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In Puglia e Basilicata

La fiction

Lolita, la delusione dei luoghi comuni in tacco 12

Lolita, la delusione dei luoghi comuni in tacco 12

23 Febbraio 2021

Enrica Simonetti

Che delusione la Lolita Lobosco vista domenica sera in Tv: forse ci attendevamo troppo, ma la brava Luisa Ranieri non entra nel personaggio descritto da Gabriella Genisi nei suoi libri. Forse ci aspettavamo troppo, ma i luoghi comuni abbondano, anche in tacco 12. Forse ci aspettavamo troppo, ma... che bello il profumo di quegli spaghetti che emanano le pagine di Genisi e che ridondanza nei panzerotti ipercitati della prima puntata, con l’insistere sulla classica accoppiata tra baresi e frittura. Insomma, un peccato.

Ma un peccato se parliamo della critica e dei gusti, perché invece negli effetti la super-Lolita è andata in onda con risultati da record: pensate che 7 milioni e 535 mila spettatori (31,8 per cento di share) sono davvero un boom. Diverso è lo sboom delle critiche che dalla notte stessa della messa in onda (ma la gente non dorme?) hanno animato quel popolo labile e feticista che domina i social. Una vox populi violenta come si addice ai social, ma che in ogni caso ha mostrato lo Spettatore e la «sua» serie. Sì, «sua», perché soprattutto in tempi di chiusure e di quarantene, la Tv regna. E regna soprattutto l’orgoglio di vedere la propria città e la propria regione in formato video, un sentimento da provincial-nazional-vezzo, capace di scatenare guerre, contese, attacchi e cieche difese.

Bari emerge tersa da una fotografia che la mostra nel suo quotidiano: dal lungomare alla città vecchia, dalla cattedrale al teatro Margherita. E poi quel porticciolo di Monopoli con Il cuore è uno zingaro, un piccolo reportage, una cartolina drena-turismo. Ma è un ologramma dentro il quale si muovono personaggi carichi di aneddotica, che parlano una lingua caricata e forzata (in primis Ranieri), che si spiano dai balconi, che coltivano maschilismo e seduzione, sughi e famiglia. Un trito di luoghi comuni che nei romanzi di Gabriella Genisi sono edulcorati dalla scrittura e dalla coerenza, ma che nella serie di Luca Miniero sembrano esplodere, banalizzati da quella immediatezza delle immagini e delle sceneggiature, a tratti deboli, a tratti inserite in un meccanismo di inspiegabile lentezza.

Donne dalle circonferenze delle «arance» ampie e dal rossetto pronunciato che in video sembrano fantasmi di umanità rispetto alla profondità della scrittura: questo è in parte naturale e lo si è visto in molte altre fiction, come ad esempio nella materana Imma Tataranni tratta da Mariolina Venezia, la quale ha più volte sottolineato di aver dovuto discutere con gli sceneggiatori. Ma le serie alla fine sono così: pubblico ampio, leggerezza. Dispiace quando il confine con la banalità diventa una sottile linea rossa, ma è chiaro che i fattori sono tanti. Il regista Luca Miniero ha ben scelto la brava Lunetta Savino e alcuni degli altri attori. Qualcuno dice che Bianca Guaccero sarebbe stata meglio al posto di Luisa Ranieri, ma tant'è, non è certo un fatto di pugliesità.

Il nodo è che le città come Bari e le regioni come la Puglia sono complesse, hanno in se stesse quel Levante mediterraneo che una fiction non può descrivere. Se nella Napoli del Commissario Ricciardi ci troviamo coinvolti in un'atmosfera anni Trenta (che poi è Taranto Vecchia oggi!) capace di colorare i sogni, in questa Bari ci sentiamo stretti. Perché è troppo vicina e lontana, perché siamo noi e non lo siamo. Anche la Sicilia del Commissario Montalbano c'è e non c'è, ma lì siamo a Punta Secca, siamo nei paesini del Ragusano che sembrano dialogare con Camilleri e con le sue storie. Lolita resta invece attanagliata, mastica una lingua che non è quella del nostro cuore. Arresta e s’arresta alla superficie.

Diamole però qualche altra chance: era solo la prima puntata. E poi, chissà se mamma Rai riuscirà a intrattenerci senza un commissario e una volante di polizia. Cambieremmo aria, almeno!

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