Domenica 26 Giugno 2022 | 00:30

In Puglia e Basilicata

L'intervista

Giorgia Soleri, poesia di corpo e anima: «Non sono solo la fidanzata di Damiano dei Maneskin»

Giorgia Soleri, poesia di corpo e anima: «Non sono solo la fidanzata di Damiano dei Maneskin»

La giovane influencer punta al riconoscimento di due malattie ginecologiche

22 Maggio 2022

VALENTINA NUZZACI

La definiscono la nuova Alda Merini. In effetti La signorina Nessuno (ed. Vallardi, euro 16), opera prima di Giorgia Soleri, presenta uno stile poetico molto simile a quello della geniale «poetessa maledetta»: metrica sciolta, linguaggio diretto, accessibile, carico di realtà, a volte anche crudo, ma sempre tangibile, contingente. Sono versi urgenti, carichi di vissuto, totalmente onesti, quasi disinibiti. Una raccolta di poesie quella della Soleri che rispecchia moltissimo la sua autrice.

Milanese di nascita, romana di adozione, classe 1996. Da brava femminista, guai ad etichettarla come «la compagna di Damiano, frontman dei Maneskin», il gruppo rock talentuoso che sta impazzando ovunque nel mondo. La Soleri, anticonformista e coraggiosamente diretta, è influencer e modella. Ma oggi è anche qualcosa di più: è diventata il punto di riferimento per le battaglie legate al corpo femminile, in particolare endometriosi e vulvodinia (di cui soffre da molto tempo), disturbi cronici ginecologici dolorosi e invalidanti, fino a poco tempo fa pressoché ignorati dalla scienza medica. Patologie per cui Giorgia, portavoce del Comitato Vulvodinia e Neuropatia del pudendo, è riuscita a presentare alle Camere un disegno di legge affinché siano entrambe inserite nei LEA, i Livelli Essenziali di assistenza del Sistema sanitario nazionale.

La poesia della Soleri parla anche di questo, in maniera non diretta. Ci si riferisce al corpo, inteso come carne da saziare, e all’anima, entità invece insaziabile. E poi si parla di sofferenza, di rinuncia, di abbandoni, di speranza, di crescita e di amore. Una raccolta in cui i versi si alternano con la prosa e le illustrazioni firmate da Emma Passarella, amica di infanzia della stessa autrice.

Giorgia Soleri, scrivere poesie è intimità allo stato puro. Oggi come vive questa sua esposizione mediatica?

«Non la vedo come una esposizione, ma come una condivisione di contenuti e pensieri personali, di uno scambio: io offro il mio contributo al mondo, il mondo ricambia con il suo. Ho rinunciato alla mia privacy per parlare della mia malattia e quando ho visto i risultati sorprendenti di questa mia condivisione, mi sono detta che è stata la cosa più giusta da fare»

Lei è modella, attivista e portavoce di battaglie legate al corpo femminile, in particolare endometriosi e vulvodinia, di cui lei stessa soffre. Nelle sue poesie c’è traccia di questo dolore fisico?

«Non ho mai scritto consapevolmente della mia malattia, anche perché la diagnosi è arrivata in tempi successivi. Ma oggi, con il senno di poi, riesco a scorgere il dolore. Il corpo è collegato all’anima sempre e, anche se a livello inconscio, io nelle poesie ho parlato anche della mia sofferenza fisica».

Il suo libro porta un titolo emblematico. Lei si è mai sentita una signorina nessuno?
«Lo sono stata, per tantissimo tempo, proprio come tanti altri. E sono grata di averla conosciuta. Sono quelle figure che io definisco “traghetto”, che ti trasportano da una parte all’altra. È stata una parte di me essenziale, un tassello fondamentale della mia crescita personale. È anche grazie a lei se io sono la Giorgia di oggi, una giovane donna che finalmente si è levata dal corpo il suo mantello dell’invisibilità».

Dedica le sue poesie ai suoi genitori. Se dovesse tirare le somme oggi, ormai in età adulta, come potrebbe definire il vostro rapporto, conflittuale o armonioso?

«Conflittuale, ma non credo che il conflitto sia per forza una cosa negativa. Anche in ambito storico sono spesso le crisi che gettano le basi dell’evoluzione, del progresso, del cambiamento sociale. Ed è così anche a livello personale. Con i miei genitori ho avuto un rapporto simbiotico ma conflittuale».

So che non ama parlare del suo legame sentimentale e rispetto questa sua scelta. Ma una domanda generica me la concederà: quanto conta per lei l’amore?

«Per me conta tantissimo, anche se spesso si commette l’errore di pensare all’amore unicamente come sentimento romantico, quando invece l’amore è davvero un concetto universale. È un sentimento che ci lega alla famiglia, agli amici, ai nostri amici animali, a noi stessi e ovviamente sì, anche al nostro compagno».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -

BAT

 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725