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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Parte il grande rito di massa del Ferragosto, ma manca la capacità di «volare alto»

Parte il grande rito di massa del Ferragosto, ma manca la capacità di «volare alto»

La festa nasce come pausa concessa ai lavoratori, soprattutto della terra, legata quindi ai ritmi dell’agricoltura

13 Agosto 2022

Michele Partipilo

Il grande rito laico dell’estate si compie: Ferragosto è qui, anche nel 2022, nonostante i rigurgiti della pandemia, la guerra in Ucraina, il caldo assassino e una campagna elettorale che al momento assomiglia a una riunione di condominio.

Come ogni rito richiede sacrifici (purtroppo anche umani): al dio piacere e al dio conformismo. A Ferragosto l’imperativo è divertirsi e allora devi farlo come tutti e con tutti. Ma prima di arrivare all’agognato momento di lussuria estiva è necessario un percorso di purificazione per espiare le colpe dell’anno: in coda per ore su autostrade intasate e sotto un sole infernale; bloccati su treni fermi in aperta campagna per guasti o «per soggetti non autorizzati lungo i binari»; stipati in aerei privi di equipaggi disponibili o anche su traghetti stracarichi al limite dell’affondamento. Dal mare ai monti, dai laghi alla campagna ogni luogo è buono per questa liturgia dello sballo di massa. Il solo posto dove non bisogna stare è a casa, pena la pubblica qualifica di sfigati. Infatti nelle città i negozi sono chiusi, le strade deserte e neanche un prete per chiacchierare, come già denunciava Celentano nel secolo scorso.

Destino ballerino quello del Ferragosto, festa inventata dai Romani e fissata a inizio mese per celebrare la fine dei lavori nei campi, poi cristianizzata dalla Chiesa cattolica e trasferita al 15, data in cui ricorre la l’Assunzione in cielo di Maria e, infine, consegnata alle folle oceaniche dal fascismo, promotore di gite fuori porta e brevi escursioni verso mare e monti.

Ferragosto deriva dal latino «feriae Augusti», in onore dell’imperatore Augusto che lo istituì nel 18 avanti Cristo, aggiungendolo agli Augustales, una serie di festività ricadenti nello stesso periodo. La festa nasce come pausa concessa ai lavoratori, soprattutto della terra, legata quindi ai ritmi dell’agricoltura. È il tratto che mantiene fino ai giorni nostri, sebbene a Ferragosto e dintorni ci siano intere categorie di lavoratori chiamate a strafaticare: dagli addetti ai servizi turistici (cuochi, camerieri, baristi, bagnini, guide alpine, albergatori…) agli operatori sanitari, con i pronto soccorso intasati da malati veri e, purtroppo, da molti malati solo di solitudine; dalle forze dell’ordine ai Vigili del fuoco, che per la verità il superlavoro lo stanno svolgendo da due mesi, e perché no? fino ai giornalisti chiamati a bilanciare i racconti vacanzieri con stragi belliche, morti sulle strade e, quest’anno, anche promesse elettorali.

Se Natale è diventato il rito orgiastico invernale, dove tutti devono abbuffarsi, fare regali e andare sulla neve che non c’è, Ferragosto è la celebrazione della vita all’aria aperta, dell’esibizione di corpi palestrati e abbronzati, della moltiplicazione di foto e messaggi sui social, perché la partecipazione al sacrificio collettivo è consacrata al racconto e alla trasmissione ai posteri. Che senso avrebbe infatti essersi sobbarcati ore e ore di autostrada per arrivare nell’agognata meta e non postare subito 10-20 foto dello spritz di benvenuto? L’essere immersi in questa liturgia di massa e la sua narrazione danno sicurezza, ci fanno sentire uguali agli altri e ricreano fiducia in se stessi.

La dimensione di Ferragosto come tempo di «non lavoro» è dunque ben viva, ma l’aspetto spirituale e religioso ne è fortemente ridimensionato. Tra gli stessi cattolici sono in pochi a ricordare che il giorno dell’assunzione al cielo di Maria, dogma proclamato ufficialmente nel 1950 da papa Pio XII sulla scorta di una tradizione risalente già al VII secolo, è obbligatorio andare a messa e astenersi dal lavoro. Precetto molto rispettato fino all’avvento della società delle vacanze e arricchito da processioni e tradizioni popolari dedicate alla Vergine Maria. L’appuntamento più famoso è il Palio dell’Assunta, che si corre a Siena il 16 agosto e che si rifà direttamente alla festa augustea, quando si organizzavano corse di cavalli per celebrare il protagonista dei lavori nei campi come nelle battaglie. Lo stesso «Palio» del resto è il drappo di stoffa pregiata con cui nell’antica Roma si premiavano i vincitori di gare equestri.

Una società materialista e materializzata come l’attuale non può cogliere la dimensione spirituale di una festa ormai fatta solo di godimento fisico. Un panorama al tramonto varrà sempre meno di un piatto di salsicce e questo nonostante si organizzino – lodevolmente – concerti in montagna o in spiaggia per assistere al quotidiano miracolo dell’alba.

Aggrava la situazione la montante incapacità di alzare gli occhi dal suolo, ciascuno guarda ormai solo ciò che ha sotto il naso e cioè quasi sempre lo schermo di un device (che magnifica parola!). È l’attualità la cifra del tempo corrente, nel cui confine rientra solo ciò che è qui e oggi, il resto non conta. In siffatta società come si può pensare che Ferragosto possa avere anche una dimensione spirituale e religiosa che porta a guardare al futuro? Bisognerebbe poter parlare con Augusto per sapere come immaginerebbe oggi la «sua» festa.

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