Oramai anche al bar si parla sempre più frequentemente di IA (Intelligenza Artificiale) o in inglese AI (Artificial Intelligence). L’uso comune è sempre più diffuso; parte come gioco e curiosità personale e si trasferisce nel mondo del lavoro disordinatamente. Si passa così dalla versione gratuita di ChatGPT alla versione business più performante, arrivata ad avere un milione di utenti.
Il neonato Osservatorio Italiano sull’Intelligenza Artificiale, coordinato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la userà per monitorarne l’impatto su occupazione, imprese e diritti dei lavoratori. L’iniziativa parte dalla previsione di un uso sempre più spinto della IA nelle imprese e quindi si preoccupa di monitorarne l’impatto sulle organizzazioni per cercare di gestire i rischi e le opportunità connessi per le parti sociali, anche formulando proposte normative.
Gli esempi non mancano, dai giganti come VISA con il suo personal shopper, la GDO con il totem ALDO che aiuterà negli acquisiti, Alibaba con Qwen che ti suggerisce vacanze e ti compra i biglietti, all’ospedale Di Venere dalle nostre parti, che l’ha introdotta per ridurre i tempi di diagnosi. In poco tempo la IA non è più solo strumento, ma decisore. Quella che Toby Xu, Ceo di Alibaba, chiama IA proattiva.
Il mondo bancario e finanziario è certamente quello che ha scoperto prima la IA ed è più avanti nel suo utilizzo. Unicredit ha stipulato un accordo con Google Cloud per accelerare nei prossimi 10 anni la trasformazione digitale del Gruppo Unicredit. Tuttavia, anche nel mondo bancario, qualcuno non nasconde di vedere l’IA come una minaccia.
La direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), la bulgara Kristalina Ivanova Georgieva, ha suonato l’allerta sui rischi legati alla IA definendola addirittura uno tsunami. Non solo per il rischio di scoppio della bolla speculativa del settore, ma specialmente per l’impatto che potrà esercitare sui posti di lavoro, in questo in buona compagnia con le organizzazioni sindacali italiane.
Secondi il FMI il 60% dei posti di lavoro nelle economie avanzate e il 40% a livello globale ne sarà investito. Pur con tutti i rischi, connessi anche alle allucinazioni in cui è recentemente incorso un magistrato della Corte di Appello di Torino citando sentenze errate, la IA sembra affascinare sempre di più le imprese.
Qualche giorno fa in borsa sono crollate le quotazioni delle società di gestione del risparmio dopo che Antropic ha annunciato il lancio della sua «Claude for financial Services», una piattaforma di IA generativa per l’asset management, che potrebbe «sostituire» le reti di gestori.
I tassi di adozione della IA sono sorprendenti anche in Italia in cui il 2026 si preannuncia un anno d’oro dopo il 2025 che ha visto crescere del 50% il volume del fatturato complessivo del comparto giunto a 1,8 miliardi. Ovviamente è una crescita che vede protagoniste le grandi e medie imprese mentre le piccole e micro risultano ancora attardate; non ne parliamo di quelle meridionali particolarmente penalizzate dalla scarsa alfabetizzazione informatica.
La sfida per tutte le imprese sarà equilibrare le aspettative con i risultati concreti e fare formazione adeguata investendo con i giusti equilibri, senza squilibrarsi. Si stima che entro il 2030 quattro competenze su dieci saranno nuove mentre sono ancora troppo pochi gli addetti che seguono programmi di riqualificazione.
Allo stato in Italia abbiamo ancora tanta strada da fare per passare dalla mera fase di semplice analisi dei dati per fare meglio e più velocemente ciò che già facciamo a far fare alla IA cose nuove, impensate e impensabili fino a ieri. I risultati saranno sorprendenti secondo OpenAI.
Ogni giorno lavorativo ogni dipendente può risparmiare fino a 40-60 minuti del suo tempo e coloro che svolgono mansioni più basse riscontrano un effetto livellante verso l’alto. Le imprese che hanno adottato l’AI negli ultimi 3 anni fanno registrare performances migliori sia in termini di incremento dei ricavi x 1,7 volte, che in termini di redditività con utili x 1,6 volte.
E già si vede la differenza fra le imprese leader che si sono già avviate sulla strada della AI e quelle ancora attardate; attendere non è più consentito.
Urge adottare progressivamente l’uso della IA in azienda per liberare i dipendenti dai lavori ripetitivi facendoli dedicare a nuovi prodotti/servizi grazie ad una adeguata formazione; ma il lavoratore deve restare sempre al centro del sistema per controllarne il giusto procedere. Il rischio altrimenti sarà avere effetti positivi nell’economia ma conseguenze dirompenti sul piano sociale. È questa la strada intrapresa anche da noi di FIDIT da oltre un anno.
Grazie all’uso consapevole della AI, all’investimento sulla formazione degli addetti e all’innovazione degli strumenti utilizzati siamo in grado di assistere meglio e quotidianamente le imprese associate per rendere loro e i loro dipendenti sempre più adeguati a colloquiare con il sistema bancario e finanziario. Noi abbiamo accettato la sfida; ora tocca farlo anche alle nostre imprese per vincere la gara dell’innovazione e della produttività.
















