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Clero e pedofilia, parte l’inchiesta dei vescovi italiani ma sarà un esame obiettivo?

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La Cei avvia il suo primo Report sulle attività dei Servizi Regionali, dei Servizi Diocesani/Interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili

24 Giugno 2022

Armando Fizzarotti

«Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!». Ma per secoli e anche negli ultimi anni chi ha rappresentato ai livelli più alti l’istituzione, la comunità umana che dice di seguire i dettami del Vangelo, ha ritenuto di applicare una qualche sanzione, anche minima, mettendo in pratica quanto raccomandato da Gesù di Nazareth, così come riporta l’evangelista Matteo al capitolo 18. Altro che macina! Pietre tombali sono state messe su troppi casi, mettendo a tacere scandali che avrebbero macchiato l’immagine e la reputazione della Chiesa.

Ora pare arrivare una prima «rivoluzione» nell’ambito della Chiesa italiana, per iniziativa del nuovo presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Matteo Zuppi. La Cei avvia il suo primo Report sulle attività dei Servizi Regionali, dei Servizi Diocesani/Interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Valutiamo in una parentesi il dettato evangelico: l’«anatema» è rivolto a tutti coloro che si macchino di tali delitti. Sì: delitti, non semplici reati, perché un abuso subito nell’infanzia o anche nell’adolescenza, anche non grave, può segnare il futuro di una persona per il resto della sua vita.

Ma è doppiamente orribile, e quindi da punire con maggiore rigore, nei confronti di chi si comporti da «lupo» travestito con la «pelle d’agnello» di un abito talare, approfittando della fiducia che il suo ruolo e la sua funzione ispirano nelle persone che dovrebbe educare alla fede e accompagnare nella vita spirituale. Ora torniamo all’iniziativa della Cei. Tra le misure, è stata annunciata anche una Analisi quantitativa e qualitativa dei dati custoditi presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, facenti riferimento a presunti o accertati delitti perpetrati da chierici in Italia nel periodo 2000-2021, condotta in collaborazione con Istituti di ricerca indipendenti. Nella ricerca saranno coinvolti 16 coordinatori per i Servizi regionali, 226 referenti per quelli diocesani e 96 responsabili dei Centri di ascolto: saranno somministrati questionari specifici per ciascun ambito da compilare online, garantendo la massima riservatezza.

I dati raccolti verranno esaminati da ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, specializzati in economia, statistica, sociologia con esperienza specifica in analisi di politiche di tutela dei minori, che sono richieste a livello europeo a tutte le organizzazioni operanti con minori ai fini di garantire loro ambienti sicuri in termini di prevenzione, contrasto e protocolli di segnalazione abusi, e che rappresentano il quadro delle Linee guida della Chiesa che è in Italia del 2019.
«Gli esperti avranno il compito «non solo di presentare una radiografia dell’esistente, ma di trarre suggerimenti e indicazioni per implementare l’adeguatezza dell’azione preventiva e formativa delle Chiese che sono in Italia». Quello che è uno dei primi passi della «via italiana» dei vescovi nell’analisi e nella lotta del fenomeno degli abusi sui minori. scontenta però il fronte delle associazioni delle vittime, che reclamano un’indagine indipendente.

Questi sono anni particolari per la Chiesa e per il Vaticano che la guida. È l’epoca tutta particolare dei «due Papi», i due «Soli» della fede, l’emerito Benedetto XVI (Ratzinger) tramontato per aver gettato la spugna ancora in vita, e Francesco (Bergoglio), pontefice in carica da 9 anni. Il primo da molti tacciato di omertà, ma forse con troppa leggerezza, sul gravissimo problema della pedofilia nel clero (recentemente anche denunciato in Germania da una vittima di abusi sessuali subiti in gioventù) e il secondo invece visto come «paladino» del «facciamo piazza pulita in casa nostra» sul problema. Il tedesco, magari visto come un professore di teologia un po’ snob rispetto alla banalità dei problemi quotidiani, il secondo individuato come il gesuita «rivoluzionario» che vuole dare finalmente una scossa decisiva al palazzo delle falsità e dei sistemi di potere di alcuni prelati.
Forse sulla piaga pedofilia è questo un confronto troppo semplicistico fra i due pontificati, ma non è da trascurare che con papa Francesco e con il predecessore del cardinale Zuppi, il cardinale Gualtieri Bassetti, già tre anni fa per i vescovi è stato introdotto «l’obbligo morale di denuncia alle autorità civili dei casi di abuso sessuale su minori commessi da sacerdoti».
Ma la strada per sanare le ferite è ancora lunga e difficoltosa.

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