avviso, pur escludendo l’aggravante della mafiosità - che ricevette in cambio alcune regalie: il pagamento delle spese del funerale del padre, la riparazione dell’auto e di uno scooter, la tinteggiatura gratuita dell’abitazione.

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