Domenica 15 Febbraio 2026 | 22:10

Le regionali in Puglia pedina di scambio in vista di altre partite

Le regionali in Puglia pedina di scambio in vista di altre partite

Le regionali in Puglia pedina di scambio in vista di altre partite

 
Rosario A. Polizzi e Camilla Sodano

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Rosario A. Polizzi e Camilla Sodano

Le regionali in Puglia pedina di scambio in vista di altre partite

Le regionali? Roba da comparse. Mentre i cittadini si recano alle urne per eleggere i governi regionali, nei palazzi della politica si gioca tutt’altra partita

Giovedì 18 Settembre 2025, 14:00

I partiti pensano solo al 2027. E le regionali? Roba da comparse. Mentre i cittadini si recano alle urne per eleggere i governi regionali, nei palazzi della politica si gioca tutt’altra partita. I vertici dei partiti, quelli che decidono davvero, hanno già voltato pagina: sono in modalità «politiche 2027».

Le scadenze elettorali intermedie – è bene definirle così – sono ormai considerate poco più di un fastidio da gestire, un inciampo da contenere. Un danno collaterale, da minimizzare mentre si pianifica il vero assalto: quello a Camera e Senato.

L’aria che si respira è proprio quella che prelude a una tornata politica nazionale. Questa volta non si aspetta Godot, ma la scadenza elettorale del 2027. La Puglia è l’esempio più lampante – e cinico – di questa deriva. La nostra regione, già definita «laboratorio politico» e patria della celebre «primavera pugliese», viene trattata come pedina di scambio in vista di partite più grandi.

I cittadini, già distanti dalla politica, percepiscono chiaramente questo disinteresse e rispondono con l’unica arma che hanno: l’astensione. Un pericolo che indebolisce la democrazia e rafforza l’idea che votare, in fondo, non serva a nulla. Le candidature appaiono sempre più frutto di equilibri interni che non di progetti territoriali concreti. I partiti non guardano più ai cittadini, ma ai numeri: non si chiedono «cosa serve alla Puglia o alla Toscana?», ma «quanti seggi ci porta questo trend nel proporzionale?». È la politica dei fogli Excel, dove le persone diventano percentuali e le regioni semplici simulazioni.

Alla fine, nessuno pagherà «i danni»: si dirà che «non era una vera partita». Chi governa ha ormai un’unica proiezione sulla retina: legge elettorale e suo iter. Destra e sinistra convergono su un unico obiettivo, seppur da posizioni contrapposte: il destino del premierato, con tutto ciò che ne consegue.

Eppure, una cosa è certa: non si costruisce una classe dirigente credibile ignorando le tappe intermedie politico-amministrative. La tendenza a saltare gli appuntamenti locali per guardare solo all’orizzonte nazionale svilisce il ruolo delle autonomie e impoverisce la vita democratica. È nei territori, infatti, che si misura la qualità della politica.

Mai dimenticare che solo nelle «periferie dell’Impero» può rinascere la fiducia: valorizzando i progetti concreti e ridando senso alla partecipazione. L’utilizzo della intelligenza artificiale migliorerà le sintesi necessarie e quella naturale realizzerà che gli appuntamenti politici non saranno più «danni collaterali», ma il primo passo per ricostruire simbiosi vera con i cittadini.

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