Martedì 16 Luglio 2019 | 03:04

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L'ultimo saluto per il carabiniere ucciso
Ai funerali Conte, Lezzi, Fico e Trenta
Indagato in carcere non risponde

L'autopsia ha confermato quanto apparso all'esterno del corpo: il maresciallo è stato raggiunto da tre colpi, al torace, al braccio e all'addome

Cagnano Varano: carabiniere ucciso, colpo fatale all'aortaDomani i funerali a S.Severo

Foto Luca Turi

L'ultimo addio al maresciallo Vincenzo Di Gennaro: si sono tenuti oggi nella Cattedrale di San Severo i funerali del carabiniere ucciso sabato scorso a Cagnano Varano. «Giustizia per Vincenzo». Ha urlato una donna dai banchi della cattedrale mentre lentamente il feretro abbandonava la navata centrale della Chiesa di Santa Maria Assunta. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita della bara dalla chiesa dove, dopo la cerimonia, il premier Giuseppe Conte si è avvicinato alla famiglia Di Gennaro per stringere in un lungo abbraccio la sorella Lucia e il padre Luigi. Poi ha conversato per qualche minuto con l’arcivescovo Santo Marcianò che ha officiato la funzione religiosa insieme al vescovo della diocesi di San Severo, monsignor Giovanni Checchinato. Anche il presidente della Camera, Roberto Fico ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia Di Gennaro. Hanno partecipato alla cerimonia oltre ai ministri della difesa, Elisabetta Trenta, e del Sud, Barbara Lezzi, il capo di Stato maggiore della Difesa, gen. Enzo Vecciarelli e il comandante generale dell’arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri.

Al suo ingresso in chiesa il feretro è stato accolto da un lunghissimo applauso. Sulla bara il Tricolore e il berretto indossato dal maresciallo Di Gennaro. 

Molti cittadini hanno urlato «Onore». Il feretro era seguito dai familiari del maresciallo: il padre Luigi, la sorella Lucia e la compagna. Dietro in corteo anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e le alte cariche dell’Arma dei Carabinieri. La ministra, visibilmente scossa, ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. Sulla bara una corona di fiori della famiglia.

«In questi giorni ho tanta confusione. L’unica ragione che mi dà la forza di guardare avanti sono i nostri ricordi. Avevamo tanti progetti, ma la vita è stata crudele e ti ha portato via troppo presto. Come mi dicevi sempre tu: noi siamo due corpi e un anima e neanche la morte ci separerà». Ha detto alla fine del funerale Stefania Gualano la compagna del maresciallo Vincenzo Di Gennaro.

«Vincenzo mai avrei immaginato di doverti dare l’ultimo saluto così presto. Eri il fratello di cui essere fiera, su cui contare. Mi riempivi il cuore di gioia con il tuo sorriso. Abbiamo condiviso tutti i momenti della nostra vita, dell’infanzia e dell’adolescenza. Crescendo sei diventato l’orgoglio della nostra famiglia. Qualcuno ha spezzato la tua giovane vita ma non potrà mai spezzare quella catena di bontà e onestà che tu hai costruito e che noi spargeremo come i semi che daranno i loro frutti. Sarai la nostra stella polare, il nostro angelo e da lontano continuerai a guidare le nostre vite. Fai buon viaggio tra gli angeli». Ha detto invece Lucia, la sorella del maresciallo Vincenzo Di Gennaro al termine della celebrazione religiosa.

LE PAROLE DEL GENERALE NISTRI - «Il maresciallo dei carabinieri c'è e c'è sempre soprattutto nei piccoli centri che sono il nervo della nostra società. Questa sembra la fotografia di Vincenzo, e questo ci da ulteriore forza e ulteriore convincimento a dover continuare ad operare». È quanto affermato dal comandante generale dell’Arma dei carabinieri, gen. Giovanni Nistri al termine del funerale del maresciallo Vincenzo Di Gennaro. «Mi tornano in mente le parole del padre del maresciallo, il signor Luigi: 'non perderò mai la fiducia nello Statò. Questo è il motivo per cui a nome di tutta l’Arma dei carabinieri devo ringraziarla, a lei a Stefania e a Lucia. Tutta questa certezza nei valori dello Stato sono i valori che avete trasmesso a Vincenzo. La storia professionale di Vincenzo è semplice, perché a quasi 23 anni ha fatto una scelta ed è entrato nell’Arma. Due anni dopo è stato destinato in una terra difficile e dura, in Calabria dove è stato per dieci anni. Poi è tornato nella sua terra che lo ha accolto fino all’ultimo giorno. Tre cose ho capito di Vincenzo: era un uomo di fede, che credeva in San Pio, che credeva nella famiglia e che credeva nella propria squadra, la Juventus». «Semplicità e umiltà - ha concluso - sono due modi per declinare l’essenza di questo carabiniere».

L'OMELIA - «Caro papà Luigi, so che, assieme al dolore lacerante, tu senti ora questo orgoglio: l'aver dato la vita ad un figlio che è stato capace di dare la sua vita per un servizio allo Stato, alle Istituzioni, al Paese, alla gente, all’uomo; per un amore dell’uomo, della vita umana. Un amore che egli ha riversato su tutti. Oggi i sogni sembrano irrimediabilmente infranti e resta una realtà straziante, che è fatta di morte ma è fatta pure di amore, più forte della morte». Lo ha detto l’ordinario militare in Italia mons. Santo Marcianò, nell’omelia al funerale del maresciallo Vincenzo Di Gennaro che si celebra nella cattedrale di S.Severo. «Oggi sento un profondo turbamento che si fa grido per una terra spesso tradita, abbandonata, sola. Ma, in questa solitudine - ha detto ancora - risplende ancor più la grandezza del gesto di Vincenzo, segno della sua dedizione incondizionata e della vicinanza autentica degli uomini e donne dell’Arma dei Carabinieri, delle Forze Armate, delle Forze dell’Ordine: talvolta è solo in loro che i cittadini riconoscono la presenza dello Stato!». «Grazie Vincenzo - ha detto ancora mons.Marcianò - perché sei stato un portatore di bene, nelle diverse realtà e strutture nelle quali si è consumata la tua missione. Grazie perché hai contribuito a portare alla luce il bene nascosto nei cuori di tantissimi cittadini di questa splendida terra e nel servizio mite e pacifico, ma eroico e altamente competente, dei tuoi colleghi, della tua amata arma dei carabinieri, famiglia di servi dello stato». «L'omicida di Vincenzo, come ogni omicida, non sa quello che fa! Non sa cosa significhi distruggere la grande dignità e l’infinito valore della vita umana, per difendere la quale Vincenzo, come tanti militari, si è consumato. Ma se, un giorno, egli si dovesse rendere conto del male compiuto e aprire il cuore alla conversione, questo avverrebbe anche per l’amore con cui Vincenzo ha donato la vita per lui. Il male si vince, si sgretola così. Ma il male resta male e non bisogna smettere di denunciarlo e combatterlo, con le armi che la verità, la giustizia e la pace ci mettono in mano». Lo ha detto Monsignor Santo Marcianò, ordinario militare in Italia, durante l’omelia per i funerali del maresciallo Vincenzo Di Gennaro.
«Resta un male che, troppo spesso - ha concluso - è più grande delle semplici intenzioni e vendette del singolo; un male strutturato, un male che è diventato, direi, 'strutturà sociale, culturale, politica. Sì, per combattere le strutture di male occorrono strutture di bene. E occorre che il bene abiti, invada le nostre strutture!». Mons. Marcianò ha raccontato anche di avere incontrato Vincenzo quando il militare era in servizio nella stazione di Mirto-Crosia e lui era vescovo in Calabria nella diocesi di Rossano-Cariati.
«Il tuo dare la vita - ha detto infine - è stato un gesto di luce che molti, questo colpisce e commuove, hanno già raccolto come testimonianza e preziosa eredità; anche tanti uomini delle istituzioni, che hanno voluto oggi essere presenti o testimoniare la loro vicinanza. Questa luce si irradi su di loro e sul nostro Paese e su di noi e squarci il buio terribile di questa inspiegabile violenza».

INDAGATO IN CARCERE NON RISPONDE - Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giuseppe Papantuono, il 64enne arrestato sabato scorso immediatamente dopo aver sparato ed ucciso il maresciallo Vincenzo Di Gennaro e ferito il militare Pasquale Casertano. Papantuono è accusato di omicidio, tentato omicidio aggravato dall’aver agito contro un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni e porto e detenzione di una pistola. Il Gip, Marialuisa Bencivenga, ha convalidato il fermo e disposto la detenzione in carcere. L’interrogatorio si è tenuto nell’aula Gip del tribunale di Foggia. Presenti anche il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro e il sostituto procuratore Ileana Ramundo, titolare dell’inchiesta. Papantuono è difeso d’ufficio dall’avvocato Raffaele Lepore.

L'OMAGGIO AL FERETRO DEL MINISTRO TRENTA - È appena arrivata al comune di San Severo il ministro della Difesa Elisabetta Trenta accompagnata dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri. Il ministro si è subito recata a portare il proprio cordoglio alla famiglia del maresciallo Vincenzo Di Gennaro. Il ministro si è soffermata con il padre del maresciallo, che da questa mattina non ha abbandonato un solo istante il feretro del figlio. Inoltre, secondo quanto si è appreso, ai funerali prenderà parte anche il padre dell’altro militare rimasto ferito, Pasquale Casertano. L’uomo avrebbe chiesto di partecipare alla funzione religiosa accanto alla famiglia Di Gennaro.

IL MINUTO DI SILENZIO AL SENATO - La presidente del Senato Elisabetta Casellati invita l’Aula del Senato a rispettare un minuto di raccoglimento in ricordo del maresciallo Vincenzo Carlo Di Gennaro, il carabiniere ucciso a Cagnano Varano (Foggia) mentre era in servizio. Al termine un lungo applauso si leva dai banchi dei parlamentari.

LA CAMERA ARDENTE - Tricolore a mezz'asta, listato a lutto. Si è aperta così da pochi minuti la camera ardente in onore del maresciallo Vincenzo Di Gennaro, il carabiniere ucciso sabato mattina a Cagnano Varano, allestita nella sala consigliare di Palazzo Celestini, sede del Comune di San Severo. Ad accogliere il feretro, il comandante interregionale dell'Arma dei Carabinieri, il generale di Corpo d'armata Vittorio Tomasone, e il comandate provinciale dei carabinieri colonnello Marco Aquilio. Presente anche il sindaco di San Severo Francesco Miglio, accompagnato dalla sua giunta e seguito dal gonfalone della città. Accanto alla bara coperta dal tricolore, i familiari del maresciallo Di Gennaro: il padre Luigi, la sorella Lucia e la compagna Stefania Gualano. Confermata la presenza del premier Conte, del ministro della Difesa Elisabetta Trenta e del ministro per il Sud Barbara Lezzi.

IL SINDACO: SPERO LA SUA MORTE FACCIA RIFLETTERE - «Conoscevo Vincenzo sin da ragazzo, eravamo amici di famiglia. Vincenzo era davvero un bravo ragazzo. Con dei valori molto radicati, con uno spiccato senso del dovere». Ecco come lo ricorda il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, presente nella camera ardente con tutta la sua giunta.

«Vincenzo era juventino, avevamo questa fede calcistica in comune. Non l’ho mai visto arrabbiato, mai visto sopra le righe. Incapace di far del male anche ad una mosca - prosegue - Oggi noi piangiamo Vincenzo in modo tragico». «Non può accadere che un militare - ha detto ancora - per espletare le sue funzioni istituzionali debba perdere la vita . Mi auguro che questa dipartita possa essere foriera di grande riflessione. Noi non lo dimenticheremo, faremo delle iniziative formative ed educative affinché il suo sacrificio non resti vano»

IERI L'AUTOPSIA - Sono stati tre i colpi di pistola che hanno raggiunto al torace, ad un braccio e all’addome il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Di Gennaro freddato sabato mattina a Cagnano Varano. Quello letale ha provocato la rottura dell’aorta provocando la morte del militare in pochissimi minuti. Lo ha stabilito l’autopsia eseguita stamattina dall’equipe dell’istituto di medicina legale degli Ospedali Riuniti di Foggia. L’esame ha sostanzialmente confermato quanto era già apparso al primo esame esterno del corpo.

Secondo gli investigatori, Giuseppe Papantuono il 64enne ora in carcere con l’accusa di omicidio e tentato omicidio aggravato dall’aver agito contro un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni e porto e detenzione di arma, ha scaricato addosso ai due militari tutti e cinque i colpi contenuti nel caricatore della sua pistola calibro 9x21. Tre colpi hanno ucciso il maresciallo, gli altri due invece hanno ferito al braccio e al fianco il commilitone Pasquale Casertano.

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