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INTERVISTA

Siffa, l’arte del rap una sfida di vita

Siffa, l’arte del rap una sfida di vita

Barletta, le parole di Francesco tra musica e disabilità

29 Luglio 2022

Michele Piazzolla

BARLETTA  Un tuffo in mare lo ha reso “disabile” e gli ha segnato la vita in una sorta di sfida con se stesso e con la realtà che lo circonda. È la storia di Francesco Piazzolla, in arte Siffa, 33 anni, musicista ma soprattutto “rapper”. Grinta e voglia di spaccare gli steccati sociali di una condizione sempre in preda agli ostacoli e ai malcelati pregiudizi. Siffa, un artista “sui generis”, insomma. Già autore di una discografia di rilievo che si può tranquillamente tradurre, senza esagerare, in “disability rap” perchè racchiude l'esperienza di un vissuto e di un voler vivere, dentro e fuori la propria condizione. Non senza passione. La stessa passione che lo ha spinto a comporre “Cuore biancorosso” inno rap in onore del Barletta calcio e di un tifoso speciale quale il padre “che non c'è più”. Il brano lo ha presentato sul palco in una gremitissima piazza Moro, lo scorso maggio, in occasione della festa del Barletta calcio per la promozione in D e la vittoria della Coppa Italia.

Siffa, cos’è per Te il rap: uno stile di vita o la ricerca di una dimensione di vita?
«In realtà la risposta è già nella domanda nel senso che la ricerca costante di una mia dimensione, il rap e tutto ciò che orbita intorno sono diventati uno stile di vita ormai non ci faccio nemmeno caso».
Quanto c’è della Tua esperienza di vita nel modo di fare rap?
«Il 90% dei testi, io scrivo solo ciò che vivo o ho vissuto, le mie emozioni, le mie esperienze e tutto ciò che vedo e mi colpisce sia nel bene che nel male. Ci sono casi in cui sono solo frasi ad effetto o citazioni come nei freestyle dove non è necessario raccontare storie ma puntare più sullo stile e mettere in pratica le proprie capacità»

La trasgressione che fa parte del tuo carattere o è solo nel modo di fare rap?
Dipende da cosa si intende per trasgredire. Io purtroppo metà della mia vita l’ho passata in carrozzina quindi il mio libero arbitrio è sempre stato limitato e ovviamente dopo l’incidente ho sempre agito con cautela in tutto ciò che faccio. Oggi più che trasgredire i rapper dicono un sacco di bugie per costruire il personaggio ma questo lo lascio agli altri perché è già complicato essere me stesso
Siffa qual è l’emozione che hai provato nel salire sul palco in piazza Moro nella serata di festeggiamenti per il Barletta e cantare “Cuore biancorosso”?
Non si può spiegare. Quando passi la tua vita all’ombra a cercare di realizzare i tuoi sogni per anni e poi realizzarlo anche per 5 minuti nonostante tutto, nonostante la mia vita travagliata e tutti i problemi che mi affliggono non ha prezzo. Avevo mezza città sotto il palco che interagiva come se fossero li per me e avrei voluto mi vedesse mio padre, lui davvero aveva il cuore biancorosso.
Siffa, senza ipocrisie, l’essere disabile quanto incide nella vita di un artista?
Nella fase creativa “zero” perché ho trovato la mia dimensione e con la tecnologia attuale riesco ad esprimermi senza ostacoli.
Il problema sorge nel momento in cui devo pubblicare i miei lavori poiché seppur velata come cosa hanno sempre cercato di escludermi o non darmi adito e se possono evitarmi lo fanno e a me non dispiace perché ogni volta che mi dicono “non puoi” io rispondo con i risultati.

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