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Castellaneta piange la morte della scrittrice Annalucia Lomunno, scomparsa a 50 anni

Castellaneta piange la morte della scrittrice Annalucia Lomunno, scomparsa a 50 anni

Finalista del premio Strega: nel 2001, a 29 anni, il tributo al romanzo di formazione «Rosa Sospirosa»

28 Maggio 2022

Alessandro Salvatore

«L’amico del cuore ha la villetta. Rosa riconosce la strada. Ha un vestito blu a pois. Cammina a piedi lungo un sentiero pieno di sabbia. Lo raggiunge. L’amico del cuore è con Milena. Gemono molto. Rosa scappa. Prende l’aereo. L’aereo si rompe. E fa un atterraggio violento nel cortile delle Pictae. Curiosi e mostri sconosciuti si accalcano. Rosa spera di arrivare in Olanda. E invece rimane nel cortile delle Pictae. Che leccano marmellata di mele cotogne». Il finale, scandito letteralmente dalla Sonata n.15 in C maggiore K 545 di Mozart, è tratto da Rosa Sospirosa, il suo primo romanzo edito da Piemme, con il quale nel 2001, a ventinove anni, si ritagliò un posto tra i finalisti del Premio Strega. L’autrice, Annalucia Lomunno, è scomparsa l’altroieri nella sua Castellaneta a cinquant’anni. Lascia scossa la comunità dei lettori, soprattutto di genere femminile, amanti delle sue opere che nell’ultimo ventennio ha pubblicato con Piemme, Frassinelli, Newton Compton, Fandango e #readingwhitlove, la casa che ha editato nel 2019 il suo ultimo lavoro, Missing. Nel presentare l’opera, Lomunno scrive: «I miei libri, con mia grande sorpresa, sono stati oggetto di studio in Università italiane e internazionali. Ma Missing, il mio primo sex thriller, rappresenta la sfida più grande, perché ha in sé il ritratto di una popstar spaventosamente brillante. Ho gareggiato con me stessa per trovare i superlativi migliori. Ma ha vinto lui, rivelandomi il suo incanto, l’impressionante prodigio del suo carisma, e del suo talento».

Come ha dichiarato nell’ultima intervista rilasciata a Selenia Erye, per il suo podcast «In mezzo agli altri», per Lomunno «l’uso della parole è importantissimo per racchiudere il valore della vita». Sono tanti i personaggi partoriti dalla sua penna che diventerà una fonte di riflessione e immaginazione per il pubblico di «Confidenze», il magazine di cui era diventata consulente e talent scout di aspiranti autori, per il quale aveva scritto romanzi e storie vere, «che raccolgo da anni e che mi hanno insegnato tanto, in cui ho ritrovato segreti inconfessabili, vite normali e sorprendenti. Amo le vicende coinvolgenti che si trasformano in noir e romanzi magnetici. Quelli che leggo, quelli che ho scritto e che vorrei scrivere». La penna di Annalucia Lomunno - donata anche alla Gazzetta del Mezzogiorno in diversi racconti inediti - si è solo fisicamente fermata, perché il suo flusso fatto di inchiostro si perpetua nell’animo di chi l’ha già letta e di chi ora la scoprirà dopo la scomparsa.

È riduttivo racchiudere la sua fedele società in Castellaneta che ieri, giorno del funerale, si è stretta attorno alla famiglia di Annalucia, figlia di insegnati. Perché il mondo che le gravitava attorno è senza confine. Quel planisfero di affamati di storie, come quelle sorprendenti emerse dal suo libro edito da Marinotti Troppe donne per un delitto. Sentimento, avidità culturale, suspense inquieta, fame di libertà. Sono gli stati d’animo che la scrittrice trapianta nelle proprie opere, che ora diventano un lascito letterario. «Una donna cerebrale» come l’ha giustamente descritta nella presentazione del suo podcast la scrittrice Erye.

«Sei accecante, mi hai stregato, Lola. Mi sento ubriaco, eccitato, incuriosito di nuovo e ancora, eccitato dalla vita. E avrei voluto incontrarti e prenderti in quel museo sul serio, ma devo accontentarmi del mare. Ti va? Non male questo mare tuo, di un blu che fa impazzire. Inadeguata la mia maglietta da terraferma, sa ancora di ferro caldo e di un ordine ordinario. Se non ti avessi stanotte, preferirei accucciarmi tra le ortiche. Ma chi diavolo sei tu, amore mio?». Il brano è tratto da Missing. Il titolo dell’ultimo suo libro, a posteriori, diventa rivelatore della profondità enigmatica di Anna Lucia Lomunno: «Manchi».

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