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«Franco, un pensatore libero che navigava in mare aperto», il filosofo De Giovanni ricorda Cassano

«Franco, un pensatore libero che navigava in mare aperto», il filosofo De Giovanni ricorda Cassano

«Il suo era un pensiero inquieto ma attuale»

20 Maggio 2022

Leonardo Petrocelli

«Le racconto un aneddoto. Ero a Marrakech, in Marocco, per un seminario. Si parlava di Sud e Mediterraneo. Il docente che moderava l’incontro mi disse all’improvviso: “Ma con lei si è laureato Franco Cassano!” In realtà io di Franco, che concluse gli studi con Renato dell’Andro, fui relatore indiretto, avendo seguito la sua tesi su Max Weber. Ma solo per questo, in quel consesso, divenni immediatamente una persona rispettata». Sorride, Biagio De Giovanni, campano classe 1931, filosofo, politologo, già europarlamentare e rettore dell’Orientale di Napoli, nonché docente a Bari dal ‘59 al ‘71 («l’università che ho amato di più», confessa). Spetterà a lui domani, chiudere la tre giorni barese «Lungo la via meridiana», dedicata a Cassano, con un intervento sul «pensiero inquieto» del grande sociologo.

Professor De Giovanni perché definisce inquieto il pensiero di Cassano?

«Non è un pensiero sistematico che procede da un pezzo all’altro. Franco era un uomo libero che prendeva dalla vita ciò che gli interessava cogliere, affrontando di volta in volta tutti i problemi che occupavano la sua mente. Di fatto, ogni libro di Cassano è un libro nuovo e in ogni passaggio c’è l’attraversamento di un confine».

Proviamo a superare subito il più significativo, allora. Il che ci riporta all’esperienza dell’Ècole Barisienne che la vide protagonista proprio con Cassano, Beppe Vacca, Peppino Cotturri e altri interpreti di quella stagione.

«Eravamo il gruppo dei gramsciani, convinti che, attraverso la valorizzazione di Gramsci, si potesse ripensare il Pci. Franco era in quel gruppo e capì, a un certo punto, che qualcosa non andava nella realizzazione dell’idea di comunismo. Si staccò con gli anni. Aveva compreso che non si poteva affrontare il tema all’interno di una cultura rigorosamente marxista ma serviva navigare in mare aperto».

Tra gli esiti di questa navigazione non c’è dubbio che «Il pensiero meridiano» sia stato quello più fortunato. Al punto da diventare, per lui, quasi una specie di prigione...

«È vero, è un grosso errore chiudere il pensiero di Cassano in quel volume che, però, fra tutti, di certo è il più orecchiabile e dunque il più noto. Intendiamoci, il pensiero meridiano è stata una intuizione importante ma non dal punto di vista della cultura meridionalista. Con quella non c’entra nulla».

E con cosa c’entra?

«Con l’idea di pensare il Mediterraneo in due chiavi: come mare chiamato a mettere in contatto senza dividere e come culla del pensiero europeo. Questo è il nodo».

Ed è stato compreso?

«No, è stato spesso equivocato al punto di fare di Cassano un anti-moderno e un avversario dello sviluppo. Falso. Franco non era per la decrescita felice ma per una crescita diversa che già conteneva in sé un tema attuale come quello dell’ambiente e quindi del clima».

Anche il Mediterraneo è tornato attuale con il Forum «Verso Sud» di Sorrento. Qualcosa si muove?

«Ogni riscoperta del Mediterraneo resta solo una chiacchiera senza progresso politico. Pensiamo all’influenza di Russia e Turchia, a quella cinese in Africa, agli effetti della guerra siriana, al disordine libico. È un caos».

Poi c’è l’Europa...

«Sì l’Europa, che pure io apprezzo, è sempre stata una cosa molto tedesca, carolingia, che guardava al Nord».

Completiamo il quadro, non proprio felice, con il Mezzogiorno d’Italia che lei ha definito tempo fa una mera «espressione geografica». Ne è ancora convinto?

«Non c’è dubbio. È finita la cultura meridionalista perché è finito il dualismo italiano. Il Nord gioca più con la Baviera che con la Calabria».

Ma quindi, se siamo messi così, perché rileggere Cassano?

«Perché tutti i pensatori inquieti vanno riletti. E Franco non è mai datato, ma sempre attuale in tutte le sue riflessioni che, come dicevamo, non si possono chiudere nella questione meridiana. Cassano non era uno specialista. È stato filosofo, sociologo, politologo, storico. Ha mescolato le metodologie in modo straordinario e capito che i problemi si affrontano allargando lo sguardo».

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