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Quelle «Libertà rampanti»: Mario Perrotta nel nuovo progetto teatrale ispirato a Calvino

Quelle «Libertà rampanti»: Mario Perrotta nel nuovo progetto teatrale ispirato a Calvino

Giovedì e venerdì nell’abbazia di Santa Maria di Cerrate, sabato a Brindisi

02 Agosto 2022

Maria Agostinacchio

Nella prefazione de Il Barone Rampante del 1965, scritta con lo pseudonimo anagrammato di Tonio Cavilla, Italo Calvino lascia un’interpretazione aperta di questo romanzo e dalla lettura vorace del testo Mario Perrotta prende le mosse la genesi dello spettacolo Libertà rampanti primo atto del nuovo progetto teatrale che sarà in scena giovedì 4 e venerdì 5 agosto nell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate e sabato 6 agosto in Piazza Duomo a Brindisi. Sipario ore 21:30.

Mario Perrotta, vincitore per ben tre volte del premio UBU, conferma ancora una volta l’urgenza della scrittura come mezzo per riflettere ma soprattutto porsi domande. Protagonisti in scena sono lo stesso Perrotta, Sara Chiappori, giornalista di Repubblica e critica teatrale e il teologo e scrittore Vito Mancuso: tre voci differenti, accomunate dal percorso di studi in filosofia, che indagano le tracce dei mutamenti che la parola libertà ha conosciuto nella storia della cultura occidentale attraverso letteratura, musica, teatro e filosofia.

Perrotta, in questo nuovo lavoro emerge l’urgenza di riflettere sulla Libertà declinata nel titolo ossimorico come rampante. Cosa è oggi la libertà?

«Libertà è una parola che segna con forza la nostra contemporaneità, soprattutto dopo che la pandemia ci ha ricordato il senso delle parole segregazione, isolamento, costrizione, solitudine. Oggi, dopo anni di clausure, ognuno di noi vorrebbe essere “libero”. Questo desiderio profondo e ancestrale di libertà, però, si scontra – e da sempre – con la libertà dell’altro. Si assiste continuamente alla sostituzione della libertà come “patto sociale” alla “libertà rampante”, manichea e priva di autoregolamentazione. Dalla rivoluzione copernicana fino all’Illuminismo, l’individualismo ontologico si è raffinato in individualismo etico: è in gioco il senso complessivo del pensiero occidentale, e i fondamenti stessi della nostra civiltà - pilastri della nostra Carta Costituzionale - rischiano di essere compromessi fino ad essere annullati da un populismo manicheo. Quanto a lungo si può rimanere sugli alberi come Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista del Barone rampante?».

Sulla sua scrivania il libro di Calvino è segnato da un post-it con una C maiuscola alias «centrale» ma altri autori sono chiamati in scena per raccontare l’evoluzione del concetto di libertà.

«Ho scelto brani di autori che, in relazione al proprio tempo, sono stati traghettatori di un’idea. Inizio dal monologo tragico di Edipo Re. Lo segue S. Agostino. Il IV atto di Amleto restituisce l’uomo che ha in nuce tutte le possibilità, ma è schiacciato dalla scelta di “essere o non essere”. Voltaire guarda attraverso il Candido. La “leggenda del grande Inquisitore” ne “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij restituisce la visione spietata dell’uomo inetto. Con la Morante de “La canzone dei Felici Pochi e degli Infelici Molti” si guarda alla leggerezza degli artisti. Ed infine “Il Barone Rampante” in cui Calvino-Cavilla commenta che la disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella».

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