Domenica 29 Maggio 2022 | 11:08

In Puglia e Basilicata

Il commento

Il Mezzogiorno non è fermo ci voleva Mattarella per eliminare il pregiudizio

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana

E ieri come oggi, per costruirsi con le proprie mani un futuro migliore, questo è lo spirito che serve. Mai rassegnarsi

29 Aprile 2022

Guido Gentili

Ci voleva Sergio Mattarella, un uomo del Sud, per mandare al macero il luogo comune del Mezzogiorno fermo in attesa di essere salvato. Questa «immagine attendista attribuita superficialmente» non è vera, ha spiegato il Presidente della Repubblica ricordando la Liberazione del 25 aprile 1945 e la lotta di resistenza della gente del Meridione. E ieri come oggi, per costruirsi con le proprie mani un futuro migliore, questo è lo spirito che serve. Mai rassegnarsi.

Che il Mezzogiorno sia a un bivio appare una ripetitiva banalità. Vero. L’espressione è logora al pari dell’elenco delle occasioni mancate che, finita la stagione eroica del secondo Dopoguerra e della ricostruzione, è scivolata verso l’assistenzialismo di Stato, sprechi colossali e scelte d’impresa (anche dei privati) sbagliate. Un panorama di piccoli e grandi fallimenti, di cui le amministrazioni locali – incapaci anche di spendere i fondi europei - sono state artefici e complici mentre le distanze sociali con il Centro-Nord sono aumentate e non diminuite.

Ma ora si presenta un’opportunità irripetibile. L’altra faccia del rovinoso biennio pandemico e della sciagurata guerra di Putin contro l’Ucraina, l’uno-due impensabile all’inizio del 2020 che ha cambiato la storia del mondo, mette il Mezzogiorno nelle condizioni di chiudere un’epoca e di aprirne un’altra. Alla grande, verrebbe da dire, lasciando per un momento da parte ogni cautela e cavalcando uno spirito da nuova frontiera.

Una ventina d’anni fa, due brillanti economisti pugliesi, Gianfranco Viesti e Nicola Rossi, discutevano animatamente sulle prospettive del Sud. «Abolire il Mezzogiorno», «Mediterraneo del Nord» erano i titoli dei loro libri, spesso oggetto di strumentalizzazioni politiche più che di analisi nel merito. Erano gli anni dell’allargamento dell’Europa a Est (10 Paesi tra il 2004 e il 2007, tra cui 7 del blocco ex Orientale a partire dalla Polonia) mentre il Mezzogiorno arrancava tra le sempreverdi promesse di svolta imminente, poi anch’esse travolte dalla crisi del 2008-2013, i cui effetti negativi non erano stati ancora recuperati nel 2019, prima di Covid-19.

Oggi è in onda un altro film. L’Europa ha voltato pagina, varato il progetto Next Generation Eu di cui l’Italia è prima beneficiaria, sospeso il Patto di Stabilità. Il nostro Paese ha messo in pista il Piano di ripresa (PNRR) che entro il 2026 deve ridisegnare il profilo del terzo maggiore paese d’Europa.

Due, in particolare, i punti fermi: abbattere la dipendenza dal gas russo, incrementando i flussi dall’Africa e dall’Est mediterraneo e lanciare in grande stile le fonti rinnovabili, eolico e solare. Il che può fare del Mezzogiorno, del suo mare e dei suoi porti - a cominciare da Bari, Taranto e Brindisi - un’area di sviluppo che rompe con il passato e diventa una nuova zona d’interesse strategico per l’intera Europa.

Questo presuppone un impegno e una mobilitazione civica senza precedenti e una volontà politica e amministrativa di ferro: a Roma (dove è in corso la battaglia per snellire le procedure per la realizzazione degli impianti) come nelle Regioni e nei Comuni.

Alle spalle abbiamo le storie che abbiamo. La British Gas che ha gettato la spugna a Brindisi per il rigassificatore dopo 11anni di attesa dall’approvazione, 250 milioni persi e 2000 posti lavoro mancati. Le contestazioni e i ritardi per il metanodotto TAP, progettato nel 2003 e i cui lavori sono iniziati nel 2013. Puglia e Basilicata sono in Italia le regioni con maggiore capacità progettuale «attrattativa» ma per il fotovoltaico sono stati autorizzati appena 2 megawatt dal 2019 a fine 2021 a fronte di istanze per 10,6 gigawatt (“Gazzetta del Mezzogiorno”, 1 aprile 2022). La scorsa settimana è stato inaugurato al largo di Taranto, la città dell’Ilva, «Beleolico», il primo parco marino off-shore nel Mediterraneo. Evviva, ma occorre ricordare che ci sono voluti 14 anni.

Lanciando l’iniziativa «Verso Sud» (Sorrento, 13 maggio) con la prestigiosa The European House Ambrosetti, la ministra per il Sud Mara Carfagna ha detto «basta con i complessi d’inferiorità, il Mezzogiorno stupirà gli investitori». C’è da augurarselo.

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