Domenica 26 Giugno 2022 | 11:10

In Puglia e Basilicata

Il ricordo

«Nel dramma agrario il seme di Leogrande»

Alessandro Leogrande

Lo scrittore domani avrebbe compiuto 45 anni, la mamma alla «Gazzetta»: i suoi esempi Di Vittorio, Langer e Fofi

19 Maggio 2022

Alessandro Salvatore

«Sulla scrivania che l’ha accompagnato nei suoi scritti Alessandro aveva una fotografia di Giuseppe Di Vittorio a Gioia del Colle, in un comizio a favore dei braccianti vessati dal fascismo. Erano gli anni Venti, quando il paese murgiano fu teatro dell’orrore di Marzagalia, dove polizia ed esercito spararono sui lavoratori, per difendere i proprietari terrieri. Una storia che Alessandro sentì dal nonno, appartenente a una famiglia agraria. Quello fu uno dei primi semi del suo intellettualismo a favore degli ultimi». Maria Giannico è la mamma di Alessandro Leogrande, che domani, 20 maggio, avrebbe compiuto 45 anni. Data che il Salone del Libro di Torino onora ospitando nel cartellone «Off» la prima nazionale dell’opera prodotta da Koreja Alessandro. Alla Casa del Teatro Ragazzi l’attore Fabrizio Saccomanno interpreterà la parte dell’autore scomparso nel 2017.

«Sulla scena è come se mio figlio rivivesse, coi dialoghi dal fronte globale, con lo sguardo rivolto ai Balcani, ai migranti in fuga dalla dittatura, ai Desaparecidos, alle vittime del caporalato foggiano e che insegna scrittura agli studenti, che lui amava» racconta alla «Gazzetta» la signora Leogrande, la quale custodisce una storia nata a Taranto. Al primo anno del liceo «Archita» dove quel ragazzo del «primo» guida la protesta per un egualitarismo educativo a suon di volantini. Agli inizi degli Anni ‘90 marchiati dalla «Pantera». Esemplare rapace, come l’aquila, simbolo dell’Albania, Paese di cui s’innamora da quando 13enne affronta i campi di lavoro col padre Stefano, nelle vesti di direttore della Caritas Diocesana. Analizza l’Albania, attraversando più volte quel mare «sinistro» del 28 marzo 1997, quando la Katër i Radës traboccante di migranti verso la Puglia, affonda, respinta dalla Marina Militare, che provoca 84 morti. Sul dramma l’unico che indaga è Leogrande, generando Il naufragio. L’opera del 2010, quando viene tradotta oltre il canale d’Otranto, consegna l’autore ai lettori albanesi. Merito dell’editrice Botimet Dudaj che, sette anni dopo, affida al cronista pugliese la prefazione di Ragazzi di vita di Pasolini, che sotto il regime di Hoxha è un tabù. Sulle prime pagine di Djem jete (il titolo albanese), Leogrande scrive: «È una lente di ingrandimento su cosa sia avvenuto negli ultimi vent’anni, a Tirana o altrove, nel corso di una grande trasformazione». Sono parole che lo allineano alla visione di Fatos Lubonja, scrittore punito con 17 anni di gulag albanese. Con l’autore pluripremiato, Leogrande partorisce un confronto ai cardini della democrazia. È il nodo della Frontiera, l’ultima sua epica edita da Feltrinelli nel 2015. Sei anni dopo la casa milanese ne stampa una versione rivista da Nadia Terranova per raccontarla ai ragazzi. Altri come Dialogo sull’Albania in cui Leogrande conversa col suo mito ideologico Alexander Langer e Gli anni dello straniero, che ha un ricordo di Goffredo Fofi, il mentore di Leogrande. Dalla scuola del saggista Alessandro tira fuori il suo primo libro, Un mare nascosto. Siamo agli inizi del terzo millennio e l’autore viviseziona Taranto. La penna è quella di un 22enne studente di Filosofia alla «Sapienza» di Roma, dove si laureerà col massimo dei voti con una tesi su Michael Walzer, il quale sostiene che «la salvaguardia dei diritti va attuata attraverso una giustizia distributiva». È il solco che Leogrande irriga col suo inchiostro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -

BAT

 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725