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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Uomini che odiano le donne, è una decrescita culturale

Uomini che odiano le donne, è una decrescita culturale

Donatella e Matteo una coppia apparentemente felice

La «mattanza» familiare di Novoli induce alla riflessione: è l'effetto di una involuzione sociale

20 Giugno 2022

Enrica Simonetti

Dopo il sabato sera in piazza per la festa del paese, Matteo e Donatella avrebbero potuto passare una domenica come tante: al mare, in casa con i bimbi, o chissà. Invece non ci sono più. Questa famiglia salentina è stata colpita per sempre da una folata d’odio trasformata in un uragano di coltellate inferte da lui a lei, prima di bruciare anche la sua vita in un rogo di lamiere e di sconfitte. Una tristezza infinita assale in queste ore Novoli, il paese della Focàra, del Salento autentico. Ma il luogo è solo una scenografia muta, perché Matteo e Donatella con la loro terribile e infelice storia potrebbero essere ovunque, per esempio in una delle 42 città in cui dall'inizio dell'anno (sei mesi!) sono avvenuti altrettanti femminicidi.

Donne uccise, sacrificate alla violenza e alla gelosia. Una si voleva separare. Una si era già separata, quasi era al divorzio. Una forse aveva un altro. Una era stata picchiata più volte. Una aveva denunciato il compagno. Una gli aveva detto «se non la smetti ti lascio». Le storie si somigliano tutte, in alcuni casi sembrano fotocopia: ultimo appuntamento oppure lite accesa; scenata di gelosia o denuncia presentata e/o ritirata ai Carabinieri vicino casa. Incredibile, ma come nel caso di ieri a Novoli, c'è spesso lui, l'assassino che chiama al telefono la mamma e chiede aiuto. C’è poi la sequela di carte bollate e di silenzi, ci sono i disastri dei figli, vittime incolpevoli. Tragedie personali nelle quali non si può entrare con il metro dei giudici. Non basta il vocìo di accuse a lui o a lei che ogni volta si ripetono, non bastano le testimonianze che poi raccontano sempre verità diverse, se non bugie, affermazioni passate per sentito dire.

Ma se c'è una cosa che non basta mai è il modo in cui nel nostro Paese si affrontano queste vicende e non stiamo facendo una «solita» lamentela, perché speriamo non vi sia sfuggita una notizia importante di due giorni fa: l’Italia è stata condannata della Corte europea dei diritti umani per non aver saputo proteggere una donna dall’ex marito violento, denunciato, sapete quante volte? Sette, ben 7 volte, ma comunque «autorizzato» ad avvicinarsi a lei e a dare infine il suo colpo finale. Questa notizia dimostra che la violenza maschile – qualunque sia la sua origine – è davvero un problema sottovalutato da un Paese che evidentemente non prende sul serio la questione. E questo significa una cosa: che le vere cause di tutto, il sottile maschilismo imperante, la carenza culturale, la tolleranza sofferta per il genere femminile e l'educazione sentimentale sconosciuta esistono eccome. Non sono idee che s’inventano le nostalgiche o le post-femministe. Sono parte del nostro modo di pensare, da uomini, da donne, da ragazzi, da adolescenti.

I passi in avanti compiuti non bastano: abbiamo le leggi ma non abbiamo la volontà di agire. Nessuno ovviamente può entrare nella casa di una famigliola in cui il serpeggiare di una crisi coniugale scompagina le menti, ma è anche vero che gli strumenti a disposizione, tanto sbandierati, faticano a partire e ad essere utilizzati per difetto di mentalità, per decrescita culturale grave. Le donne che denunciano vanno ascoltate così come quelle che non denunciano. Allo stesso modo, gli uomini che hanno un bisogno di cura e di tutela vanno a loro volta sentiti e per tutto questo ci sono strumenti di cui non si deve aver paura. Lo psicologo non è il «medico dei pazzi» e appare assurdo nel 2022 ancora dover spiegare questo: chi ha bisogno di aiuto deve trovarlo, e gratis. Chi conosce il disagio, sa invece quante sono le porte sbattute in faccia, le attese, i rinvii, la giusta apprensione perché denunciare l'ex violento e restare senza tutela significa rischiare due volte.

Il caso ha poi voluto che nello stesso giorno, sempre in Puglia, sia emersa un'altra storia crudele che questa volta ha riguardato non una famiglia semplice e «normale» come quella di Novoli, ma il Premio Oscar notissimo Paul Haggis, un big di Hollywood che ad Ostuni è stato fermato per violenza sessuale ai danni di una donna, che sarebbe stata sua vittima per due giorni. A parte l'imbarazzo per gli organizzatori dell'«Allora Fest» che lo avevano invitato in Puglia, c'è un particolare inquietante: il nome del grande regista era già finito nelle inchieste di #Me Too. Ricordate le denunce di attrici per molestie e violenze subìte nella «gomorra» di Hollywood? Ricordate quante polemiche per le denunce tardive, quante accuse alle «attricette» che dopo dieci o vent'anni si ricordavano le violenze subìte dal produttore? Bene, un'altra dimostrazione di cattivi pensieri, di una mentalità «difettosa» che a questo punto non è soltanto italiana, ma – è triste dirlo – è planetaria, universale, decadente, in un mondo modernissimo che non ha ancora imparato a coniugare il patto tra i sessi, a coltivare l'amore, il rispetto, a promuovere la gestione dei sentimenti e delle sensibilità. Che tutto finisca nel rogo della Focàra di Novoli è solo è una speranza inutile.

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