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Economia, in Puglia la guerra ha colpito la ripresa

Economia, in Puglia la guerra ha colpito la ripresa

Blandamura (direttore Inps regionale): Cigo e Naspi in calo nel 2021 e prima del 24 febbraio

09 Aprile 2022

Marisa Ingrosso

I dati dell’Inps Puglia lo certificano, nel corso del 2021 e fino a febbraio, con l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente crisi energetica, l’economica della regione stava uscendo dalla tragedia pandemica, era in ripresa.

Ma andiamo con ordine e, guidati dalla competente analisi del direttore regionale dell’Istituto Giulio Blandamura, passiamo in rassegna i vari indicatori dello “stato di salute” socio-economico pugliese.

Direttore, partiamo da Quota cento. Nel 2021 si registra una caduta, in percentuale.

«Ha avuto un andamento che ha toccato il picco nel 2019 e, a scalare, nel 2020 e nel 2021 c’è la coda residuale degli effetti. Aveva una durata sperimentale di 3 anni e diciamo che chi ha fatto domanda nel 2019 è andato in pensione nel 2020. Non sempre però sono state liquidate».

In che senso?

«Facevano la richiesta ma veniva respinta».

In che percentuale?

«Nel 2021 erano 1.511. Nel 2020 2.329. Nel 2019 3.404».

Settemila pugliesi hanno provato ad andare in Quota cento senza riuscirci?

«Venivano respinte non tanto per il requisito anagrafico ma per quello contributivo, c’era qualche difetto, mancava il requisito dei 38 anni di contributi. Ora abbiamo chiuso questa esperienza».

Nel triennio quanti pugliesi sono andati in Quota cento?

«Circa 23mila pugliesi. È in linea con i dati nazionali. Sono tanti, la misura è piaciuta».

Nel 2021 -6% di nuove pensioni rispetto al 2020. Come si interpreta questo dato?

«È l’effetto di Quota cento in buona parte».

Aumentano invece gli assegni sociali.

«Aumentano per una semplice ragione: c’è stato un impoverimento del tessuto sociale, a fronte anche della pandemia. Sono assegni che vengono corrisposti in relazione alla capacità reddituale del soggetto. Quindi è un riflesso dell’impoverimento delle classi meno abbienti. La pandemia ha impoverito un po’ tutti, ma soprattutto i più poveri».

Capitolo pensioni?

«In Puglia ne vengono pagate 1.160.425 ogni mese, tenendo conto che una persona può prendere più pensioni. A livello nazionale sono 16-17milioni, quindi la Puglia vale un po’ meno di un decimo del nazionale».

La Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione, nel 2021 segna un -10% rispetto al 2020. Come si spiega?

«L’andamento è regolare perché sul 2020-2019 avevamo un 7-8% di riduzione. È un calo fisiologico. Ci si aspettava, venuto meno il blocco dei licenziamenti, un aumento vertiginoso della Naspi, invece si legge proprio il contrario. In Puglia l’andamento è regolare, anche perché generalmente ne usufruiscono nel turismo stagionale o nella scuola. La scuola ha continuato ad assumere e impiegare supplenti. Il turismo stagionale nel 2020 riprese l’attività durante l’estate e fino all’autunno».

Il Reddito di cittadinanza (Rdc) ha superato i 143mila nuclei beneficiari e la Pensione di cittadinanza (Pdc) i 14mila.

«Nel 2021 il confronto rispetto al 2020 mostra un incremento del 10%. Ricalchiamo il nazionale. L’italiano si è impoverito. La disuguaglianza è aumentata e si è riflessa maggiormente sulle fasce che già usufruivano di queste misure. Chi stava al limite delle fasce di povertà, vi è stato risucchiato. Per l’Rdc a livello nazionale nel 2021 sono 1.599.743 nuclei familiari per un numero di persone di 3.757.882. In Puglia i nuclei sono 143.086 per 346.015 persone. Per la Pdc a livello nazionale sono 169.306, per un totale di persone di 191.759. In Puglia 13.841 nuclei per 16.218 persone».

Perché l’importo medio mensile è più alto in Puglia, Campania e Sicilia rispetto alla media nazionale?

«Significa che siamo più poveri, rispetto alla media nazionale. C’è un fabbisogno socio-economico maggiore a parità di nucleo».

Passiamo a Cig e integrazioni salariali Covid?

«Mentre Rdc e Pdc sono state forme di sostegni per chi versava in situazioni di indigenza cronica, le integrazioni salariali sono venute incontro ai lavoratori. Per questi ultimi in Puglia c’è stata una diminuzione tra il 2020 e 2021, perché l’anno più critico è stato il 2020 poi abbiamo avuto una ripresa, a partire dalla fine del 2020. Quindi non abbiamo recuperato ciò che è stato perso, perché sono comunque numeri alti, che denunciano uno stato di una “economia di guerra” rispetto al periodo prepandemico; ma sicuramente c’è una ripresa. Anche perché la Cigo diminuisce, e riguarda le aziende grandi. Il dato interessante è poi la deroga. Pare che la deroga sia controtendente. Lì, attenzione, la misura delle integrazioni salariali è stata una misura sicuramente di soccorso al lavoratore, ma anche all’azienda (la deroga rispetto alla Cigo riguarda la microimprenditoria, al di sotto dei 5 dipendenti). È vero che sono aumentate le domande ma il numero delle ore richieste è diminuito. Quindi più aziende rispetto al 2020 hanno chiesto la deroga ma per una quantità di ore inferiore. Possiamo sicuramente sposare questa tendenza con una tendenza alla ripresa».

E ora è arrivata la guerra.

«C’era una ripresa in Puglia. Stavamo recuperando sulla Cigo anche a febbraio. Però parecchie imprese italiane erano fortemente connesse alla Russia, si è innescata la crisi energetica. C’è una crisi dei costi di produzione che sta dando una “mazzata” alle imprese e questo si traduce in Cigo, licenziamenti, Naspi, negli indicatori sentinella che qui abbiamo valutato».

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