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In Puglia e Basilicata

Il punto

L’autonomia differenziata al Nord solamente se il Sud avrà avuto giustizia

L'ingordigia del Nord: loro più autonomi. E i servizi al Sud?

Già ora lo Stato per ogni cittadino centrosettentrionale spende ogni anno 3.671 euro in più rispetto a uno meridionale

16 Settembre 2022

Lino Patruno

Alla guerra come alla guerra, dicono i francesi. Nel senso che, se sei in guerra, non puoi sparare fiori. Esempio l’autonomia differenziata chiesta da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Che non è una riforma qualsiasi come si vuole farla passare, ma un secondo Risorgimento d’Italia con la sentenza di morte per il Sud.

Fatto sta che tutti i principali partiti in campagna elettorale si sono detti pronti a concederla con la stessa leggerezza di una danza di Roberto Bolle. Chissà se ignari che potrebbe essere l’inizio della fine del Paese unito, o forse proprio per questo nell’egoismo (suicida) dei ricchi verso i poveri. Ma allora, perché non una estrema (e inimmaginabile) difesa da parte del Sud?

Vediamo. Ormai anche i bambini sanno che autonomia rinforzata significa richiesta da parte di quelle Regioni di fare da sé tutto ciò che ora fa lo Stato. Tipo il Covid: ciascuno per suo conto e caos generale. Da sé per sanità, scuola, trasporti, infrastrutture, ambiente, assistenza sociale e compagnia. Lasciando allo Stato, bontà loro, solo giustizia e sicurezza nazionale.

Niente di dannoso, puntualizzano, visto che ritengono di poter fare in casa propria meglio della pachidermica Roma. E chi paga, scusi? Beh, ciò che finora questi servizi costano allo Stato, lo Stato passi a noi: gioco a somma zero. Ma il diavolo, come è noto, si nasconde nei dettagli.

Ciò che lo Stato spende per quelle Regioni (e per quelle del Centro Nord tutte) è la prima ingiustizia nazionale. Nel senso che lo stesso Stato ammette (coi suoi Conti pubblici territoriali) che per ogni cittadino centrosettentrionale spende ogni anno 3671 euro in più rispetto a uno meridionale.

Perché? Perché così è sempre stato fatto, giustificazione meno accettabile di un rigore contro all’ultimo minuto. Spesa storica. È in base a questa spesa storica che si è allargato finora il divario fra i due Paesi. È in base a questa spesa storica che 61,5 miliardi annui che spetterebbero al Sud vanno a finire al Centro Nord.

Cosa avverrebbe con l’autonomia differenziata? Avverrebbe che lo Stato continuerebbe a pagare per ogni cittadino di quelle regioni i 3671 euro in più rispetto ai meridionali.

Avverrebbe che l’illegalità diventerebbe legale. Quei 3671 euro in meno significano per il Sud star male: un livello di servizi (e di qualità della vita) tutti sotto il minimo previsto non da qualche Masaniello, ma dalla stessa Costituzione. Cioè lo Stato (coi suoi governi) viola la sua stessa Costituzione. Ecco perché quell’autonomia dovrebbe essere concessa solo dopo aver fatto giustizia al Sud.

Calcolando quali sono i bisogni del Sud e adeguando il livello dei servizi a quei bisogni, non molto meno come ora. Dovrebbero essere calcolati i Lep, Livelli essenziali di prestazione.

Ecco la condizione del Sud: prima i Lep, poi l’autonomia differenziata. Ma è anche la condizione della legge del 2009 che ha disciplinato quel federalismo fiscale primatista mondiale di iniquità. Legge mai applicata. Spesa storica continuata. Sud sempre più danneggiato.

Se la condizione non passa ora, sarà la tomba del Sud. Facendo finta di non sapere che le tre Regioni sopradette vorrebbero anche più di quanto (ingiustamente) ora lo Stato spende per loro. Vorrebbero trattenersi le loro tasse sottraendole allo Stato e al resto del Paese. Ciò che per il Sud potrebbe significare la chiusura di un ospedale e di una scuola al mese.

Allora, perché non un ricorso alla Corte Costituzionale da parte del Sud contro lo Stato che viola la Costituzione dello Stato?

Sperare che possa essere una iniziativa politica sarebbe come sperare che l’inflazione si blocchi per intercessione di padre Pio.

Neanche una iniziativa dei politici meridionali, (quasi) tutti ligi alle direttive dei loro partiti. Potrebbero pensarci quei Movimenti politici meridionali protagonisti nei giorni scorsi di una conferenza stampa in comune (già questo un mezzo sortilegio) per decidere una iniziativa tanto perentoria quanto discussa.

Il 25 settembre votare tutti «No Ad» (No Autonomia Diversificata). Un annullamento delle schede, un anti-voto per mettere il Mezzogiorno all’opposizione contro tutti. Ut scandala venient, che scandalo esploda.

E intanto i 500 sindaci del Recovery Sud (in testa Davide Carlucci di Acquaviva) ottengono un impegno dall’Unione Europea. La cui Commissione per le petizioni vigilerà sull’equa ripartizione dei fondi del Pnrr, cioè il pur risicato 40 per cento al Sud non si tocca.

Perché quando parlano di accordi da rivedere, a quello puntano. E in guerra vorresti sparare fiori?

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