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Il commento

Pioli, Inzaghi e Nicola: le tre «facce» della stessa medaglia

Calcio, l'eterna lotta per la vittoria

Una medaglia a tre facce. La medaglia è il campionato di Serie A che si è appena concluso e le tre facce sono quelle di Stefano Pioli, Simone Inzaghi e Davide Nicola. Sì, c’è anche un Davide fra due Golia. E il perché lo vedremo

23 Maggio 2022

Fabrizio Nitti

Una medaglia a tre facce. La medaglia è il campionato di Serie A che si è appena concluso e le tre facce sono quelle di Stefano Pioli, Simone Inzaghi e Davide Nicola. Sì, c’è anche un Davide fra due Golia. E il perché lo vedremo.

Stefano Pioli ha compiuto un’impresa e in verità impresa sarebbe stata anche se lo scudetto avesse preso l’altra strada milanese. Pioli vince il campionato con una squadra che non è la più forte, ma è stata sicuramente la migliore. Pioli ha tirato fuori inaspettate doti di equilibrista e stratega, soprattutto per quanto riguarda la gestione di uno spogliatoio comunque popolato da gente di personalità. Ibra su tutti. L’impresa di Pioli è stata quella di aver fatto brillare la spontaneità e l’anarchia di gente di varia umanità calcistica, Leao e Theo Hernandez ad esempio, all’interno di una organizzazione di gioco ferrea. Fra marzo, aprile e maggio, il «Diavolo» ha preso soltanto due gol.

Come si fa ad armonizzare il genio e la sregolatezza all’interno di un quadro tattico? Dettando una serie di regole calcistiche ed evitando di ingabbiare il talento. Sotto certi aspetti, un po’ quello che propose l’Italia di Mancini nella fortunatissima spedizione inglese di un anno fa. O come accadde con l’Olanda a cavallo degli anni 1980. E così Hernandez diventa una sorta di Paul Breitner. I meno giovani lo ricorderanno: uno che faceva il terzino, ma che in realtà giocava già a tutto campo, inserendosi con intelligenza e segnando tanti gol con il suo tiro devastante da fuori area. Può un terzino sinistro diventare arma letale, punto di riferimento del gioco? Pioli è riuscito a fondere i concetti, una genialata. Così come è stato determinante non confinare il talento di Leao, libero di coniugare verbi che nel calcio fanno la diferenza sempre: correre, dribblare, sbagliare, creare, segnare.

C’è, poi, l’altra impresa. quella di Simone Inzaghi. Che è quella di aver perso lo scudetto con la squadra più forte. Attenzione, non è un voler togliere meriti al Milan. È semplicemente un dato di fatto: l’Inter era la squadra più forte del campionato. E il tecnico che ha sostituito Conte è riuscito a non vincere il campionato. Poco importano, oggettivamente, le due coppa portate in bacheca, cioé la Supercoppa e la Coppa Italia. L’obiettivo era lo scudetto, il resto un contorno vagamente gustoso. L’Inter è stata incostante, supponente in alcuni casi, in altri non accompagnata dal sacro fuoco che serve, in ogni categoria, per vincere il campionato. Il Milan ha giocato ogni pallone, di ogni sacrosanta partita, come se fosse l’ultimo della vita. L’Inter no. Una rosa così avrebbe dovuto imporre alla stagione il proprio marchio. Non può essere positivo il bilancio nerazzurro, renderlo tale è voler distorcere una reatà evidente. La prima stagione di Inzaghi su una panchina «grande» è una stagione tendente al grigio.

E poi c’è Davide Nicola, che da queste parti abbiamo avuto modo di conoscere bene. Un tecnico che a Bari ha diviso la tifoseria. Bravo, ma incompreso o inadatto. Nicola non è un tecnico che offre spettacolo, ma è un uomo vero e un allenatore preparato. Ha sempre chiesto di esser giudicato per il suo lavoro e non per quello che la vita gli ha disgraziatamente riservato (la morte di un figlio è un dolore che non ha uguali). Ha salvato la Salernitana nonostante la follia di ieri sera (ma lo meritava prima) così come salvò il Crotone, entrambe le squadre con un piede e tre quarti dell’altro in Serie B. Nicola è uno di quei «tecnici minatori», in grado cioé di estrarre da ogni singolo giocatore qualità e quantità sconosciute. Probabilmente è un allenatore che offre, regala il meglio di se stesso a subentrando a stagione in corso. La salvezza con la Salernitana equivale allo scudetto di Pioli con il Milan.

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