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Prostituzione a Foggia

Case a luci rosse: al processo in 10
Libero il principale imputato

In 9 arrestati e inizialmente finiti in cella nell'operazione interforze di luglio quando furono sequestrati pure 10 appartamenti

Case a luci rosse: al processo in 10 libero il principale imputato

FOGGIA - Torna libero dopo tre mesi di carcere prima e arresti domiciliari dopo, Michele Sorrentino, uno dei principali imputati dell’indagine sulle presunte case di appuntamenti affittate in città per 50 euro al giorno a prostitute e transessuali stranieri che arrivavano a Foggia da varie zone d’Italia per ragioni di lavoro per rimanervi qualche settimana ed avevano quindi bisogno di appartamenti per potervi incontrare clienti per rapporti sessuali a pagamento. L’inchiesta coordinata dalla Procura e condotta da carabinieri, squadra mobile e Guardia di Finanza sfociò nel blitz del 5 luglio scorso con l’arresto di 9 insospettabili finiti inizialmente in cella con l’accusa di favoreggiamento e/o sfruttamento della prostituzione; e con il sequestro di 10 case in varie zone della città che negli ultimi tre anni sarebbero state trasformate in case di tolleranza.

Michele Sorrentino, quarantenne incensurato foggiano, è proprietario e/o gestore di tre case in due distinte zone cittadine, che avrebbe affittato dal 2015 al 2018 ad una dozzina di transessuali e prostitute straniere, presentandosi giornalmente - dice l’accusa - a riscuotere l’affitto di 50 euro al giorno; gestendo la turnazione delle escort per evitare che gli appartamenti rimanessero liberi; mandando via un uomo che spiava le donne negli appartamenti; e in un’occasione anche allontanando una pattuglia della Polizia che stazionava sotto una delle presunte casi a luci rosse. Sorrentino avrebbe gestito le tre case con la compagna pure arrestata in occasione del blitz e da tempo rimesso in libertà: la coppia si dice innocente. Il foggiano finì in cella in occasione del blitz del 5 luglio scorso; vi rimase fino al 2 agosto con il Tribunale della libertà di Bari che rigettò la richiesta di scarcerazione; fu poi il gip foggiano a ritenere attenuate le esigenze cautelari e mandarlo ai domiciliari ma lontano da Foggia. Il gup del Tribunale di Foggia Domenico Zeno ha accolto 48 ore fa la richiesta di rimessione in libertà di Sorrentino presentata dall’avvocato Paolo D’Ambrosio cui la Procura ha dato parere favorevole: l’indagato è tornato quindi libero, il giudice gli ha imposto l’obbligo di firma tre volte alla settimana in caserma. E presto potrebbero tornare liberi dai domiciliari altri 6 imputati: il gup deciderà nelle prossime ore sulle istanze difensive nelle scorse ore.
L’udienza preliminare cominciata venerdì mattina nell’aula del gup è subito slittata di un mese per ritardi e difetti nella notifiche ad alcuni imputati e avvocati dell’avviso dell’udienza. Sono 10 le persone per le quali i pubblici ministeri Anna Landi e Marco Gambardella hanno chiesto il rinvio a giudizio: 9 sono i foggiani arrestati a luglio, il decimo è un poliziotto accusato di non aver denunciato alla magistratura che proprio Sorrentino avrebbe gestito una casa a luci rosse. Dei 9 arrestati del blitz, in 3 sono poi stati rimessi in libertà.

Molti degli imputati, tra cui anche il foggiano ora tornato libero, chiederanno nella prossima udienza di essere giudicati con il rito abbreviato dallo stesso gup, in base agli atti d’indagine e senza quindi ascoltare investigatori e testimoni. Sono tre le distinte indagini condotte in città sempre sullo stesso fenomeno tra il 2014 e il 2017 da carabinieri della compagnia di Foggia, agenti della sezione lotta alla prostituzione della squadra mobile, finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Bari, poi riunite dai pm in un unico procedimento. L’accusa contro gli imputati si basa su appostamenti delle forze dell’ordine sotto alcune delle «case di tolleranza», come le definì la Procura in occasione del blitz; negli interrogatori di prostitute e trans (prostituirsi non è un reato, sono quindi stati sentiti nel corso delle indagini come persone informate sui fatti); di clienti; di coinquilini e amministratori condominiali di alcuni degli stabili dove c’erano le case a luci rosse con conseguenti proteste di chi assisteva nel palazzo a via vai di clienti, e talvolta anche profilattici abbandonati nel portone; intercettazioni e riprese video. Di fronte a questi elementi di prova ormai acquisiti, andare al processo in aula non aggiungerebbe granché: ecco spiegata la probabile scelta di giudizio abbreviato, che peraltro dà diritto allo sconto di un terzo in caso di condanna, da parte della gran parte dei difensori.

I 10 imputati in attesa di giudizio sono 4 proprietari/gestori delle 10 case sequestrate tre mesi fa su decreto del gip chiesto dalla Procura; 3 loro compagni, familiari o collaboratori che li avrebbero aiutati nella gestione degli appartamenti; 2 foggiani che avrebbero svolto un ruolo di intermediari tra prostitute e proprietari di case; e 1 poliziotto estraneo al filone principale dell’inchiesta sul favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e imputato, come accennato, solo di omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale. In cosa consiste lo sfruttamento e/o favoreggiamento della prostituzione nell’ottica accusatoria? Nell’aver affittato le case perché vi «si esercitasse la prostituzione», scrivono i pm nei capi d’imputazione; nel contattare telefonicamente le prostitute straniere per accordarsi sul loro arrivo a Foggia; nell’accompagnarle dalla stazione negli appartamenti dove avrebbero poi incontrato i clienti, pagando un affitto di 50 euro al giorno ai padroni di casa, soldi riscossi pressoché quotidianamente; nel gestire attentamente la turnazione delle ragazze preoccupandosi di non lasciare mai liberi gli appartamenti; nell’acquistare per conto delle prostitute beni di vario genere, tra cui anche profilattici; nell’aiutare le «squillo» per le inserzioni pubblicitarie su quotidiani e siti internet per cercare clienti. 

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