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L'INTERVISTA

Cocciante in Puglia: «I miei 50 anni di musica»

Cocciante in Puglia: «I miei 50 anni di musica»

Riccardo Cocciante sulla scena

Oggi l'artista al Foro Boario di Ostuni con l’Orchestra sinfonica «Saverio Mercadante»: io a metà tra la canzone e la composizione

06 Agosto 2022

Nicola Morisco

L’anno prossimo per lui saranno 50 anni di carriera artistica, gli stessi decenni che hanno fatto delle sue canzoni la colonna sonora delle nostre vite di molti di noi. Anni segnati da Poesia, Bella senz’anima (arrangiamento del premio Oscar Ennio Morricone e Franco Pisano), brano censurato per l’esplicita frase «e quando a letto lui ti chiederà di più» che non nasconde certo il lato hard dell’amore. Oppure Margherita, Quando finisce un amore e quella A mano a mano, canzone che ha vissuto due grandi momenti di successo: il primo dell’autore, l’altro del mai dimenticato Rino Gaetano. Ovviamente parliamo del 76enne cantautore e compositore Riccardo Cocciante che, nella sua lunga carriera, ha saputo districarsi con canzoni raffinate e di qualità per sé e per altri artisti, sperimentando progetti importanti come quello realizzato con il gruppo fusion progressive New Perigeo e il cantautore Rino Gaetano e, soprattutto, come compositore di straordinari musical di successo come Notre Dame de Paris.

In attesa dei festeggiamenti dei suoi 50 anni di carriera, Cocciante ha deciso di regalare ai suoi tanti ammiratori «Cocciante canta Cocciante», un mini tour preparatorio di quello che accadrà con il nuovo anno. Otto date esclusive che Cocciante ha voluto realizzare in altrettanti luoghi più belli della storia e dell’architettura del nostro Paese. Tra le otto tappe c’è anche il Foro Boario di Ostuni che oggi alle 21.30, ospiterà Cocciante con l’Orchestra sinfonica «Saverio Mercadante» diretta dal Maestro Leonardo de Amicis e con un repertorio che toccherà tutti i passaggi importanti della sua carriera.
Riccardo, in questo live è in scena un doppio Cocciante?
«Ormai mi presento con queste due carriere che ho in me: quello del compositore cantante e quello dell’autore impegnato nel raccontare storie come “Notre Dame de Paris” (dall’omonimo romanzo di Victor Hugo), “Il piccolo principe” (best seller di Antoine de Saint-Exupéry), oppure “Giulietta e Romeo”, con i testi in italiano di Pasquale Panella trasposizione del “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare. Questo concerto è anche un modo di vedersi allo specchio dopo qualche anno, ma anche provare a me stesso di essere all’altezza di poter essere sul palco per due ore a mezza di spettacolo. Non nascondo, inoltre, che rappresenta una preparazione ai live dell’anno prossimo, in cui festeggerò i miei 50anni di carriera in maniera più articolata».
Questi otto concerti, che preannunciano gli eventi dei suoi 50 anni di carriera, anno la particolarità di unire la bellezza delle sue composizioni, con quelle di otto delle bellezze del nostro Paese. Cos’è per lei la bellezza?
«In questo momento ci stiamo esibendo in luoghi che non vorrei definire solo storici, ma posti che vivono di un passato che riescono a comunicaci qualcosa, questo è molto importante. Spesso vedo dei concerti in cui è presente molta gente, però manca quella parte umana, quella componente artigianale che noi artisti dobbiamo avere sempre nel nostro mestiere. Invece, tutto diventa un grande business e si dimentica che tutto deve essere costruito con uno spirito da artigiano, non per fare successo. La mia carriera l’ho fatta così: non ho mai pensato di costruire una canzone di successo, ma una composizione composta con amore e onestà. Una di queste canzone, può avere anche la fortuna di essere quella che determina e descrive l’epoca nel quale è stata composta».
Il suo percorso artistico è stato intenso e variegato. Cosa le manca?
«Non so quello che mi aspetta, però sono sempre alla ricerca di qualcosa di interessante e autentico da esprimere. Il prossimo anno faremo uscire un nuovo disco di inediti, che manca da molto tempo, così come il musical “Giulietto e Romeo”. Poi, possono nascere delle nuove idee, sono sempre all’erta per capire se c’è qualcosa che posso dire».
Ritiene che la musica in questo periodo sia meno creativa?
«È un momento di transizione, di ricerca da parte dei giovani. Prima avevamo un’autostrada davanti a noi, oggi sono tutti sparpagliati e non c’è connessione tra un’artista e l’altro. Stare insieme vuol dire dividere delle idee, delle maniere diverse per esistere. Non vedo la musica completamente negativa, bisogna andare avanti e penso che prima o poi, molti giovani troveranno una loro e nuova dimensione».

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