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Franca Valeri, un monumento: addio all’attrice che aveva appena compiuto 100 anni

Il primo successo alla radio. Con «Zig-Zag» nel ‘49. Il nome? Era ispirato al poeta Paul Valery. Applaudita a Bari al Piccinni, all’Abeliano e al Royal

Franca Valeri, un monumento: addio all’attrice che aveva appena compiuto 100 anni

E diciamo addio ad un monumento del teatro e della cultura nazionale. Un monumento eretto sul piedistallo di un’ intelligenza sopraffina e di un talento immenso. Da vera signorina snob, Franca Valeri se n'è andata nel bel mezzo degli omaggi per i suoi 100 anni. Un'uscita di scena, per la grande milanese «nata bene», venuta al mondo il 31 luglio del 1920, col vero cognome Norsa, figlia di un ingegnere e industriale di famiglia ebraica.

C’ è chi ha collegato il suo umorismo di attrice (e autrice quasi sempre dei testi) proprio a questa radice ebraica, quasi una Woody Allen italiana. Le leggi razziali del ‘38 interferirono con vacanze e soggiorni fra Riccione, Venezia, la Svizzera, ma non le impedirono di iscriversi alla Facoltà di Lettere e di frequentare i teatri milanesi (in primis la Scala) nonché i salotti e gli intellettuali meneghini del tempo. Già dal ‘42 attrice dilettante universitaria, nel ‘48 recita in Caterina di Dio, di Giovanni Testori, per approdare all’ appena fondato Piccolo Teatro nel ‘49 in Questa sera si recita a soggetto di Pirandello e in La parigina di Becque, regia di Strelher.

Ma il vero successo è con la radio: nelle trasmissioni Zig-Zag del ‘49 poi Rosso e Nero del ‘51 e ‘52 (ai microfoni con Mario Carotenuto e Corrado) la Valeri lancia il personaggio immortale della Signorina Snob. Intanto assume il nome d’arte Valeri, dal poeta francese Paul Valery.

Sul palcoscenico del Piccolo conosce Vittorio Caprioli: resteranno insieme più di vent’ anni, sposandosi anche (nel 1960), poi separandosi, ma non sul piano artistico, tanti sono gli spettacoli e i film cui questi grandi e intelligentissimi attori hanno dato vita insieme. A cominciare dalla mitica formazione dei Gobbi (insieme alla Valeri e Caprioli anche Alberto Bonucci) che nel ‘51 e ‘52 con Carnet de notes n.1 e Carnet de notes n.2 dà inizio alla stagione del cabaret o teatro da camera italiano. Il Carnet n. 2 fu anche a Bari, al Piccinni, nel 1954. Spettacoli-cabaret che hanno successo addirittura a Parigi, in un teatrino sulla rive gauche!

Fra i tanti personaggi della Franca, oltre alla Snob, memorabili restano quelli romaneschi della Sora Cecioni e della sua antagonista Sora Cesira: in radio, poi in Tv, quindi a teatro la Valeri ha dato spazio alla sua vena caustica e un po’ velenosa, da vera Snob della scena italiana.

Chi poi non ricorda i suo personaggi cinematografici? Presente in Luci del varietà di Fellini-Lattuada (1950) e in Totò a colori (1952) la Valeri resta indimenticabile nel Segno di Venere del ‘55 (regia di Dino Risi) dove è la cugina bruttina di Sofia Loren accanto ad Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Peppino De Filippo. Altro exploit ne Il vedovo del 1959, con Sordi. In Parigi o cara (1962) è protagonista, diretta dal marito Caprioli.

Franca Valeri e l’ opera lirica: più che una passione. Suo compagno fu, dopo Caprioli, il direttore d’ orchestra Maurizio Rinaldi, morto nel ‘95. Testimoniano tale amore per il melodramma le numerose regie liriche, anche un testo brillante Tosca e le altre due che interpreterà insieme ad Adriana Asti nel 1986, lo stesso anno in cui dirige altre due «mostre» quali Rossella Falk e Monica Vitti in una Strana coppia al femminile, da Neil Simon: spettacolo che passò anche a Bari, al Petruzzelli.

Valeri nei teatri pugliesi. Ricordo che nel 1999 fu all’ Abeliano di Bari in Alcool, una commedia della Asti, nel 2003 la si è vista (circuito regionale) ne Il possesso di Abraham Yeoshua, poi al Piccinni di Bari nel 2007 ne Les Bonnes di Genet, infine nel 2013, sempre a Bari sul palco del Royal in Non tutto è risolto una sua commedia, accanto a Licia Maglietta e Urbano Barberini. In quest’ ultima occasione barese ricordo qualche suo impaccio dovuto al Parkinson, morbo che l’ ha colpita negli ultimi anni. Ma che non l’ ha fatta demordere dal teatro e dalla scena, visto che ancora nel 2014 si è esibita, a Roma al Teatro Valle, in La vedova Socrate, sua versione «brillante» da La morte di Socrate di Durrenmatt.

Chi beve teatro (al gusto frizzante di musica, cultura e sense of humor) campa cent’ anni! E Franca resta eterna.

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